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Gli indicatori di crisi sotto la lente ma serve un cambiamento anche culturale

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analisi

Gli indicatori di crisi sotto la lente ma serve un cambiamento anche culturale

L'8 novembre 2018 il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, lo schema di Dlgs che, in attuazione della legge delega 155/17, introduce il nuovo Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza. I tempi di attivazione sono stringenti: conviene dunque attivarsi fin da subito per non farsi cogliere impreparati dall'introduzione dei tanto attesi (da alcuni) e tanto temuti (da altri) strumenti di allerta interni ed esterni (disciplinati dagli articoli 12-15 del codice della crisi), senza dubbio una delle novità più innovative e necessarie del decreto.

Infatti, la principale ragione della scarsa efficacia delle previgenti misure è stata più volte identificata nel ritardo di presentazione della domanda di concordato o di accordo stragiudiziale, quando la situazione di crisi era già acclarata.

Ma quali saranno, in concreto, questi indicatori di crisi? Analizzando il decreto delegato appare evidente come gli indicatori per la segnalazione esterna (agenzia delle Entrate, Inps, agenti della Riscossione) siano già definiti nell'articolo 15 mentre c'è ancora molta incertezza su quali saranno gli indicatori di allerta che faranno scattare la segnalazione degli organi di controllo societari (collegio sindacale, revisore, società di revisione).

Nella legge delega 19 ottobre 2017, n. 155 erano stati previsti il rapporto tra mezzi propri e mezzi di terzi, l'indice di rotazione dei crediti e del magazzino, l'indice di liquidità. Circa un anno dopo, nell'attuale bozza, sono stati individuati quali indici maggiormente significativi per la diagnosi del rischio d'insolvenza: il rapporto tra flusso di cassa e attivo, tra patrimonio netto e passivo, tra oneri finanziari e ricavi, discostandosi di molto dal disegno iniziale. L'articolo 13 del decreto specifica, nel secondo comma, che spetterà al Cndcec individuare appositi indici per ciascuna tipologia di attività economica, con ulteriore differenziazione per le start-up e le Pmi innovative, per le società in liquidazione e per le imprese costituite da meno di due anni.

Tre osservazioni preliminari
1) Per ogni azienda e tipologia di attività si possono calcolare molteplici indici: l'individuazione deve poggiare su analisi empiriche che dimostrino concretamente la loro efficacia e non su percezioni personali.

2) Per le start up e le altre fattispecie indicate, il ricorso agli indici di bilancio (indipendentemente da quali siano), si dimostra poco efficace soprattutto nei primi anni.

3) Nell’articolo 13 si richiama la sostenibilità dei debiti ma negli indici non vi sono riferimenti a parametri generalmente riconosciuti nella comunità finanziaria, quali la posizione finanziaria netta e l 'Ebitda.

Dallo studio appositamente compiuto dal Laboratorio Crisi e processi di risanamento delle imprese dell'Università di Brescia sulle imprese manifatturiere italiane entrate in concordato tra il 2014 e il 2017, è emerso come i tre indicatori individuati dal Ministero abbiano effettiva capacità segnaletica (due esempi in figura): se si confrontano i valori registrati da queste imprese “in crisi” con quelli di imprese comparabili “sane” (imprese che nel medesimo periodo non hanno utilizzato strumenti di soluzione alla crisi d'impresa), emerge come già 5 anni prima l'ingresso in concordato si manifestino differenze tutt'altro che lievi; il divario si accentua nel terzo anno precedente per poi degenerare nel biennio precedente l'ingresso in concordato. Rimane tuttavia un punto non trascurabile: quali valori utilizzare per il loro calcolo, in quanto non c'è univocità interpretativa in letteratura e nella pratica. Ad esempio, qual è il flusso di cassa di riferimento: quello complessivo, quello operativo, quello caratteristico? Quale attivo utilizzare, quello totale o la somma tra posizione finanziaria netta e mezzi propri o altre configurazioni? Il passivo comprende tutti i debiti, solo quelli finanziari o anche i fondi e i ratei e risconti?

L'analisi compiuta dal laboratorio ha però evidenziato una rilevante capacità segnaletica anche di altri indicatori, differenti da quelli individuati nel decreto e derivanti dall'analisi dei principali modelli di previsione delle insolvenze disponibili in letteratura. Tale conclusione è tutt'altro che trascurabile se letta in combinato con la facoltà concessa dall'ultimo comma dell'art. 13 di sostituire gli indicatori individuati dal Cndcec (si auspica in collaborazione con la Società scientifica di riferimento su questi temi, Sidrea) con altri ritenuti più adeguati, allegando alla nota integrativa l'attestazione di un professionista indipendente.

Gli indici che potrebbero comparire nelle dichiarazioni allegate ai bilanci 2019 (in modo da produrre effetti dal 2020, in tempo utile per lo scadere della vacatio legis) potrebbero essere, in quanto empiricamente hanno dimostrato la loro efficacia (anche se in misura difforme), il rapporto tra attività correnti e passività correnti, tra reddito netto e mezzi propri, tra debiti finanziari e totale attivo, tra flussi di cassa operativi e totale debiti (finanziari), tra reddito netto e vendite, tra reddito operativo e oneri finanziari (e altri se ne potrebbero aggiungere).

È evidente che il rischio di segnalazioni ridondanti da parte dell'organo di controllo, anche per sottrarsi alla responsabilità solidale, è molto elevato. È pertanto fondamentale che gli indicatori scelti siano chiari e condivisi nelle modalità di costruzione, facilmente calcolabili e di semplice interpretazione e soprattutto esaminati congiuntamente. Tuttavia, per garantire il corretto funzionamento dell'istituto ciò non è sufficiente ma serve un avanzamento culturale: per prevenire una crisi è indispensabile che le imprese, anche quelle di piccole dimensioni, si dotino di efficaci strumenti di programmazione e controllo, in modo da identificare per tempo la situazione di difficoltà e, nel caso di superamento degli indicatori (come elemento ulteriore), possano redigere piani di risanamento con flussi prospettici al servizio del debito credibili, in grado di convincere l'Ocri qualora dovesse scattare la segnalazione.

* Università degli Studi di Brescia

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