Norme & Tributi

La Via più «forte» delle leggi regionali

  • Abbonati
  • Accedi
corte costituzionale

La Via più «forte» delle leggi regionali

Il Dlgs 104/2017 in materia di Via (Valutazione di impatto ambientale) ha rango di norma di riforma economico-sociale. Quindi, è capace di condizionare e limitare anche le competenze statutariamente attribuite alle Regioni speciali e alle province autonome. Tale rango, inoltre, risponde a un interesse unitario ed esige un'attuazione su tutto il territorio nazionale. In difetto, lo Stato sarebbe esposto a una procedura di infrazione per violazione del diritto sovranazionale.

È questo il punto fondamentale espresso dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 198 depositata il 14 novembre 2018 con il quale la Consulta ha respinto numerose questioni di legittimità costituzionale avanzate da otto Regioni (Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Lombardia, Veneto, Abruzzo, Puglia, Sardegna e Calabria) e due Province autonome (Trento e Bolzano) che lamentavano, sostanzialmente, il ridimensionamento delle proprie competenze. Nella consueta battaglia nazionale sul punto, la Corte costituzionale ha ribattuto colpo su colpo le numerosissime doglianze locali. Pertanto, la sentenza è stata lo strumento utilizzato dalla Corte anche per ricalibrare l'istituto della Via e puntualizzare la natura giuridica del provvedimento unico regionale.

Infatti, la Via è un “istituto comunitariamente necessitato” ed è lo strumento per “individuare, descrivere e valutare gli effetti di un'attività antropica” sull'ambiente e quindi sulla salute “in una prospettiva di sviluppo e garanzia dei valori costituzionali”. Restituita dall'articolo 5, DLgs 152/2006, la Via “ha giuridicamente una struttura anfibia”; infatti, da un lato consente la partecipazione e l'informazione per “coinvolgere e far emergere nel procedimento amministrativo i diversi interessi sottesi alla realizzazione di un'opera”; dall'altro, “possiede una funzione autorizzatoria rispetto al singolo progetto esaminato”.

Quando il Dlgs 104/2017 ha attuato la direttiva 2011/92/Ue ha trasposto l'obiettivo eurounitario di migliorare la qualità della procedura di Via, “allineandola ai principi della regolamentazione intelligente”, cioè a norme che semplificano le procedure e riducono gli oneri amministrativi.
Sul provvedimento unico regionale la Corte afferma che non sostituisce i diversi provvedimenti emessi all'esito dei procedimenti amministrativi (eventualmente di competenza anche regionale), ma li “ricomprende” nella determinazione conclusiva della conferenza di servizi. Pertanto, non si tratta di un atto “sostitutivo” poiché comprende le altre autorizzazioni necessarie alla realizzazione del progetto. Il legislatore ha scelto che solo il provvedimento unico regionale fosse obbligatorio mentre per quello statale è il proponente dell'opera a poter scegliere. In questa scelta, afferma la Consulta, non vi è alcuna disparità trattamento tra Stato e Regioni.

Il fuoco incrociato dei dieci ricorrenti, ha trovato le uniche ragioni nella dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'articolo 23, comma 1, Dlgs 104/2017 dove non prevede una clausola di salvaguardia che consenta alle province autonome di Trento e Bolzano di adeguare la propria legislazione al nuovo testo. Stessa sorte per il successivo comma 4 ove prevede, per le medesime province autonome, di adeguare i propri ordinamenti entro “120 giorni” anziché “entro sei mesi” dall'entrata in vigore del Dlgs 104/2017.

© Riproduzione riservata