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Dossier | N. 222 articoliDossier circolazione stradale

In Lombardia blocchi del traffico in base alla scatola nera: perché non si può

(Ansa)
(Ansa)

Una scatola nera per non far circolare chi inquina davvero, superando il sistema dei blocchi del traffico basato sulla classe Euro di ciascun veicolo. La Regione Lombardia ci sta pensando e addirittura oggi l’assessore all’Ambiente, Raffaele Cattaneo, ha detto che il nuovo sistema potrebbe partire già da ottobre del prossimo anno. Ma le difficoltà attuative non sono poche. Sia dal punto di vista pratico sia da quello giuridico. Anche se è innegabile che il criterio attuale è poco attendibile, come ha dimostrato ampiamente il dieselgate.

Cattaneo è partito proprio da questo problema, spiegato dal Sole 24 Ore un mese fa, per arrivare alla più generale conclusione che le emissioni inquinanti teoriche di ciascun veicolo sono ben diverse da quelle reali. A fare la differenza è anche il chilometraggio: «Se io blocco un’auto Euro 3 diesel che fa mille km e ne lascio circolare una Euro 4 che ne fa 50mila, la seconda inquina più della prima, quindi occorre un meccanismo più equilibrato».

La proposta
Di qui l’idea di misurare le percorrenze effettive e gli orari di utilizzo, considerando anche su quali strade avviene. Cosa tecnicamente fattibile con una qualsiasi scatola nera. Cattaneo lascia capire che i divieti potrebbero scattare in base a una combinazione di parametri rilevati da questo dispositivo. Non è chiaro se ci sarebbero divieti completamente personalizzati (per esempio bloccando chi ha raggiunto un certo numero di chilometri nel corso della settimana e vuole usare l’auto in un orario di punta).

Un sistema del genere presuppone anche che ogni veicolo sia registrato in una banca dati specifica. Ciò permetterebbe di superare il problema di privacy che finora ha impedito controlli automatici sul rispetto dei divieti: le targhe lette dalle telecamere non possono essere verificate direttamente e indiscriminatamente negli archivi di Motorizzazione e Pra, che possono essere consultati solo per conoscere le generalità dei proprietari dei veicoli con i quali sono state commesse infrazioni e non anche per accertare quelle stesse infrazioni.

Il problema si supera solo basando i controlli automatici su un elenco di veicoli autorizzati a circolare: qualsiasi targa non inclusa sarebbe da considerare in divieto.

Le difficoltà
Come tutte le regole che tengono conto di più parametri, verrebbe a instaurarsi un regime complesso. Fin qui, parliamo di problemi tutto sommato superabili: basterebbe comunicare a ciascuno sul cellulare quando scatta il divieto, ovviamente con un anticipo tale da consentirgli di non restare appiedato all’improvviso.

Le cose si complicano se si pensa che un sistema del genere presupporrebbe che chiunque intenda circolare nelle aree soggette ai divieti si registri nella banca dati specifica. Ciò richiederebbe di imporre a tutti gli utenti (anche residenti in regioni lontane) un obbligo generalizzato, attualmente non previsto dal Codice della strada.

Anche ammettendo che le norme possano essere interpretate con elasticità, l’obbligo andrebbe quantomeno pubblicizzato in modo efficace. Cosa non facile. Senza contare che per i non residenti occorrerebbe comunque differenziare i divieti: non si può costringerli a munirsi di scatola nera anche per un viaggio occasionale in Lombardia.

Inoltre, eventuali controlli automatici dovrebbero comunque essere basati su telecamere e non direttamente sui dati rilevati dalla scatola nera: il Codice della strada non prevede questo tipo di modalità di accertamento.

Peraltro, occorrerebbe anche che tutte le scatole nere in circolazione diano la certezza di corretto funzionamento e di precisione nella localizzazione del veicolo. Ad oggi non esiste alcuna garanzia su questo: i decreti ministeriali sulle caratteristiche delle scatole nere ai fini della Rc auto non sono ancora stati emanati.

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