Scandinavia

Norvegia, l’opposizione di centro-sinistra vince le elezioni

Il leader laburista Jonas Gahr Stoere ha scalzato dopo otto anni la premier conservatrice Erna Solberg. Il clima al centro del voto

Articolo aggiornato il 14 settembre 2021 alle ore 7.30

Il leader laburista Jonas Gahr Store (Epa)

2' di lettura

I partiti dell’opposizione di centrosinistra hanno vinto le elezioni parlamentari del 12-13 settembre in Norvegia, dominate dallo scontro su climate change e le prospettive sull’economia petrolifera del Paese scandinavo. «Abbiamo lavorato e finalmente possiamo dire: ce l’abbiamo fatta». Il 61enne leader del Partito laburista norvegese, Jonas Gahr Stoere, ha commentato così il successo della sua formazione, mentre la premier conservatrice ammetteva la sconfitta. Tra le urla di giubilo dei suoi sostenitori, Stoere ha detto che i numeri indicano una solida maggioranza per l’alleanza di centrosinistra composto da laburisti, Partito di Centro e socialisti di sinistra: in totale 89 seggi su 169 del Parlamento di Oslo. Questa alleanza è il “piano A”, ha spiegato il leader laburista, che tuttavia non esclude un allargamento della coalizione. Stoere ha poi ringraziato la premier Edna Solberg per gli otto anni al governo: «E’ stata un primo ministro bravo e coerente per la Norvegia». Dal canto suo, Soberg si è congratulata «per la chiara maggioranza a favore di un cambio di governo».

Il voto «climatico» di Oslo

Confermati i sondaggi della vigilia, sbilanciati a favore di una vittoria laburista con margini di consenso del 23-24%, contro il 20-21% attribuito allo schieramento conservatore di Solberg. Il voto è stato scandito, a livello tematico, soprattutto dalla questione ambientale. Uno dei terreni più scivolosi per il nuovo esecutivo sarà quella della transizione ecologica e, in particolare, di un superamento più o meno rapido della dipendenza dell’economia nazionale dalle risorse petrolifere. Nessuna delle due coalizioni spinge per un cambio di rotta brusco rispetto a un’industria che incide sul 42% delle esportazioni e il 6% dell’occupazione, ma la proposta di Solberg è sembrata ancora più restia alla virata green imposta dall’emergenza climatica.

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