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Dossier | N. 66 articoliIl reddito di cittadinanza: la guida completa 2019

Reddito di cittadinanza, una famiglia povera su due è formata da «single»

Famiglie in povertà assoluta. È questa la platea di riferimento del reddito di cittadinanza, la misura allo studio del Governo giallo-verde che dovrebbe vedere la luce nella primavera del 2019. Si tratta di circa 1,9 milioni di famiglie, in cui vivono 5 milioni di persone, compresi 1,2 milioni di giovani under 18.

A tratteggiare un ritratto aggiornato delle famiglie povere in Italia è la Direzione studi e analisi statistiche di Anpal, l’agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro, nel rapporto annuale 2018 «Famiglia e lavoro».

Secondo il rapporto le famiglie con maggiori criticità sul mercato del lavoro sono poco più di 1,9 milioni: si tratta di nuclei privi di reddito (anche da pensione) che rappresentano il 12,3% delle famiglie italiane (vengono esaminate quelle che non hanno componenti Over 65 al proprio interno). Il numero delle famiglie in difficoltà è cresciuto nel tempo: erano 1,2 milioni nel 2004 per passare a 1,3 nel 2007, toccando il punto massimo con i 2,1 milioni del 2014.

La quota di famiglie “a rischio default” e quindi in prima linea tra i futuri beneficiari del reddito di cittadinanza è molto elevata tra le persone sole (22,6% del totale di riferimento) e i single con figli (21,5%), mentre è più contenuta tra le coppie senza figli (7%) e quelle con prole (6,3 per cento).

PER SAPERNE DI PIÙ / Il reddito di cittadinanza: la guida completa 2019

Sul territorio, poi, le percentuali delle famiglie più a rischio sono decisamente più alte rispetto alle media Italia (12,3%): in Calabria il valore è più che doppio (26,4%), in Campania è al 22,6%, in Sicilia è al 25,3%. All’opposto troviamo la Provincia autonoma di Bolzano (3,8%), il Veneto (5,5%), Trento (6,1%) e la Lombardia (6,4 per cento).

LE FAMIGLIE POVERE SUL TERRITORIO
Anno 2017. (Fonte: elaborazione Anpal su microdati Istat)

L’identikit
Ma quali sono le caratteristiche principali di queste famiglie? Circa la metà (48,9%), l’equivalente di poco meno di un milione di persone, è rappresentata da nuclei con un unico componente. Si tratta di single senza reddito, né da lavoro né da pensione, concentrati in questo caso nelle regioni del Nord. Ma ci sono anche single con figli (16,4%), coppie senza figli (7,7%) e coppie con figli (circa il 25%).

Il rapporto dell’Anpal delinea un ritratto di famiglie fragili dove in quattro casi su dieci c’è almeno un figlio a carico e in un caso su cinque risulta un componente che appartiene alla categoria dei Neet (non studia e non lavora). Il 23,3% di queste famiglie ha almeno un componente scoraggiato, che non cerca lavoro perché pensa di non riuscire a trovarlo, il 41% ha almeno un disoccupato al proprio interno e il 12,1% delle famiglie è composta da soli cittadini stranieri.

Agli 1,9 milioni di famiglie a rischio default corrispondono 4 milioni di individui. Togliendo i ragazzi fino ai 15 anni, la platea di persone in età da lavoro è di circa 3,4 milioni di persone.

Le famiglie povere per numero di componenti

Fonte: elaborazione Anpal su microdati Istat

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È interessante sottolineare, spiegano i ricercatori di Anpal, come sia larga la presenta di persone con bassi titoli di studio. Il 64% (circa 2,2 milioni) ha al massimo la licenza media, i diplomati superano di poco il 29%, mentre i laureati sono il 6,3%.

Quale relazione intrattengono con il mercato del lavoro i 3,4 milioni di individui appartenenti a famiglie prive di reddito, in età tra i 15 e i 64 anni? Poco più di un milione dichiara di essere in cerca di occupazione (30%), e poco meno di 2,4 milioni - dunque la maggioranza - risultano inattivi (70%).

Centro per l’impiego: questo sconosciuto

La partecipazione al sistema delle politiche del lavoro dei 3,4 milioni di persone messe sotto la lente dall’Anpal, «è scarsa - si legge nel rapporto - giacché solo 136mila soggetti su 3,4 milioni dichiara di aver avuto un contatto recente con i centri per l’impiego e solo poco più di 12mila hanno svolto un corso di formazione professionale». Centri per l’impiego che dovrebbero essere il fulcro del reddito di cittadinanza: per il successo del nuovo sussidio una grande sfida - stando a questi numeri - sarà proprio quella di rilanciare le strutture pubbliche di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro per renderle efficaci nell’aiutare le persone a trovare un lavoro. A disposizione un miliardo di euro, per partire alla fine di marzo.

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