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Fatture elettroniche, tutte le app per scaricare i file p7m

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Fatture elettroniche, tutte le app per scaricare i file p7m

Oltre che per chi è obbligato a emetterle, le fatture elettroniche sono entrate nella vita di tanti italiani perché le ricevono dalla Pa. Con la sorpresa che non si aprono. Le fatture elettroniche, infatti, hanno l’estensione .p7m, di cui molti finora ignoravano l’esistenza.

Il problema è che non si aprono con i comuni programmi per i pdf. Per cui in prima battuta se l'operazione risulta impossibile se si intende utilizzare il pc dell’ufficio - solo il tempo necessario per vedere di che si tratta - se sullo stesso ci sono restrizioni. In circolazione ci sono diverse app ma il sottoscritto, per esempio, non è riuscito a farle funzionare.

Il Servizio clienti contattato è stato quello della Sogei il quale ha spiegato che per visualizzare i file p7m sono disponibili diversi software e procedure online che si possono trovare su internet: i più noti sono Dike, Aruba Sign distribuito da Aruba, MnlSign Verifier (gratuito) oltre a visualizzazioni online come PosteCert, Infocert e così via.

Ma vediamo anche cosa aveva scritto Alessandro Longo nella guida sulla fatturazione elettronica tuttora online.

«Il mercato si è riempito in fretta di software e servizi per fare fatture elettroniche, per rispondere alla rivoluzione scattata il primo gennaio. Ci sono prodotti di vario tipo, molto diversi per complessità, costo e necessità a cui rispondono.

Certo, tutti servono per rispettare l’obbligo normativo di fatturare in formato elettronico (Xml) e di conservare poi le fatture per dieci anni. Ma business che vai, soluzione che trovi: una grande azienda ha esigenze diverse rispetto a una Pmi e ancora diverse quelle di un professionista che fa poche fatture l’anno (comunque, sotto certe soglie si può restare in un regime agevolato, come quelli descritti nelle pagine successive, e quindi essere esonerati dalla e-fattura).

Le offerte disponibili sono molte decine, ma per cominciare a orientarsi è possibile individuare le principali differenze tra loro.

LE DIFFERENZE GENERALI

Quelli basilari sono gratuiti, ma si rivolgono a una platea con esigenze piuttosto limitate. Anche chi fa poche fatture l’anno potrebbe prendere in considerazione servizi di fascia bassa, che partono da circa 25 euro l’anno.

I prodotti più costosi di solito permettono di mandare più fatture in un anno e/o hanno più spazio cloud per conservarle (GB). Hanno funzioni aggiuntive che semplificano il lavoro nel ciclo attivo e passivo: gestione scadenze (con alert) e solleciti; creazione di preventivi e pro forma; collegamento facilitato con il commercialista; rubrica per gestione clienti, fornitori, listino prodotti e magazzino. Servizi di gestione contabilità, analisi e reportistica sul fatturato, previsioni sulle tasse da pagare. Fino ad arrivare a integrazioni di questi servizi, più o meno sofisticate, con il gestionale dell’azienda.

Già questo elenco di servizi, che non si limitano al semplice processo di fatturazione, può suggerire come il nuovo obbligo possa essere utilizzato con qualche vantaggio: un’opportunità per cominciare a usare di più il digitale, con cui aumentare la produttività (personale e aziendale). Secondo stime degli osservatori del Politecnico di Milano, fatturare in elettronico può far risparmiare tempo, denaro e aumenta l’efficienza (soprattutto per partite Iva e Pmi, meno avvezzi a usare servizi digitali per il ciclo attivo e passivo).

I prodotti si differenziano anche per il modo in cui si presentano all’utente: come software, come servizi web, come app per smartphone (alcuni prodotti possono essere disponibili in varie versioni). Diverse anche le interfacce di compilazione fattura: possono avere una o più schermate che guidano l’utente nel processo. Alcuni prodotti cercano di simulare nell’aspetto il vecchio modo di scrivere la fattura, altri invece no e si presentano con diversi passaggi di compilazione.

Oltre a leggere le caratteristiche e le funzioni del prodotto, quindi, meglio provarlo prima di comprarlo, per capire quale sia quello più adatto. Molte offerte permettono una prova gratuita.

Ciò considerato, proviamo a fare una rassegna di alcune soluzioni tra le più diffuse, considerando che la grande quantità di offerte sul mercato rende impossibile fare un elenco esaustivo.

PRODOTTI GRATUITI

Si può cominciare con il servizio gratuito dell’agenzia dell’Entrate, con tre strumenti: uno via web, uno per pc fisso (che permette però solo di predisporre e salvare i file delle fatture elettroniche, non di inviarle); un’app denominata «FatturAE» per Ios o Android (con cui anche trasmettere le fatture elettroniche). In più c’è un servizio gratuito per consultare e conservare fatture elettroniche. È pensato per chi fa poche fatture ed è al massimo una micro impresa.

Il servizio di conservazione, in particolare, è piuttosto limitato, a detta di molti commentatori (ma in effetti l’Agenzia non può né vuole entrare in concorrenza con gli operatori privati).

Gratis anche il servizio di Infocamere (Camere di Commercio). È illimitato per fatture ricevute/inviate/conservate, ma è disponibile solo alle Pmi iscritte alla Camera di Commercio. Ci sono anche i servizi gratuiti, per gli iscritti, del Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili e del Consiglio dei consulenti del lavoro.

A PAGAMENTO

Nella fascia bassa, c’è il servizio di Aruba: a 25 euro l’anno, con tutti i servizi base di fatturazione e conservazione (con il limite di 1 GB l’anno).

In questa fascia troviamo anche Namirial (30 euro l’anno) e Agyo di Team System (25 euro l’anno col limite di 50 fatture), che però ha anche una versione in cloud di fascia superiore: si chiama Fatture In Cloud, costa da 8 euro al mese in su (è in tre versioni) e contiene molte delle funzioni aggiuntive descritte in precedenza.

Simile il prezzo di Digifattura per i clienti di Intesa San Paolo, in due versioni (per chi ha un gestionale e per chi non ce l’ha), da 6,50 euro al mese. Oppure a 5 euro al mese Fattura Digitale di Tim, per 500 fatture l’anno (mille per gli utenti telefonici di Tim).

Costa invece di meno, 4 euro al mese, la versione base di Legalinvoice di InfoCert. Si rivolge ad artigiani, commercianti, agricoltori e partite Iva che non necessitano di gestionali complessi ed è accessibile anche in mobilità da web o da tablet. Spendendo di più, 7 euro al mese, si può avere un minigestionale con varie funzioni automatizzate. Solo un poco più caro il prodotto di Intesa (Gruppo Ibm), 100 euro l’anno per 100 fatture. O Danea- Easyfatt a 98 euro (dal secondo anno 37 euro), che include anche gestione magazzino, vendite, acquisti; fatture illimitate.

Fino ad arrivare a prodotti più complessi, per grandi aziende (per esempio di Ifin Sistemi e Zucchetti), che non hanno un prezzo a listino ma realizzano soluzioni su misura».

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