Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

27 maggio 2010

Uruguay 1930

di Flavio Suardi


Domenica 13 luglio 1930. Una data storica per il calcio mondiale: comincia infatti la prima edizione dei campionati del mondo di calcio, fortemente voluta da Jules Rimet, presidente della Fifa e ideatore della manifestazione. Il fatto che la sede prescelta sia l'Uruguay, vincitrice delle due precedenti edizioni delle Olimpiadi, non agevola certo la partecipazione delle squadre. Sono tempi durissimi, in cui organizzare una trasferta, ad esempio, da un Paese europeo fino in Sudamerica è una vera e propria impresa titanica. In più, le grandi scuole calcistiche europee snobbano volutamente la manifestazione non solo per la difficoltà di raggiungere l'Uruguay, ma anche per essere state messe in secondo piano al momento della scelta della sede organizzatrice del torneo.


L'Italia segue la linea di Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Inghilterra, non presentandosi ai nastri di partenza della manifestazione. Ma già in quel 1930, l'Italia aveva sconfitto per 5-0 l'Ungheria aggiudicandosi la prestigiosa Coppa Internazionale, mettendo le basi per i successi degli anni a venire.
Calzoncini lunghi fino al ginocchio e arbitri in giacca e cravatta: il calcio nel 1930 segue gli usi e i costumi dell'epoca, ancora lontano dall'idea di professionismo.


Il primo gol della manifestazione viene messo a segno dal francese Laurent nel 4-1 dei transalpini sul Messico. La scuola sudamericana si conferma comunque la più forte: l'Uruguay sconfigge in semifinale gli Stati Uniti per 6-1 e con l'identico punteggio l'Argentina elimina la Jugoslavia.
Il 30 luglio 1930 allo stadio Centenario di Montevideo va in scena la finale in un clima caldissimo: pare che alcuni giocatori uruguayani, pochi giorni prima della finale, si siano visti recapitare minacce di morte da parte di tifosi argentini. Lo stesso capita all'arbitro, il belga Langenus, che impone alla FIFA la stipula di un'assicurazione sulla vita a favore della propria famiglia.


Oltre ciò, pretende anche una nave pronta a salpare subito dopo la fine dell'incontro ed una scorta che ve lo accompagni. Lo stesso Langenus, una volta presentatosi all'ingresso dello stadio, viene arrestato: ben 13 sconosciuti, prima di lui, s'erano spacciati come l'arbitro della finalissima.
Prima della gara scoppia la grana del pallone: a quel tempo, infatti, è consuetudine usarne soltanto uno per partita e questo, di norma, appartiene ad una delle due squadre. Dopo un lungo conciliabolo, i capitani si accordano per disputare il primo tempo con il pallone argentino (risultato: 2-1 per i biancocelesti) e la ripresa con quello dell'Uruguay (risultato finale: 4-2). Ma il pallone uruguayano provoca le proteste di molti giocatori argentini, stizziti per la durezza e il peso dello stesso.


Finisce 4-2 per l'Uruguay, con i gol di Dorado per i padroni di casa, raggiunti prima da Peucelle e quindi superati dalla rete di Stabile. Nella ripresa l'Uruguay va a segno con Cea, Iriarte e Castro, sceso in campo pur privo della mano destra, persa a 13 anni a causa di un incidente sul lavoro.


27 maggio 2010