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Pensioni quota 100, 4 giovani su 10 troppo istruiti per il turnover con i…

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Pensioni quota 100, 4 giovani su 10 troppo istruiti per il turnover con i «senior»

«Il diritto alla pensione di un 62enne vale un posto di lavoro e mezzo in più per un giovane», aveva dichiarato al Sole 24 Ore il vicepremier Matteo Salvini a inizio settembre. Si è parlato poi di sostituzione uno a uno, o addirittura uno a due nelle aziende che gravitano nell’universo pubblico, come stimato dall’altro vicepremier Luigi Di Maio.

Qualcuna di queste ipotesi si realizzerà? Impossibile dirlo ora con certezza.
Piuttosto certo appare invece il fatto che tra entrate (di giovani) e uscite (di senior) dalle porte girevoli del mercato del lavoro non c’è stata quasi mai una perfetta corrispondenza tra titoli di studio. A dirlo è l’Istat che nel rapporto annuale 2016 ha dedicato un intero capitolo alla lettura per generazione delle dinamiche del mercato del lavoro.

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«Per valutare il ricambio generazionale – si legge nel rapporto – è utile confrontare le caratteristiche socio-demografiche e lavorative di due gruppi specifici: quello delle persone di 15-34 anni al primo lavoro che nel 2015 sono occupate da non più d 3 anni (719mila) e quello delle persone con più di 54 anni che sono andate in pensione negli ultime tre anni (568mila)».
Entrati e usciti presentano una diversa composizione per posizione, settore e professione svolta. Le uscite per pensionamento sono più frequenti nell'amministrazione pubblica e dell'istruzione mentre i giovani al primo lavoro trovano un impiego più spesso nel commercio, negli alberghi e ristoranti e nei servizi alle imprese.
Tra i junior, poi, la quota di dipendenti a tempo indeterminato è al 30,4%, gli atipici sono al 53,6 per cento.

Al primo lavoro professioni qualificate solo per tre giovani su dieci

Il 29,7% dei giovani alla prima esperienza lavorativa svolge una professione a elevata specializzazione o tecnica: tra i più presenti ci sono avvocati, architetti, ingegneri e commercialisti, ma anche analisti di sotware, programmatori, medici e infermieri. Il 42,9% è impiegato in professioni intermedie e tra queste il 30,8% in ruoli esecutivi nel commercio e nei servizi, a partire da commessi, camerieri, baristi, badanti, cuochi, parrucchieri ed estetisti.

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Le professioni più frequenti tra i senior in uscita sono, insegnanti, addetti alla sanità, impiegati ed esercenti, insieme ad altre meno qualificate come operai, muratori, camionisti, addetti alle pulizie, bidelli e braccianti agricoli. Se la quota 100, prevista dalla Manovra allo studio del Governo, andasse a beneficiare circa 160mila lavoratori pubblici, questo potrebbe portare all’assunzione di giovani (nella maggior parte dei casi laureati) in settori come la scuola dove per i docenti si registra una delle età medie più alte a livello europeo, con il 57,2% di ultracinquantenni rispetto a una media Ue del 36 per cento .

Nel complesso, ricorda l’Istat, se la maggior parte delle posizioni ricoperte dalle persone con almeno 55 anni richiedeva al massimo la licenza media, tra gli occupati delle nuove generazioni prevalgono i diplomati e i laureati che però in quattro casi su dieci si trovano a svolgere un lavoro per il quale è richiesto un titolo di istruzione più basso.

In Italia, insomma, è ancora forte il gap tra scuola e lavoro, tra quello che si studia e quello che poi si mette in pratica nel mondo del lavoro. Il risultato è che circa 437mila giovani lavoratori giovani hanno un titolo di studio più elevato rispetto a quello richiesto per il lavoro che svolgono. Si tratta del 18% dei diplomati tra i 20 e i 24 anni e del 28% dei laureati tra i 25 e i 34 anni.

IL GAP DEI TITOLI DI STUDIO
Occupati di 15-34 anni al primo lavoro iniziato negli ultimi tre anni e pensionati di 55 anni e più che hanno smesso di lavorare negli ultimi tre anni per sesso e titoli di studio. Dati in percentuale (Fonte: Istat)

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