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Tornano i tagli al cinque per mille: 9 milioni in meno

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DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Tornano i tagli al cinque per mille: 9 milioni in meno

Dopo tre anni di contributo “pieno”, tornano i tagli al cinque per mille dell’Irpef. Per il 2017 (ultimo anno per il quale è stata fatta la ripartizione dei fondi), la sforbiciata vale nove milioni.

Le scelte espresse da 16,5 milioni di contribuenti con la dichiarazione dei redditi dello scorso anno a favore del terzo settore, della ricerca e dei Comuni hanno portato a superare il tetto massimo di spesa fissato - a partire dal 2015 - a 500 milioni.

L’importo da attribuire ai beneficiari in base alle opzioni degli italiani riferite al 2017 sarebbe stato di 509 milioni di euro. L’amministrazione finanziaria, però, come confermato al Sole 24 Ore del Lunedì da fonti del ministero dell’Economia, ha dovuto ridurre gli importi da attribuire agli enti dell’1,9%, proprio per rispettare il limite di spesa massima. Sono stati così ripartiti 495,8 milioni agli enti ammessi, e sono stati accantonati 4,15 milioni per gli enti esclusi dalla ripartizione (che possono fare ricorso contro l’esclusione ed eventualmente essere riammessi).

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Il taglio è stato applicato ai fondi disponibili per ciascun settore (“volontariato”, ricerca scientifica e università, ricerca sanitaria, attività sociali svolte dai Comuni, associazioni sportive dilettantistiche, tutela dei beni culturali) e, in uguale misura, sia sul fondo relativo alle scelte dirette a favore degli enti (espresse indicando il codice fiscale specifico di una organizzazione), sia su quello relativo alle scelte generiche (espresse con la sola firma in dichiarazione nel riquadro corrispondente a un settore).

LA STORIA DEL 5 PER MILLE DAL 2006
L'andamento degli importi assegnati agli enti del terzo settore in proporzione alle scelte espresse dai contribuenti
italiani. In rosso i tagli operati dall'amministrazione finanziaria in base alle risorse disponibili in alcuni anni (Fonte:elaborazione Sole 24 ORE su dati Agenzia delle Entrate)

Le precedenti decurtazioni
Negli anni scorsi il cinque per mille aveva già subìto dei tagli per rispettare i tetti di spesa stabiliti di volta in volta con le leggi di Bilancio; tagli che, in alcuni casi, sono stati molto consistenti, fino ad arrivare nel 2013 al 20% del contributo. Dal 2009 al 2014, gli enti beneficiari hanno subìto una decurtazione delle risorse, rispetto a quanto attribuito loro dai contribuenti, di ben 501 milioni di euro. Anche per questo, a partire dal 2015 il tetto massimo di spesa era stato innalzato a 500 milioni annui (dalla legge 190/2014, articolo 1, comma 154, che ha anche stabilizzato l’istituto del cinque per mille).

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L’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), che per il 2017 ha ottenuto 64,4 milioni di euro ed è da anni in testa alla classifica dei beneficiari, senza il taglio avrebbe ottenuto oltre un milione in più. Nel 2013 aveva subìto una decurtazione del contributo di 11 milioni di euro. «Dispiace che il contribuente abbia fatto una scelta specifica che non viene onorata», commenta il direttore generale dell’Airc Niccolò Contucci. «Peraltro - continua - c’è una differenza totale di regole e di regimi, tra il cinque per mille dell’Irpef, l’otto per mille alle confessioni religiose e il due per mille ai partiti. L’otto per mille, ad esempio, non ha alcun tetto di spesa, ed è distribuito integralmente ogni anno».

La Lega del filo d’oro per il 2017 ha ottenuto 5,5 milioni e in virtù del taglio ha perso 100mila euro. «Torneremo a mobilitarci con le altre organizzazioni - spiega il presidente Rossano Bartoli - perché il tetto di spesa del cinque per mille sia innalzato, rispettando così la volontà dei contribuenti. Si tratterebbe di un investimento per lo Stato, perchè il contributo si traduce in servizi ai cittadini, nel nostro caso a beneficio di persone con disabilità gravi e alle loro famiglie».

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I fondi degli enti esclusi
Le somme accantonate per gli enti esclusi, che valgono 84,1 milioni dal 2006 al 2017, non possono essere usate per rimpinguare i fondi disponibili, perché - spiegano dall’amministrazione finanziaria - «nessuna norma prevede che si possano redistribuire». I fondi relativi agli esclusi sono accantonati dunque in vista di eventuali ricorsi e poi tornano all’Erario.

Elaborando i dati degli elenchi dei beneficiari pubblicati sul sito dell’agenzia delle Entrate, è possibile raccontare la storia del cinque per mille, un contributo che ha portato quasi 5 miliardi agli enti del terzo settore, della ricerca e ai Comuni, calcolando gli importi assegnati dal 2006, primo anno in cui è entrato in vigore il meccanismo di finanziamento. In parallelo sono raddoppiati - passando da 30.951 a 60.706 - gli enti beneficiari: con l’avvento del Registro unico del terzo settore potrebbero ulteriormente aumentare.

L’appeal nei confronti del cinque per mille ha fatto lievitare nel corso degli anni le scelte espresse dagli italiani nelle dichiarazioni dei redditi, cresciute del 23 per cento. Oggi, su un totale di 16,5 milioni di contribuenti che lo utilizzano, sono 14,1 quelli che esplicitano nel modello il codice fiscale dell’ente destinatario, mentre il 14% opta genericamente per il settore prescelto, senza indicare una organizzazione specifica.

Il contributo “inoptato”, lasciato ai diversi settori e poi riassegnato in proporzione alle scelte espresse per ciascun ente, vale in media il 12% degli importi assegnati. Ma ci sono settori per cui le “scelte generiche” pesano di più. Ad esempio, per la ricerca scientifica e quella sanitaria valgono rispettivamente il 37,5% e il 26,3 per cento. Agli enti culturali, infine, vanno ben 39.272 opzioni generiche, contro le 9mila a beneficio di singole realtà riconosciute dai Beni culturali.

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