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Tutela rafforzata sui crediti tributari

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fisco e costituzione

Tutela rafforzata sui crediti tributari

L’adempimento delle obbligazioni tributarie, sul quale deve poter fare affidamento l'amministrazione finanziaria, realizza la duplice esigenza superiore di conseguire l'equilibrio di bilancio e rispettare i parametri europei del debito pubblico.

La riaffermazione di tali principi, peraltro di stretta attualità, proviene dalla Corte costituzionale (90/18) che ha di recente dichiarato infondata la questione sollevata dalla Commissione tributaria provinciale di Pisa con ordinanza del 10 settembre 2015 con riguardo agli articoli 173, comma 13, Tuir e 15, comma 2, del decreto legislativo 472/97.

Il giudice remittente censurava le norme scrutinate per contrasto con i principi di ragionevolezza e capacità contributiva (articoli 3 e 53 Costituzione) nella parte in cui prevedono, in caso di scissione parziale di una società, la responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla quale l'operazione ha effetto, e, quanto all'articolo 15, comma 2 del Dlgs 472/97, nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale, che ciascuna società beneficiaria è obbligata in solido al pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione per le violazioni commesse anteriormente all'efficacia della scissione.

I crediti tributari hanno una marcata connotazione di specialità in ragione dello stretto rapporto di derivazione dal principio di capacità contributiva (articolo 53 Costituzione). Tali crediti alimentano la finanza pubblica perché sia assicurato il pareggio di bilancio, introdotto nella Carta costituzionale dalla legge costituzionale 1/2012. Inoltre, sostenibilità della finanza pubblica e stabilità finanziaria costituiscono vincoli europei a seguito del Trattato del 2 marzo 2012 sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria.

Le deroghe tributarie al diritto comune sono legittime costituzionalmente in quanto ragionevoli, predicato che può essere pienamente confermato nel caso sottoposto al sindacato della Consulta. Il diritto tributario, come diritto di secondo grado, introduce deroghe al diritto comune – in questo caso, al diritto civile, che continua ad applicarsi in tanto in quanto non derogato.

La disciplina tributaria dei crediti tributari si distingue dalla disciplina dei crediti civilistici che, in caso di scissione societaria, prevedono una responsabilità limitata alla quota di patrimonio netto attribuita alla società beneficiaria (articoli 2506-bis, e 2506-quater del Codice civile), prevedendo, peraltro, la solidarietà, strumento, come noto, a miglior tutela della realizzabilità del credito mediante l'escussione del debitore più solvibile, discrezionalmente scelto dal creditore procedente.

La specialità del giudice, il sistema della riscossione fiscale (281/2011), il presidio dell'ampia garanzia reale costituita dal privilegio generale sui mobili del debitore ex articolo 2752 del Codice civile, le specifiche tutele cautelari, quali l'ipoteca e il sequestro conservativo (articolo 22 del Dlgs 472/97), sino alla tutela penale contro gli atti dolosamente pregiudizievoli della garanzia dell'adempimento delle obbligazioni tributarie (articolo 11 del Dlgs 74/2000), assai più pregnante della ordinaria azione revocatoria (articolo 2901 del Codice civile), sono solo alcune delle peculiarità che secondo la Corte tutelano con particolare forza l'amministrazione finanziaria dall'inadempimento delle obbligazioni tributarie, per la particolarità dei presupposti e dei fini di queste ultime (291/1997; 157/1996).

Lo stesso diritto societario registra diverse norme speciali a tutela dei crediti tributari e misure antielusive speciali (articoli 14-15 del Dlgs 472/97), prevedendo la responsabilità, solidale e sussidiaria, del cessionario d'azienda per i debiti tributari gravanti sul cedente e il subentro della società risultante dalla trasformazione o dalla fusione negli obblighi della società trasformata o fusa relativi al pagamento delle sanzioni; e infine, la responsabilità solidale di ciascuna società risultante dalla (o interessata alla) scissione, quanto alle somme dovute per violazioni tributarie.

Così ambientato anche il regime della solidarietà delle obbligazioni tributarie in

caso di scissione societaria appare pienamente coerente con i parametri costituzionali che la Ctp di Pisa riteneva vulnerati.

Come ribadito dalla Corte nella sentenza in commento, «la mancata limitazione di tale responsabilità solidale può ritenersi giustificata dalla specialità dei crediti tributari e risponde ad un criterio di adeguatezza e proporzionalità», tenuto anche conto dell'azione di regresso prevista dall'articolo 1292 del Codice civile a bilanciamento del vincolo di solidarietà. Possiamo dire che non siamo in presenza di una pronuncia che dichiara “non irragionevoli” tali deroghe, quanto piuttosto ragionevoli e coerenti con l'intero sistema di misure poste a presidio del miglior realizzo del credito tributario.

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