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Licenziamenti illegittimi, la Consulta: «No a indennità…

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Servizio |le motivazioni della sentenza

Licenziamenti illegittimi, la Consulta: «No a indennità rigida e uniforme»

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È incostituzionale il criterio per determinare l’indennità al lavoratore ingiustamente licenziato previsto dal Jobs act e spetta al giudice quantificare il risarcimento. Lo ha stabilità la Corte costituzionale nella sentenza 194 depositata oggi, 8 novembre. La norma bocciata era stata introdotta con il decreto legislativo n. 23/2015 e confermata dal decreto dignità del 2018.
L’indennizzo per i licenziamenti illegittimi sarà così a discrezione del giudice, fatto salvo comunque il limite minimo di 6 mesi e il massimo di 36 mesi, due soglie ritoccate al rialzo la decreto dignità di questa estate.
È questo quindi l’effetto immediato della sentenza della Corte costituzionale che ha ritenuto irragionevole che la misura dell'indennità sia calcolata automaticamente in base alla sola durata del rapporto di lavoro, quindi in base all’anzianità di servizio del lavoratore.
Il meccanismo di quantificazione – un «importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio» – rende infatti l’indennità «rigida» e «uniforme» per tutti i lavoratori con la stessa anzianità, così da farle assumere i connotati di una liquidazione «forfetizzata e standardizzata» del danno derivante al lavoratore dall'ingiustificata estromissione dal posto di lavoro a tempo indeterminato. Pertanto, il giudice, nell'esercitare la propria discrezionalità nel rispetto dei limiti, minimo (4, ora 6 mensilità) e massimo (24, ora 36 mensilità), dell’intervallo in cui va quantificata l’indennità, dovrà tener conto non solo dell'anzianità di servizio – criterio che ispira il disegno riformatore del 2015 – ma anche degli altri criteri «desumibili in chiave sistematica dall’evoluzione della disciplina limitativa dei licenziamenti (numero dei dipendenti occupati, dimensioni dell’attività economica, comportamento e condizioni delle parti)».

I licenziamenti nel 2017 sono stati 890mila, l'8,8% del totale delle cessazioni dei rapporti di lavoro. Ma quante sono le cause di licenziamento che ogni anno arrivano in tribunale?
Secondo i dati del ministero della Giustizia, nel 2017 sono stati avviati in Tribunale 20.580 procedimenti nel settore privato, in diminuzione dell’8% rispetto al 2016. Alla fine dell'anno scorso nel primo grado di giudizio risultavano 17.724 dossier aperti (le cosiddette” pendenze”), rispetto agli oltre 19mila dell’anno precedente.

All’Italia il record degli indennizzi più alti

Sullo scacchiere europeo, l’Italia rinetra nel club dei Paesi più “generosi” per quanto riguarda gli indennizzi in caso di licenziamento illegittimo. Quello minimo (6 mesi) supera di gran lunga la mezza mensilità della Germania, le tre settimane del Belgio e i 33 giorni della Spagna, mentre solo la Svezia con 16 mensilità è più generosa.
Il “risarcimento” massimo, invece non ha rivali in Europa: la Germania si ferma a 18, Spagna e Irlanda a 24, la Francia a 20, secondo l'elaborazione dello Studio legale Toffoletto, De Luca, Tamajo e soci.

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