Opinioni

Norme più coraggiose per il fintech

di Antonella Sciarrone Alibrandi


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4' di lettura

Entro fine anno, se la tabella di marcia verrà rispettata, anche l’Italia si potrà dotare di una regulatory sandbox nel settore FinTech. Si tratta di una cornice regolamentare entro cui sperimentare, sotto il monitoraggio delle Autorità di vigilanza, nuovi prodotti, servizi e modelli di business nel settore finanziario, creditizio, assicurativo e dei mercati regolamentati, la cui configurazione è abilitata dall’utilizzo di tecnologie innovative (quali l’intelligenza artificiale e i registri distribuiti).

Per il nostro Paese è un passaggio importante, reso possibile dall’introduzione, in sede di conversione del Decreto Crescita (l. n. 58/2019), di alcuni commi all’art. 36, che fissano i principi di fondo di questo nuovo strumento di regolazione, delegando altresì il Mef, sentiti la Banca d’Italia, la Consob e l’Ivass, ad adottare entro 180 giorni uno o più regolamenti per precisare condizioni e modalità di svolgimento di tale sperimentazione.

Non si tratta certo delle prime disposizioni con cui, a livello nazionale, si esprime attenzione per l’innovazione tecnologica in ambito finanziario: si pensi al Decreto Semplificazioni che contiene una definizione di blockchain e smart contract, ma già alla disciplina – la prima in Europa - dell’equity crowd-funding.

La previsione del Decreto Crescita è da salutarsi però con particolare favore perché non solo ci consente di affiancarci ad altri Paesi (5 in Europa e numerosi altri nel mondo) che già da tempo utilizzano sandbox regolatorie, ma anche di acquisire pieno titolo per un coinvolgimento diretto in recenti, e assai interessanti, iniziative in atto a livello europeo. Ci si riferisce, in particolare, allo European Forum for Innovation Facilitators (Efif), lanciato in aprile 2019 dalla Commissione Europea congiuntamente alle tre ESAs (Eba, Esma; Eiopa), allo scopo di favorire - con riguardo all’elaborazione di nuove strategie regolamentari quali le sandbox ma anche gli innovation hub (semplici “punti di contatto” con le Authority dedicati alle imprese Fintech per rispondere ai dubbi emergenti specie in ordine ai requisiti normativi richiesti per svolgere le diverse attività) - un approccio pan-europeo, assai più efficace rispetto a tante differenti soluzioni individuate a livello nazionale.

Quello delle regulatory sandbox è, peraltro, uno dei temi all’attenzione anche del Regulatory Obstacles to Financial Innovation Expert Group, gruppo di esperti, di cui sono l’unico membro italiano, istituito dalla Direzione Generale Financial Markets della Commissione europea, così come previsto dall’Action Plan sul FinTech del marzo 2018.

Obiettivo ultimo del Rofieg è la stesura di un Report che sostenga la Commissione e il nuovo Parlamento europeo nell’elaborazione di regole in grado di promuovere l’innovazione, al contempo tutelando in modo adeguato interessi quali la stabilità del sistema finanziario e la tutela del risparmio. E in questa prospettiva, al fine di evitare fenomeni di arbitraggio regolamentare, sembra auspicabile procedere se non con la predisposizione di un’unica sandbox di portata europea quantomeno con una forte strategia di coordinamento fra i diversi Stati membri

Tornando all’Italia, un ruolo fondamentale per la messa a regime del nuovo strumento è stato assegnato ai regolamenti attuativi del Mef ed è indispensabile che, nell’emanarli, venga fatto tesoro dell’ampio dibattito in corso a livello internazionale.

Sotto questo profilo, il lavoro è facilitato da una buona impostazione di base della normativa primaria che evita di rivolgersi solo a determinate categorie di soggetti (startup piuttosto che Pmi innovative), focalizzandosi invece sulle attività che si intendono svolgere in modo innovativo.

Ciò significa che potranno avvalersi del periodo di sperimentazione anche soggetti che operano già sui mercati di riferimento (come banche ed altri intermediari) e intendono proporre forme innovative di servizi al di fuori del perimetro oggi consentito loro dalle norme.

Correttamente, viene fatto poi espresso richiamo al principio di proporzionalità, in particolare con riguardo ai requisiti soggettivi (tipologia di enti ammessi – anche in deroga alle forme societarie previste dalla legislazione bancaria, finanziaria ed assicurativa – requisiti di professionalità degli esponenti aziendali) ed oggettivi (requisiti patrimoniali, governance e gestione del rischio) che dovranno avere i soggetti ammessi alla sperimentazione e rispetto alla delicata fase di passaggio di un operatore dall’ambiente ovattato della sandbox all’ordinario contesto di mercato con tutto il suo carico di vincoli normativi.

Da valutarsi in modo positivo, è anche l’impostazione multisettoriale che si è voluto dare alla sandbox, da costruirsi secondo un disegno condiviso dalle tre Autorità di settore (Banca d’Italia, Consob, Ivass).

Sotto il profilo della interdisciplinarità, anche alla luce dell’esperienza maturata dai Paesi che già fanno uso di sandbox (e, in particolare, dal Regno Unito, ove la Financial Conduct Authority ha di recente lanciato un Call for Input in vista di una Cross-Sector Sandbox), si potrebbe anzi osare un ulteriore allargamento di prospettiva. In questo senso, un primo passo è stato fatto con il coinvolgimento nel Comitato FinTech (organismo istituito dal Decreto Crescita con funzioni di coordinamento e di carattere consultivo), accanto a Mef, Mise, Ministero per gli affari europei e autorità di vigilanza del settore finanziario, anche dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, del Garante per la protezione dei dati personali, dell’Agenzia per l’Italia digitale e dell’Agenzia delle entrate.

Perché non immaginare allora un ampliamento della platea delle autorità partecipanti in via diretta alla sandbox? Può sembrare una scelta coraggiosa ma è questa la direzione in cui si sta andando in Europa.

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