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Manovra, più tasse e meno capitale per le imprese

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Servizio |tra mini-ires e abolizione dell’ace

Manovra, più tasse e meno capitale per le imprese

A tutti ma proprio a tutti piace l’Ace. Tanto che al termine delle due giornate di audizioni sulla legge di Bilancio, deputati e senatori non possono che registrare il grido di allarme giunto non solo dalle associazioni di categoria ma soprattutto da soggetti istituzionali come l’Istat, la Banca d’Italia o l’Ufficio parlamentare di Bilancio.

Lo scambio tra la tassazione agevolata al 15% sugli utili reinvestiti in beni strumentali e per l’incremento dell’occupazione (ribattezzata su queste pagine come “mini-Ires”) con l’abolizione dell’aiuto alla crescita economica (Ace, un bonus fiscale introdotto nel 2011 per favorire la ricapitalizzazione delle Pmi) e il mancato rinnovo del super ammortamento, è stato bocciato da tutti. Con l’Istituto di statistica che arriva anche a quantificare un +2,1% di maggior tassazione complessiva con l’introduzione della mini-Ires.

Un aggravio che se rapportato al gettito annuale dell’Imposta sul reddito delle società, da due anni stabile sui 35 miliardi di euro, dovrebbe tradursi in un aumento di tassazione media per le attività produttive di oltre 700 milioni di euro. Aggravio che, secondo la stima elaborata dall’Istituto di statistica, si verificherebbe solo sul fronte investimenti. L’impatto della mini-Ires come incentivo all’occupazione, infatti, non è stato ancora preso in considerazione.

LA LETTERA DEL MEF ALLA COMMISSIONE UE

Dall’analisi dell’Istat (si veda la tabella in pagina) emerge che dal prossimo 1° gennaio il 37% delle imprese e dei gruppi fiscali subirà uno “svantaggio” fiscale con l’arrivo della mini-Ires e la contemporanea abolizione dell’Ace e del super-ammortamento. A beneficiare del taglio di 9 punti percentuali dell’aliquota Ires (dal 24 al 15%) sarà soltanto il 7% delle imprese. Queste ultime si vedranno ridurre il carico fiscale di circa l’1,7% che, rapportato al gettito Ires complessivo, vorrebbe dire un risparmio di imposta pari a 595 milioni di euro. Sempre secondo l’analisi presentata lunedì a Montecitorio dal presidente “facente funzioni” Maurizio Franzini, l’effetto complessivo legato alla maggiore selettività della mini-Ires rispetto all’Ace e al super ammortamento si tradurrà, sul fronte Ace, in aumento del carico fiscale sulle imprese pari a +2,3% ossia in oltre 800 milioni di imposte in più, mentre l’1,5% in più dalla mancata proroga del super-ammortamento (525 milioni). A pagare il conto più alto potrebbero essere strutture proprietarie che operano in regime di consolidato nazionale (+2,9%) così come i gruppi aziendali con un +2,1% pari all’aggravio medio.

A subire il possibile aumento d’imposta saranno soprattutto le imprese fino a 10 dipendenti (+2,6%), mentre tra i settori economici l’aumento del gettito Ires è più alto nei servizi e nelle utilities (energia, gas, acqua e rifiuti). L’utilizzo della leva fiscale per far crescere le imprese, inoltre, secondo l’Istat svantaggerebbe in misura minore le imprese manifatturiere ad alta tecnologia, «mentre poche grandi imprese (soprattutto nei servizi ad alta tecnologia) risentirebbero in misura maggiore della mancata proroga del maxi-ammortamento».

Per l’Ufficio parlamentare di Bilancio con l’addio all’Ace si abbandona un obiettivo di neutralità sulla scelta delle fonti di finanziamento lasciando invece la convenienza tributaria del debito, mentre per Bankitalia il rischio che si corre è di introdurre una misura più efficace per le imprese solo nelle fasi favorevoli del ciclo, per non dire dei maggiori oneri che ne deriverebbero per le operazioni di ricapitalizzazione che dovranno affrontare le banche. Un punto su cui è tornato ieri il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha chiesto al governo un ripensamento: «L’Ace – ha affermato – è una condizione assolutamente inderogabile per la ripresa». Per questo Patuelli che ha chiesto alla politica «uno sforzo di fantasia per cercare una copertura per una cifra che annualmente è assai limitata» ma «necessaria». La reintroduzione dell’Ace, ha assicurato, «sarebbe molto ben accolta dai mercati e dalle valutazioni delle autorità competenti, mondiali ed europee. Sarebbe un segnale forte di ripresa dello sviluppo».

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