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Imu sugli ombrelloni, bagnini all’attacco. Le Entrate:…

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FISCO E immobili

Imu sugli ombrelloni, bagnini all’attacco. Le Entrate: riviste solo le rendite

L’allarme arriva da Rimini: ci fanno pagare l’Imu anche sull’ombra, anzi sugli ombrelloni. Ne ha parlato a Radio24, al programma Uno, nessuno, 100Milan, il presidente di Oasi Confartigianato, Giorgio Mussoni. Come sempre in questi casi, la notizia ha fatto il giro del web. Ma cosa c’è di vero? L’Imu si paga sugli immobili e un ombrellone - con tutta evidenza - è un bene mobile infisso al suolo (ben che vada) in modo temporaneo. E, per quanto possa essere preziosa in una calda giornata d’estate, davvero l’ombra esprime capacità reddituale?

La denuncia dei gestori

Come spiega Mussoni, «l’agenzia del Territorio riminese, contrariamente al comportamento di tutto il resto del territorio nazionale, fa degli accertamenti sulle denunce dei valori degli immobili applicando una sorta di maggiorazione ricavata da una fantomatica area destinata ad ombreggio». Il tutto si tradurrebbe in un aumento della rendita catastale, che poi riflette sul conto dell’Imu, nella misura di 35 euro ogni 10 metri quadrati coperti da ombrelloni.

Il conteggio delle aree
Il problema, quindi, non è se di debba pagare l’Imu sull’ombra. Né se gli ombrelloni possano considerati beni strumentali, concetto che riguarda al limite il reddito d’impresa e non l’Imu. Si tratta, piuttosto, di capire se la superficie attrezzata dello stabilimento balneare debba essere conteggiata ai fini della determinazione della rendita catastale, e in quale misura. «Mano a mano che stanno arrivando queste richieste dalle Entrate, noi le impugnamo tutte - attacca ancora Mussoni -. Non è che vogliamo pagare di meno, se ci avessero dato una valutazione maggiore agli immobili avrebbero raggiunto lo stesso risultato, ma siccome si tratta del catasto edilizio urbano io credo che un ombrellone, una tenda o qualsiasi altra cosa che ci possa essere intorno alle case non vada considerata: gli ombrelloni un giorno stanno aperti, un giorno stanno chiusi, non sono neanche piantati al suolo».

La risposta dell’Agenzia
Sul punto, dalle Entrate precisano che «le rettifiche di rendita catastale si sono rese necessarie poiché le dichiarazioni catastali presentate dai concessionari assegnavano, ai fini del calcolo della rendita degli stabilimenti balneari, un valore ai soli immobili (corpi di fabbrica), omettendo completamente la valutazione dell’area scoperta di spiaggia (arenile)». In pratica, solo le cabine, i bar, le docce e gli altri locali. Al contrario, secondo le Entrate, anche le aree scoperte «hanno una potenzialità funzionale e reddituale, come previsto dalla legge (Dm n. 28 del 2 gennaio 1998 e Circolare n. 6/T del 30 novembre 2012, richiamata dall’art. 1, comma 244, della legge n. 190/2014)».

Il parametro degli ombrelloni
L’Agenzia sottolinea di non aver accatastato

alcun ombrellone; d’altra parte la normativa in materia lo impedirebbe. Piuttosto, il numero di ombrelloni «è stato assunto come parametro utile a stabilire la capacità ricettiva, e quindi reddituale, delle strutture e può essere assimilato al numero di camere per gli alberghi, al numero dei posti auto nei parcheggi, al numero dei posti a sedere in cinema e teatri». In particolare, la “densità” degli ombrelloni a parità di superficie è stata utilizzata per «graduare i valori attribuiti alle aree scoperte, diversificando quelle ordinariamente occupate da attrezzature (a maggiore capacità reddituale) da quelle libere (a minore capacità reddituale), senza fare alcun riferimento al corrispettivo di noleggio delle attrezzature balneari».

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