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Colf in nero, ogni anno lo Stato ci perde tre miliardi

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Colf in nero, ogni anno lo Stato ci perde tre miliardi

Vale tre miliardi di euro, ogni anno, la perdita di gettito per lo Stato dovuta al lavoro domestico in nero. La stima è nel rapporto «Lavoro domestico irregolare: quanto ci perde lo Stato», che sarà presentato oggi 7 dicembre da Assindatcolf, associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, in un convegno alla Camera dei Deputati.

Secondo Assindatcolf, in Italia 6 lavoratori domestici su 10 (badanti, baby sitter, colf) lavorano nelle case degli italiani senza un regolare contratto di assunzione. È un “esercito” di 1,2 milioni di lavoratori completamente in nero, che comporta per lo Stato 600 milioni di euro di minori incassi Irpef per reddito da lavoro non dichiarato e 1,8 miliardi di contributi previdenziali non versati (all’Inps).

Ai lavoratori in nero si aggiungono coloro che sono regolarmente assunti, ma che non presentano la dichiarazione dei redditi, o coloro che dichiarano meno ore di quelle che realmente lavorano (il cosiddetto lavoro “grigio”, regolare solo in parte): si arriva così a definire un mancato gettito di 3,1 miliardi di euro all’anno.

Assindatcolf calcola in 19,1 miliardi il giro di affari annuo generato dal lavoro domestico (l’1,25% del Pil), di cui 10,3 miliardi derivanti da lavoro irregolare e 8,8 miliardi di euro da lavoro in chiaro.

«Invertire la rotta diventa oggi fondamentale», dichiara Renzo Gardella, presidente Assindatcolf. «È importante per aiutare le famigliecostrette a evadere per necessità, ma anche per mettere a sistema un settore che, in una società che tende sempre più all’invecchiamento e non incentiva alla natalità, può rappresentare un vero e proprio motore sociale ed economico».

Una delle proposte avanzate al Governo dalle associazioni dei datori di lavoro domestico è quella di estendere alle retribuzioni del personale domestico la deducibilità fiscale oggi prevista solo per i contributi, almeno per le persone non autosufficienti. Sarebbe una spesa che si ripagherebbe almeno in parte, per lo Stato, con i contributi e con le imposte dei lavoratori che emergerebbero dal nero.

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