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Dossier Spese universitarie: indicatori patrimoniali aggiornati ogni anno

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    Dossier | N. 1 articoliUniversità: borse di studio e agevolazioni

    Spese universitarie: indicatori patrimoniali aggiornati ogni anno

    Per beneficiare di una borsa di studio occorre soddisfare alcuni requisiti di carattere economico e di merito. Sotto il primo profilo, l’articolo 8, comma 3, del Dlgs 68/2012 prevede che le condizioni economiche dello studente siano individuate sulla base dell’Isee (disciplinato dal Dpcm 159/2013, che all’articolo 8 regola le prestazioni per il diritto allo studio universitario) e dall’Ispe (di cui al Dlgs 109/1998). I limiti di questi indicatori sono aggiornati annualmente con decreto ministeriale da emanarsi entro il 28 febbraio, come afferma il Dpcm 9 aprile 2001, che riporta le disposizioni per l’uniformità di trattamento sul diritto agli studi universitari.

    Le soglie economiche

    Il ministero dell’Istruzione con il Dm 174/2016 ha aggiornato per l’anno 2016/2017 i limiti massimi dell’Isee (fissato a 23mila euro) e dell’Ispe (a 50mila euro), tenendo conto della rivalutazione del valore dei cespiti immobiliari di proprietà, con particolare riferimento a quello relativo alla casa di abitazione, e fermi restando i limiti minimi: fissati rispettivamente in 15.748,78 e 27.560,39 euro dal Dm 486/2015. Limiti confermati anche per l’anno 2017/2018 dal decreto 1456/2017.

    Per l’anno 2018/2019 è invece intervenuto il Dm 248 del 27 marzo scorso, che ha confermato la soglia minima per l’Isee (15.748,78 euro) e ne ha stabilito quella massima a 23.253 euro. È rimasto invariato anche l’importo minimo dell’Ispe (27.560,39 euro), mentre quello massimo è stato rideterminato in 50.550 euro. Lo studente che già possiede un Isee, ma la cui condizione reddituale peggiori, può richiedere un “Isee corrente”, valido per i due mesi successivi.

    Sotto questo complesso sostrato regolativo si sviluppa la potestà legislativa delle Regioni, che con proprie leggi disciplinano il diritto allo studio universitario e istituiscono agenzie variamente denominate che si occupano in via surrogata di tale materia.

    Le risorse disponibili

    La graduatoria dei beneficiarialle borse di studio viene determinata sulla base delle risorse finanziarie disponibili e secondo l’ordine di priorità distinto per categorie di studenti.

    L’elenco è pubblicatosul sito dell’organismo per il diritto allo studio e gli studenti hanno la possibilità di presentare una istanza di riesame della propria posizione opportunamente motivata e/o ricorrere avanti al Tar oppure, in via straordinaria, al Capo dello Stato. I tempi di erogazione variano a seconda dell’ateneo.

    I controlli e le sanzioni

    Ai fini dell’erogazione, l’organismo regionale che si occupa del diritto allo studio è tenuto a controllare la veridicità delle autocertificazioni prodotte dagli studenti circa i requisiti di ammissione, di merito e di reddito, anche attraverso l’accesso diretto al Sistema di interscambio anagrafe tributaria degli enti locali (Siatel) dell’agenzia delle Entrate, ovvero l’invio degli elenchi dei beneficiari all’amministrazione finanziaria. La mancanza dei requisiti determina la decadenza, che comporta la restituzione delle somme eventualmente riscosse relative alla borsa di studio e al valore corrispettivo dei servizi fruiti.

    In base all’articolo 10 del Dlgs 68/2012, lo studente che presenta dichiarazioni non veritiere, proprie o dei membri del nucleo familiare, è soggetto a una sanzione amministrativa pari al triplo della somma percepita, o al valore dei servizi indebitamente fruiti, e perde il diritto a ottenere altre erogazioni per la durata del corso degli studi. A ciò si aggiunge la sanzione da 500 a 5mila euro, da parte dall’ente erogatore (articolo 38, comma 3, del Dl 78/2010), e l’applicazione delle norme penali per i fatti costituenti reato, come nel caso delle autodichiarazioni: l’articolo 76 del Dpr 445/2000 prevede che chiunque rilascia dichiarazioni mendaci «è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia».

    Le detrazioni disponibili

    Le spese sostenute per la frequenza dei corsi di istruzione universitaria (presso atenei statali e no) – in base all’articolo 15, comma 1, lettera e, del Tuir – possono essere detratte al 19% dall’Irpef. Se l’università è statale, l’agevolazione è calcolata sull’intera spesa sostenuta per (eventuali) test di accesso, tasse di immatricolazione e iscrizione, soprattasse per esami di profitto e laurea.

    Se l’università non è statale, ci sono invece dei limiti di importo agevolato, stabiliti annualmente dal Miur per ciascuna facoltà. Tali limiti sono modulati a seconda dell’area disciplinare di riferimento e della zona geografica in cui ha sede l’ateneo. E per il 2018 sono stati così fissati:

    Area medica: 3.700 euro al Nord, 2.900 euro al Centro e 1.800 euro al Sud e nelle Isole;

    Area sanitaria: 2.600, 2.200, 1.600 euro;

    Area scientifico-tecnologica: 3.500, 2.400 e 1.600 euro;

    Area umanistico-sociale: 2.800, 2.300 e 1.500 euro.

    Il massimo detraibile per i corsi post laurea (dottorati, specializzazioni, master) è invece pari a 3.700 al Nord, 2.800 al Centro e 1.800 al Sud e nelle Isole.

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