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Lavoro, così il professionista viene scelto con la app

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Lavoro, così il professionista viene scelto con la app

Acquistare un progetto per la ristrutturazione di un appartamento senza mai entrare fisicamente nello studio di un architetto. Limitandosi, invece, a lanciare un «contest» su una piattaforma online che permetterà di ricevere decine di idee, pagando solo quelle più valide. Comprare via internet a pochi euro un attestato di prestazione energetica. O, addirittura, la certificazione sismica del proprio edificio, essenziale per ottenere i bonus fiscali agganciati ai lavori di ristrutturazione. E, ancora, ottenere gratis una consulenza legale rapida in caso di incidente stradale o di infortunio sul lavoro.

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Mentre il mondo delle professioni continua la sua battaglia per l’equo compenso (che il governo, come scritto nella Nota di aggiornamento al Def, vuole estendere ulteriormente) c’è un universo virtuale nel quale, in qualche caso, le garanzie per le partite Iva sono ridotte al minimo. E, anzi, sono quasi azzerate. Perché le prestazioni sono pagate poco (o a volte nulla) e perché è difficile distinguere tra chi ha tutti i titoli per svolgere una professione in base alla legge e chi, invece, esercita attività che non potrebbe svolgere.

Come funziona la app
Il funzionamento di questo mercato si spiega alla perfezione con un esempio: quello di GoPillar, una piattaforma online che, come dice la descrizione presente sul sito, permette di lanciare una «gara di progettazione, fissare una durata e al termine ricevere decine di progetti di alta qualità tra cui scegliere». Il cliente descrive la sua richiesta e ottiene da architetti di tutto il mondo planimetrie e render che ipotizzano un possibile intervento. Alla fine, paga solo i migliori: per un appartamento fino a 100 metri quadri, la spesa minima è di poco inferiore ai 400 euro.

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GoPillar, nella sua precedente versione (chiamata «Cocontest»), è stato oggetto di un duro attacco del Consiglio nazionale degli architetti, sfociato in un esposto all’Antitrust di maggio 2015: una procedura chiusa quasi immediatamente, a novembre di quell’anno. I dubbi della categoria sullo strumento, però, sono rimasti intatti, come spiega il consigliere nazionale degli architetti, Marco Aimetti: «Le nostre critiche si basano su due aspetti principali. Questo portale non opera un controllo: non c’è la minima idea di chi ci sia dietro questi progetti e non è detto che siano professionisti. L’altra questione è che si spacciano per progetti dei disegni che, in realtà, non sono veri progetti, perché a distanza e su internet non è possibile confrontarsi con la realtà e la complessità dei luoghi. Sono semplici idee che potrebbero essere inattuabili». Insomma, «un progetto serio vale molto di più».

GoPillar e i suoi fratelli
Aimetti, comunque, precisa di «non avere nulla contro questo tipo di portali». Che, in effetti, sono moltissimi: utilizzando un motore di ricerca, si scopre che il fenomeno è vastissimo. Qualche esempio: Habitissimo consente di ottenere un preventivo gratuito da quattro professionisti; Houzz permette di accedere a un gigantesco archivio di progetti, ai quali ispirarsi per la propria ristrutturazione, e di mettersi in contatto con un architetto; tramite Fazland si può trovare un architetto online e gestire il rapporto con lui interamente via internet. Insomma, esiste un gigantesco mercato virtuale di prestazioni veloci e low cost.

Avvocati a prezzo di saldo
E questo non riguarda solo gli architetti. Anche per gli avvocati il fenomeno è molto simile: «La quantità di piattaforme dove vengono offerte prestazioni a basso costo in ambito legale è vastissima – dice Vito Vannucci, componente del Consiglio nazionale forense –. In qualche caso vengono addirittura offerti pareri gratuiti». Il problema, per Vannucci, è duplice: «Le norme deontologiche consentono di fare pubblicità ma vietano all’avvocato di procurarsi clientela attraverso terzi. Inoltre, non è detto che tutti quelli che esercitano la professione tramite questi siti siano effettivamente avvocati».

Il rischio, cioè, è che qualcuno commetta addirittura un reato. «Il problema vero – prosegue Vannucci – è però che ci troviamo davanti a un eccesso di offerta: questi fenomeni sono frutto del numero troppo elevato di avvocati. Le piattaforme non fanno altro che rendere ancora più drammatico un problema che esiste anche fuori dal mercato virtuale».

Le altre piattaforme
Questi strumenti, però, secondo un’opinione diffusa possono rappresentare, se utilizzati in maniera corretta, un modo molto efficiente di aprire il mercato. Lo testimonia il fatto che, in qualche caso, sono gli stessi ordini professionali ad averli adottati. Concorrimi è una piattaforma digitale per i concorsi, creata dall’ordine degli architetti di Milano. Ne parla il presidente, Paolo Mazzoleni: «Quattro anni fa abbiamo avuto l’intuizione di digitalizzare il processo del concorso di architettura, che è una pratica vecchia come la nostra professione: mettere in competizione le idee per realizzare un progetto. Abbiamo, così, creato una piattaforma web che permette di realizzare una procedura interamente online: lo strumento, da allora, è a disposizione delle Pa e dei privati. In quattro anni abbiamo ospitato una quarantina di concorsi, tutti di una certa rilevanza». Anche l’ordine di Bologna si è dotato, quasi in contemporanea, di uno strumento molto simile (Concorsiarchibo) e, poco dopo, è arrivato il Consiglio nazionale della categoria.

Verifiche sismiche a 50 euro
Ci sono, insomma, moltissimi esempi virtuosi di digitalizzazione. Che, però, stanno dentro un mercato – quello dei servizi online – caratterizzato molto spesso anche da pratiche commerciali decisamente aggressive. Un caso ormai noto a tutti è quello degli attestati di prestazione energetica (obbligatori sia per le compravendite che per le locazioni), venduti per poche decine di euro senza effettuare sopralluoghi. Una pratica molto criticata dai professionisti che, con proporzioni per adesso minori, sta cominciando ad allargarsi a un’altra attestazione, parecchio più delicata: la classificazione sismica, necessaria per ottenere lo sconto fiscale noto come «sismabonus».

Questa valutazione, in sostanza, certifica che la nostra abitazione ha un determinato grado di resistenza a un terremoto: viene offerta su internet a un prezzo intorno ai 50 euro. Un prezzo che – è evidente – non è nemmeno lontanamente sufficiente a pagare un’analisi così complessa.

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