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Giudici tributari, il testo della lettera spedita a Cantone

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authority e giustizia

Giudici tributari, il testo della lettera spedita a Cantone

Ieri 28 n0vembre il presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, Antonio Leone, ha inviato una lettera al presidente dell'autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, in risposta alle affermazioni fatte nell'aggiornamento del Piano nazionale anticorruzione dell'Anac.

Questo il testo della lettera


Roma, 28 novembre 2018
Al Presidente
dell'Autorità Nazionale Anticorruzione
Dott. Raffaele Cantone
via M. Minghetti, 10
00187 ROMA

Presidente,
ho avuto modo di leggere le poche righe dedicate alle Commissioni Tributarie nell'aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione dell'ANAC.

Le assicuro che lo stupore che mi ha pervaso non è facilmente superabile.
Di già nell'aver Ella collocato le considerazioni sulla “verifica giudiziale” delle Commissioni Tributarie nel capitolo dedicato alle Agenzie Fiscali e l'aver, altresì, posto a base delle considerazioni finali sull'argomento le riflessioni scaturite dal lavoro svolto dal tavolo tecnico predisposto dall'Autorità da Lei presieduta con la partecipazione di rappresentanti del MEF, dell'Agenzia del Demanio, dell'Agenzia delle Dogane - Monopoli e dell'Agenzia delle Entrate, mi inducono a considerare l'assenza (al tavolo) dell'Organo di autogoverno della Magistratura Tributaria, un momento di leggerezza istituzionale da parte di chi ha redatto il piano e, ahimè, ancor più da parte di chi quelle richiamate riflessioni ha svolto!
Vale infatti la pena ricordare che le Commissioni Tributarie, di primo e secondo grado, non sono una “normale” Pubblica Amministrazione, ma una vera e propria giurisdizione speciale al pari delle altre giurisdizioni esistenti nel nostro sistema giudiziario, e con un terzo grado di giudizio (quello di legittimità) incastonato presso la Suprema Corte di Cassazione.

Va da se che, se di giurisdizione si tratta (come riconosciuto, tra l'altro, en passant, nella Sua stessa relazione!), nei confronti di essa non è consentibile interferenza alcuna da parte di chicchessia, neanche da parte di una Autorità, la Sua, preposta ad un'attività di prevenzione della corruzione nelle Pubbliche Amministrazioni e loro derivazioni. Se così non fosse avrei dovuto trovare nel Suo piano anche considerazioni, riflessioni e suggerimenti sulle altre magistrature che non sono di certo esenti da episodi corruttivi.

E' vero che la magistratura tributaria ha elementi di criticità in materia, ma è pur vero che gli organi preposti a perseguire comportamenti eventualmente illeciti (sia sul piano penale che disciplinare) da parte dei singoli giudici tributari, sono attenti e veloci nel prendere decisioni anche drastiche, così come, se vuole, può verificare. E ciò, voglio ribadirlo, al pari di quanto accade in tutte le altre magistrature!

Balza agli occhi, poi, in tutta la sua anomalia, come a fornire all'ANAC riflessioni sulle criticità (leggi corruzione, perché la Sua non è una Autorità anticriticità bensì anticorruzione!) della Giustizia Tributaria sia il Ministero dell'Economia e delle Finanze (e sue promanazioni) che è parte nel processo tributario e contemporaneamente “ente” erogatore degli emolumenti ai giudici tributari per il lavoro svolto in sede giurisdizionale.

Sinceramente appare altresì, per usare ancora un eufemismo, anomalo fare un “processo” ad una giurisdizione addirittura in assenza del suo Organo di autogoverno. E che dire poi del sillogismo (operato nella relazione in questione): “composizione mista delle Commissioni Tributarie” uguale “vulnerabilità delle stesse per pressioni di interessi impropri… e pregiudizio all'affidamento del contribuente in un giudizio equo” ?

La risposta alla inesattezza di tal sillogismo la si può trovare nella stringente e ineguagliabile normativa sulle incompatibilità riguardanti i giudici tributari che supera di molto quelle previste per tutte le altre magistrature e, tra l'altro, non Le sfuggirà che anche nella magistratura cosiddetta ordinaria, esistono giudici monocratici onorari e collegi giudicanti a composizione mista.

Evidentemente l'aver collocato (nella relazione de quo) la giurisdizione tributaria nel capitolo dedicato alle Agenzie Fiscali dopo aver precisato che le “ragioni dell'intervento della (Sua) Autorità” sono legate al fatto che “ l'attività delle Agenzie Fiscali si presta ad essere particolarmente esposta a pressioni indebite e a fenomeni corruttivi o di mala administration…”, ha portato alle conclusioni, che mi permetto di non condividere, riferibili alla Giustizia Tributaria che nulla ha a che vedere con le Agenzie Fiscali!

Per quanto concerne, poi, la “trasparenza” degli orientamenti delle Commissioni Tributarie (e quindi la univocità delle decisioni delle stesse) inviterei codesta Autorità a rendersi conto degli sforzi compiuti sino ad ora in tema di massimazione delle sentenze di merito (che si sta ulteriormente implementando) e del pregevole lavoro svolto, da ultimo, dall'Ufficio del Massimario presso la Suprema Corte di Cassazione relativo alla massimazione di legittimità in materia tributaria.

Guardi Presidente, il lavoro dell'ANAC è sicuramente apprezzabile, ma non può trasformarsi in distribuzione di “patentini” nei confronti delle magistrature che hanno, e debbono continuare ad avere, la legittima ed irrinunziabile presunzione di autonomia e di indipendenza.

Mi perdoni Presidente ma deve ammettere che, forse, qualche approfondimento in più andava fatto prima di pronunziare una qualsiasi, diciamo così, “sentenza” che può avere l'effetto, improprio, di gettare discredito su una intiera magistratura composta da oltre tremila giudici.

Grato per l'attenzione che vorrà dare a questo mio scritto e con l'auspicio di eventuali futuri confronti, La saluto cordialmente.
Antonio LEONE

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