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«L’intelligenza artificiale esige sempre il controllo del…

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intervista a steven m.richman

«L’intelligenza artificiale esige sempre il controllo del professionista»

(Adobe Stock)
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«L’intelligenza artificiale negli studi? È un vino vecchio in una botte nuova». Steven M. Richman, avvocato americano specialista per Clark Hill di contenzioso internazionale, si interessa da anni dei risvolti etici di programmi di intelligenza artificiale nella professione. Secondo lui l’avvento dei robot negli studi di fatto non cambia i fondamentali deontologici della professione, quelli che lui definisce appunto «il vino vecchio».

Per l’associazione degli avvocati americani (Aba) Richman è uno dei due presidenti del comitato etico. Al congresso Iba di Roma affronterà i risvolti deontologici dell’Ai in una sessione dal titolo: «Intelligenza artificiale: è tempo di una regolamentazione?».

Avvocato Richman, sono necessarie nuove regole per governare le applicazioni di intelligenza artificiale negli studi ?

Non credo che gli obblighi morali per un avvocato siano diversi. Già oggi i legali devono supervisionare il lavoro dei loro assistenti o delle funzioni date in outsorcing. Gli stessi principi devono guidare l’uso delle nuove tecnologie: l’avvocato è sempre responsabile, anche per il responso di un robot.

In che modo l’avvocato applica la deontologia all’Ai?

La prima regola è non essere pigri. Bisogna sforzarsi di capire le nuove tecnologie per proteggere i clienti. Non c’è differenza tra piccoli e grandi studi: tutti devono comprendere le potenzialità tecnologiche.

Quali sono le applicazioni più diffuse nella professione ?

C’è un discreto utilizzo di Ai nelle due diligence o nella contrattualistica.

Cosa pensa dei software predittivi in grado di anticipare addirittura i verdetti delle Corti o la brevettabilità di un oggetto?

Ci stiamo chiedendo se prima di essere utilizzati debbano passare dei test. In ogni caso dovrebbero essere analizzati a fondo per capire se e quanto siano strumenti validi.

Quale spazio resta per gli avvocati? 

A noi resta l’istinto. Il software ti può dare un risultato che tu puoi però voler modificare per altre ragioni strategiche. Per questo l’avvocato deve sempre revisionare di persona i risultati di un’analisi condotta con l’intelligenza artificiale.

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