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Permessi di soggiorno, stretta non retroattiva

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giustizia

Permessi di soggiorno, stretta non retroattiva

Se i colleghi parlamentari della Giunta per le immunità, con il no al processo, fanno segnare un punto a Matteo Salvini sul fronte migranti, una botta al ministro degli Interni arriva invece dalla magistratura.

Che, con una sentenza della Cassazione, ha limitato l'impatto della stretta decisa con il decreto sicurezza, testo simbolo della linea dura contro gli immigrazioni.

Sulla concessione dei permessi di soggiorno per ragioni umanitarie, i giudici hanno stabilito che la riforma Salvini non può essere applicata ai procedimenti in corso, ma soltanto a quelli nuovi. Alle domande cioè presentate a partire dallo scorso 5 ottobre, quando le nuove regole sono entrate in vigore.

Si restringe così il perimetro di applicazione della stretta che ha limitato la concessione dei permessi a casi ben precisi, che vanno dal rischio individuale di persecuzione e tortura a situazioni di eccezionale calamità.

La disciplina della fase transitoria delineata dal decreto Salvini esclude, sottolinea la Cassazione, proprio i casi nei quali ancora una decisione è tutta da prendere o ne è stata presa una sola, sfavorevole, sulla richiesta di protezione presentata.

Per i giudici allora, il cittadino straniero ha il diritto a un titolo di soggiorno fondato su seri motivi umanitari nel quadro degli obblighi costituzionali e internazionali assunti dall'Italia; diritto che nasce insieme a quelle condizioni di particolare vulnerabilità che ne hanno fondato la domanda.

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