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Elezioni corrette, le regole Facebook

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FONDAZIONE VISENTINI-CERADI

Elezioni corrette, le regole Facebook

Facebook ha dettato qualche regola di pubblicità elettorale in vista dell’appuntamento europeo con il voto. Precisamente, due autoprescrizioni: chiunque voglia diffondere un messaggio pubblicitario a pagamento si deve iscrivere a sua AdLibrary; e deve avere la stessa nazionalità del beneficiario dello spot.

Gli obiettivi di questa disciplina minimale? La prima vuole rendere visibile chi lavora dietro le quinte per un candidato.

Così gli elettori conoscono l'identità del finanziatore e alla luce delle svelate coordinate economiche leggono consapevolmente i progetti politici.

Qui il social network dimostra di apprezzare la filosofia della trasparenza, di cui anche all'articolo 21, comma 5 della nostra Costituzione, estendendo la disclosure dai mezzi tradizionali a Internet con gli aggiustamenti del caso.

La regola della nazionalità intende invece evitare il ripetersi della comunicazione mistificata a firma russa volta a condizionare le elezioni americane di mid term perché in occasione della sfida europea il messaggio oneroso dovrà provenire da chi ha la stessa nazionalità del suo beneficiario. Ebbene, tale requisito è debole e al tempo stesso severo.

È debole perché è facilmente aggirabile: si pensi, ad esempio, a chi si fa economicamente sostenere da forze straniere, imputando però i soldi a un finanziatore fittizio locale.

È severo con potenziali danni per le elezioni europee, rispetto alle quali sarebbe bene facilitare il formarsi di movimenti portatori di progetti transfrontalieri e legittimamente sostenuti da capitali europei. Mentre, al contrario, questo rigurgito di sovranismo costringe la competizione a non superare l'orto di casa.

Illustrati vizi e virtù delle due regole, chiediamoci: bastano per garantire la par condicio del web o occorre fare di più?

La questione non si risolve nel mito della trasparenza, parzialmente assolto dall'autoregolazione del social network, perché il problema è l'accesso paritario a Internet, in cui i bit rimangono indivisibili nello spazio e nel tempo a differenza delle tv off line.

Questa caratteristica di Internet, da tempo sottolineata in specie dalla Corte suprema americana, non impedisce però di disegnare una regolazione compatibile col diritto dei candidati alla parità di chances e con quello degli elettori a poter beneficiare di un'informazione non discriminatoria delle proposte in lizza.

L'idea si snoda in due semplici passaggi. Il messaggio oneroso a favore di un candidato deve avere un tetto massimo, diversamente i politici ricchi monopolizzerebbero tutti gli spazi pubblicitari a discapito di quelli meno dotati.

Porre questo limite serve anche a distinguere il messaggio politico dallo spot commerciale: se proporre progetti politici per il benessere dei cittadini è altro dal vendere detersivi per la lavare i piatti, inevitabilmente diversa dovrà essere la rispettiva disciplina.

L'ulteriore passaggio richiede la messa a disposizione accanto agli spazi onerosi anche di quelli gratuiti, equiordinati ai primi nelle caratteristiche tecniche, e da offrire in compensazione ai partiti con minori mezzi. Del resto una par condicio si compone non di soli divieti - nessuno può avere più di quanto spetti all'altro candidato - ma anche di diritti: ciascuno ha diritto alle stesse chance di vittoria dell'altro.

Infine, agli impegni volontari di Facebook sarebbe opportuno aggiungere regole di sistema finalizzate dal legislatore sovranazionale a moltiplicare i luoghi virtuali della discussione politica. Ma la concorrenza tra le piattaforme presuppone che i giganti del web condividano i loro dati, cioè li aprano ai nuovi entranti che altrimenti troveranno negli ammassi di dati gelosamente custoditi dai dominanti una barriera insuperabile al loro ingresso.

Quindi l'autoregolazione di Facebook è solo un inizio, spontaneo, parziale e insufficiente, da completare con prescrizioni imperative, di equa distribuzione dei bit e di reale competizione tra piattaforme, sempre che si voglia realmente garantire una sfida elettorale equilibrata ed egualmente visibile ovunque si svolga.

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