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Prospettive del commercialista, sì alla specializzazione…

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il dibattito sulle specializzazioni

Prospettive del commercialista, sì alla specializzazione dall’università

Prosegue il confronto sulle specializzazioni lanciato da Massimo Miani, presidente Cndcec, nell’intervista rilasciata sabato scorso al Sole 24 Ore. Per inviare commenti usare la casella di posta elettronica ilmiogiornale@ilsole24ore.com

Troppo spesso ci si dimentica che noi dottori commercialisti abbiamo a che fare con l'homo economicus, cioè con le persone e i loro interessi, con il loro interfacciarsi con altre persone con interessi differenti. L'incipit di ogni colloquio è «dottore, ho un problema». Ed i problemi legati ai soldi ed alle dinamiche interpersonali causano molte volte più danni delle malattie.

La categoria dei dottori commercialisti è straordinariamente simile alla categoria dei medici ma le analogie finiscono qua. Mai nessuno si sognerebbe di far fare ad un infermiere il lavoro di un medico e viceversa senza che alcuno dei due si offenda, sia esso infermiere o medico. È di pubblico dominio la tipologia di attività che ogni medico sceglie: medico comune, ambulatoriale, specialista. Se ho un problema di cuore scelgo tra gli specialisti in cardiologia, se ho un problema all'anca scelgo tra gli ortopedici e così via. Ovvio no?

Allora mi domando: perché la categoria dei dottori commercialisti è invece una melting pot composto di tutti individui uguali con uguali competenze e conoscenze? Ogni dottore commercialista ha già scelto nel suo piano di studi un indirizzo, una scelta volontaria in base alle sue preferenze e alle sue affinità. Ed ha conseguito una laurea in ciò che aveva scelto. È un’offesa, una blasfemia, fare una prima individuazione di caratteristiche professionali in base al piano di studi?

Ed ancora: la vita professionale ha portato ognuno di noi a fare scelte professionali differenti vuoi per casualità, vuoi per vocazione vuoi per localizzazione, vuoi per attitudine. Accade che qualcuno ami più le tematiche giuridiche, altri le tematiche contabili, altre le tematiche giuslavoristiche, altri le tematiche di controllo e revisione e così via. Perché le tematiche che noi potenzialmente affrontiamo spaziano su talmente tanti temi che è impossibile conoscerli tutti, figuriamoci diventarne talmente esperti da dare consigli ad altri. Ed infatti ognuno di noi traccia e percorre una sua strada diventando esperto su alcuni temi e non su tutti gli altri. Ma allora perché non rendere evidente e noto i percorsi professionali e le esperienze fatte da ognuno di noi? Perché non permettere ai clienti una scelta informata e consapevole tra i professionisti, individuando i professionisti che hanno raggiunto la specializzazione sul tema che gli serve ?

La contabilità è differente dal contenzioso tributario e a sua volta il controllo societario è differente dalla revisione dei conti, e così via per pagine di differenze. Non esiste crisi della nostra professione, esiste invece la mancanza di informazione della clientela e la volontà degli Ordini, da libretto rosso, maoista, di tutti uguali.

L'homo economicus esisterà sempre perché è nella natura umana competere e voler emergere o provare a dare corpo ai propri sogni ed alle proprie intuizioni. Quindi ogni individuo socialmente attivo è potenzialmente un cliente.

Alla nostra categoria di dottori commercialisti serve soltanto avere il coraggio di essere «tutti ugualmente differenti» e se qualcuno è più bravo in un settore merita un «Bravo!» e non la damnatio memoriae e l'oblio come sembra avvenire adesso.

Propongo di creare quindi elenchi di specializzazioni in base ai titoli di partenza a quelli acquisiti, e in base alle esperienze fatte nel corso della vita professionale e di rendere tutto ciò pubblico. Ovviamente, se si vuole, con un controllo preventivo dell'Ordine. Cosi rendiamo un servizio alla società e ai clienti e, in primis, a noi stessi.

L’intervista con Miani

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