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Chiusura delle liti, sconti da rivedere per i professionisti

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Servizio |Verso la manovra: il sondaggio

Chiusura delle liti, sconti da rivedere per i professionisti

L’interesse dei clienti c’è ma il prezzo da pagare per chiudere le liti con il Fisco è troppo alto, secondo il parere di sette professionisti su dieci. Lo rivela il sondaggio lanciato dal Sole 24 Ore del Lunedì tra più di 60 commercialisti e avvocati, chiamati a valutare le proposte circolate nei giorni scorsi e attese oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri, nel testo del collegato alla manovra 2019.

A lasciare perplessi gli addetti ai lavori è soprattutto l’entità dello sconto riservato ai contribuenti che hanno già ottenuto una sentenza favorevole. Facciamo un esempio, basato sulle bozze del decreto fiscale circolate nei giorni scorsi. Un’impresa si vede contestare un’evasione di 50mila euro e vince in commissione tributaria provinciale: potrà chiudere il processo senza versare sanzioni, né interessi, né accessori, ma dovrà pagare 25mila euro (riduzione del 50% sulla maggiore imposta accertata), oltre a farsi carico delle proprie spese legali. Uno sconto che il 58,5% di professionisti ritiene inadeguato e il 6,2% del tutto inutile.

Se quella stessa impresa ha vinto in secondo grado (anche senza la “doppia conforme”, che pareva inizialmente richiesta), lo sconto salirà ai 2/3: che, però, significa pur sempre versare 16.667 euro per un accertamento bocciato dalla commissione tributaria regionale.

«Più che un’offerta di pace, è una richiesta di resa», commenta uno dei partecipanti al sondaggio. «Sono continuamente chiamato a ridimensionare le aspettative di tutti i miei clienti», aggiunge un altro. E diversi operatori di lungo corso fanno riferimento alla definizione delle liti del 2003, suggerendo di potenziare gli sconti fino a consentire di pagare il 30% (vittoria in primo grado) e il 10% (in secondo).

Per chi ha ricevuto una sentenza sfavorevole, invece, al momento si prevede il pagamento del 100%, così come per chi ha il giudizio ancora in corso. Parificare pendenza e condanna, però, potrebbe creare un sistema di incentivi distorto, come si vede dalle risposte al sondaggio. E questo al di là delle considerazioni sull’opportunità di introdurre la sanatoria, che qui non prendiamo in esame. Di fatto, se chi perde paga tanto quanto chi ha la lite in corso, conviene coltivare la causa per arrivare a sentenza entro il termine per fare istanza di sanatoria (ora metà maggio 2019). L’unico rischio è vincere, e ottenere così uno sconto. Con buona pace della deflazione.

Viene invece giudicata positivamente la possibilità di definire anche i processi pendenti in Cassazione (oltre il 90% tra favorevoli e decisamente favorevoli). Una chance non prevista nelle primissime ipotesi.

IRISULTATI DELSONDAGGIO

È apprezzata anche l’estensione della sanatoria alle “liti potenziali”, cioè gli avvisi di accertamento e i verbali (Pvc): prima che venisse inserita nelle bozze, era la correzione più richiesta (40% dei professionisti). E, d’altra parte, proprio per “prenotare” lo sconto sulla lite, nei giorni scorsi molti operatori (sempre il 40%) hanno suggerito ai propri clienti di far subito ricorso contro gli avvisi e i Pvc. Segno che in questa fase di annunci si possono ottenere anche risultati paradossali, come aumentare il numero di processi – o bloccare gli istituti deflattivi del contenzioso – annunciando la sanatoria delle liti.

Tra gli altri correttivi richiesti, il più sentito è l’introduzione di una disciplina specifica per i casi di soccombenza parziale (32,3% dei partecipanti). C’è poi l’esigenza di raccordare la procedura con la rottamazione delle cartelle (13,9%). Diversi operatori – a margine del sondaggio – suggeriscono di estendere la definizione alle liti sui tributi locali. E c’è anche chi propone di consentire la definizione dei singoli rilievi oggetto di contestazioni.

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