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La prescrizione del reato non salva il militare dalla sospensione

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La prescrizione del reato non salva il militare dalla sospensione

Alla guida della sua auto, con un tasso alcolico oltre il consentito, un carabiniere fuori servizio causa un incidente dove rimane ferita una donna. La prescrizione applicata dalla Cassazione che annulla la condanna (primo grado e appello) non lo salva però dalla sospensione che viene confermata dal Tar.

La vicenda (rievocata nella sentenza 00937/2018del Tar Sardegna) riguarda fatti

accaduti nel 2009 a un carabiniere in servizio, all'epoca, in un centro del nord Sardegna. L'uomo, «libero dal servizio», con l'auto di proprietà di un genitore invade la corsia opposta collidendo con l'auto che sopraggiungeva causando alla conducente «lesioni gravi».

I due vengono portati in ospedale. Al militare viene riscontrato un tasso alcolico considerato molto elevato, di «g/l 2,16». Nel 2012 la condanna da parte del tribunale di Sassari per il reato aggravato di guida sotto l'influenza dell'alcool alla pena di 8 mesi di reclusione (sospesa), 4mila euro di ammenda e sospensione della patente di guida per 1 anno. Sentenza confermata poi dalla Corte d'Appello nel 2014.

Nel 2015 la Corte di Cassazione annulla senza rinvio il giudizio di secondo grado «in quanto il reato si era estinto per prescrizione». Subito dopo la pronuncia della Suprema Corte il comandante interregionale dell'Arma ordina l'avvio di un'inchiesta formale «ai fini diaccertare l'eventuale rilevanza disciplinare della condotta assunta dal dipendente». Una volta acquisita la relazione finale, dal Comandante interregionale parte la proposta per «l'irrogazione della sanzione disciplinare della “sospensione dall'impiego” per mesi 5».

Alla fine del procedimento la Direzione Generale del ministero della Difesa

dispone «l'applicazione della “sospensione disciplinare dall'impiego” per mesi 2, in applicazione dell'articolo 1357, comma primo, lettera a) del Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66». Quindi, a novembre 2016, il ricorso al Tar contro il ministero della Difesa-Direzione Generale Personale militare- Comando interregionale Carabinieri “Podgora”in cui si chiede l'annullamento del decreto con cui è stata disposta la «sospensione disciplinare dall'impiego per due mesi» (a decorrere dalla data di notifica (dal 25 agosto 2016) e di tutti gli atti connessi e consequenziali.

Nel ricorso il militare adduce violazioni agli articoli 1346, 1348, 1349, 1350 e 1352 del Decreto Legislativo n. 66/2010, «eccesso di potere per carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione nonché per erronea ricostruzione dei presupposti di fatto e di diritto». Inoltre «Si sostiene che l'incidente avrebbe potuto dipendere da (genericamente “altre cause”) e che i rilievi ematici potrebbero essere affetti da “nullità/inutilizzabilità”».

Censure, quelle del ricorrente, non condivise dai giudici del tribunale amministrativo che a proposito delle “Norme di comportamento - Contegno del militare” rimarcano che «non possono essere confinate e limitate, come asserisce il ricorrente, alla sola “attività in servizio”». Per i giudici amministrativi «l'inchiesta disciplinare ha utilizzato, correttamente, “fatti ed elementi” enucleabili dai procedimenti penali di condanna di primo e secondo grado: “fatti ed elementi” che – si legge nel dispositivo - non vengono “azzerati” dalla pronuncia di applicazione della prescrizione, con estinzione per la durata del processo».

Non solo: «Tutti i “Fatti ed elementi” che non hanno consentito di addivenire ad un giudicato di condanna a causa di un fattore “esterno” (estinzione prescrizione), possono (anzi devono) essere presi in considerazione in sede di valutazione disciplinare». Ricorso respinto e spese compensate.

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