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Nostalgia delle sfilate? Oggi un repertorio (ridotto) per presentare l’alta moda

Dal breve videoclip di Chanel, con le creazioni di Virginie Vard che si ispirano al grande Lagerfeld, fino all’esperimento di Nakazato che si è inventato la trasformazione di una camicia bianca di 25 amici

di Angelo Flaccavento

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La collezione couture AI 2020/21 di Chanel

Dal breve videoclip di Chanel, con le creazioni di Virginie Vard che si ispirano al grande Lagerfeld, fino all’esperimento di Nakazato che si è inventato la trasformazione di una camicia bianca di 25 amici


2' di lettura

È il secondo giorno di digital fashion week e i limiti, se non del mezzo di certo dei format che esso suggerisce, risultano già evidenti. Chiunque sperasse in una digitalizzazione permanente delle presentazioni di moda avrà da ricredersi, o bisognerà almeno espandere il repertorio delle possibilità. Virginie Viard, da Chanel, opta per un concitato e sincopato videoclip. Dopo i film fiume di lunedì - la soglia dell'attenzione ormai è bassissima, sicché anche dodici minuti paiono una eternità - i due minuti abbondanti risultano corroboranti, anche se certo in tutto quel vorticare di pose e movimenti su fondo neutro non è che degli abiti si colga molto - segue un invio di foto, che non chiarisce più di tanto. Non di lookbook animato si tratta, ma di una situazione che restituisce, per via astratta, l'ispirazione edonista della collezione, evidente omaggio agli anni del divertimento sfrenato a Le Palace. Si guarda in particolare a una delle protagoniste indiscusse di quelle notti ormai mitologiche: la Principessa TNT, al secolo Gloria Von Thurn und Taxis. Il messaggio è chiaro: in tempi bui, meglio dar di matto e fuggire dalla realtà, perchè l'escapismo è antidoto alla depressione.

La ballata delle modelle multietniche

E cosí due modelle - una rossa con le lentiggini e una di colore, perchè al momento la sensibilità sull'argomento è altissima e gli strali inclusivi arrivano in men che non si dica, come è successo a Chiuri e Garrone per il loro cortometraggio per Dior troppo pallido - si contorcono e danzano in abiti corti o lunghi, di velluto, di tweed o di lamè: creazioni che, per ammissione della stessa Viard, occhieggiano a Karl Lagerfeld, più che a Coc . C'è una certa verve, e anche una freschezza priva di fronzoli che è la sigla di Viard. Il cordone ombelicale con il maestro, invece, proprio non si vuol recidere.

Il resto della giornata oscilla tra clip fulminei - lo spot anni Ottanta di Alexandre Vauthier - video sfilate - Alexis Mabille, produzione casalinga nei modi e obsoleta nei contenuti - finti backstage - Stephane Rolland - ed esperimenti piccoli ma pieni di emozione. È il caso della animazione in stop motion di Aganovich, omaggio al circo e alla creatività in bassa definizione, e poi soprattutto del progetto Face to Face del giapponese Yuima Nakazato.

Semplificando si vince

Messo alle strette dall'isolamento, Nakazato, sperimentatore indefesso di forme fantascientifiche, opta per una semplificazione che gli giova e lo vivifica. Si fa mandare da venticinque conoscenti la camicia bianca preferita, che rilavora e altera dopo conversazioni FaceTime con ciascuno. Il risultato è un dialogo a distanza, una connessione per mezzo di un indumento amato, che un breve video restituisce con icastica precisione. Per comunicare, quando lo si vuole davvero, basta poco. Dovrebbe ricordarlo Ronald Van Der Kemp, i cui dodici minuti di video collage schizoide restituiscono il senso di un caos creativo che si avverte amatoriale e confuso invece che primordiale e progressivo.

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