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Reintegrato l’arbitro Gavillucci

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Reintegrato l’arbitro Gavillucci

Gli arbitri di calcio sono retribuiti con fondi riferibili alla sfera delle risorse pubbliche e, quindi, le procedure di selezione degli stessi non possono essere esenti da forme di controllo, devono essere destinatarie degli ordinari principi di legittimità, chiarezza e trasparenza e devono, quindi, garantirsi metodi selettivi imparziali per adottare le decisioni di dismissione, conferma o promozione dei direttori di gara.

Sono queste le motivazioni della decisione n. 67/Cfa del 1° febbraio scorso con le quali le Sezioni unite della Corte federale d'appello della Figc (Federazione italiana gioco calcio) hanno reintegrato nei ranghi della Serie A l'arbitro Claudio Gavillucci, il quale aveva impugnato come discriminatorio e affetto da parzialità il provvedimento di dismissione dai ruoli della massima categoria calcistica nazionale assunto dall'Aia (Associazione italiana arbitri) al termine della stagione sportiva 2017/18.

Per i giudici, infatti, l'illegittimità dell'esclusione dell'arbitro di Latina (giunto alla ribalta della cronaca per aver sospeso per cori razzisti la gara Sampdoria-Napoli dello scorso campionato, ndr) trova fondamento nel fatto che lo stesso potrebbe essere risultato ultimo nella graduatoria di merito non solo sulla scorta di una valutazione oggettiva, ma anche sulla base di “ulteriori criteri” previsti dalle norme di funzionamento dell'organizzazione arbitrale, ma mai individuati e tantomeno, quindi, resi noti ai direttori di gara.

In difetto, quindi, di predeterminazione e comunicazione dei relativi criteri di giudizio, per la Corte sussiste il concreto rischio che il direttore di gara pontino possa essere rimasto vittima di “una sorta di possibile (illegittimo) arbitrio”.

Questa decisione, peraltro, giunge dopo pochi giorni da una sentenza di legittimità (Cassazione sezioni unite 328/2019, qualificata dagli stessi giudici sportivi come “storica”) nella quale, a fini risarcitori, è stato statuito che un arbitro (associato Aia, componente della Figc – associazione con personalità giuridica di diritto privato - a sua volta federata al Coni – ente pubblico non economico), pur non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, “è investito di fatto di un'attività avente connotazioni e finalità pubblicistiche (…)”.

È anche da questo, allora, che discende che un provvedimento lesivo della sfera giuridica di un arbitro, vale a dire un suo “licenziamento” dalle funzioni sportive, non può difettare dei tradizionali presupposti di legittimità dell'atto amministrativo ed esso dovrà, quindi, sempre esplicitare il giudizio tecnico-oggettivo su cui si fonda che, pur connotato da una certa discrezionalità, deve essere formulato a valle di una selezione tra concorrenti nel rispetto dei princìpi di trasparenza, imparzialità e par condicio.

Secondo la Corte della Figc, in mancanza di precisi e predeterminati parametri di riferimento cui raccordare il punteggio assegnato nelle valutazioni tecniche delle prestazioni arbitrali e in presenza di imprecisati “ulteriori criteri”, adombrati nelle norme per determinare le dismissioni degli arbitri, non vi sarebbe garanzia che a determinare le sorti del campionato di calcio siano gli arbitri più meritevoli. Per l'importanza economico-sociale che il calcio riveste in Italia, quanto affermato dai giudici non appare questione di poco conto.

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