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L'incenso su Reagan e le bugie sul New Deal

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Questo articolo è stato pubblicato il 29 maggio 2010 alle ore 11:04.
L'ultima modifica è del 29 maggio 2010 alle ore 08:04.

La storia economica del dopoguerra viene vista in modo molto diverso in Europa e negli Stati Uniti. Ora la storia americana viene riscritta, e in modo quasi orwelliano.
A leggere quasi tutti i commenti sulla situazione attuale, si scopre che l'era di prosperità del dopoguerra - l'enorme incremento del tenore di vita seguito alla Seconda guerra mondiale - è stata cancellata. Come ha scritto sul Wall Street Journal Peter Wallison dell'American Enterprise Institute, «il New Deal originario non riuscì a rilanciare l'economia. La moderna era di crescita economica sostenuta cominciò quando i presidenti, sia democratici che repubblicani, cominciarono a eliminare le costose e inutili regolamentazioni del New Deal».

Perché questa affermazione? La storia economica del dopoguerra in America tradizionalmente viene divisa in due parti: un periodo di tassazione alta per i ricchi e forte regolamentazione, protrattosi più o meno fino al 1980, e un periodo di tassazione bassa per i ricchi e deregolamentazione, che ha preso il via con Reagan e continua ancora. Nel primo periodo (sindacati forti, salari minimi alti, aliquote elevate per i redditi più alti e forti programmi sociali del New Deal) il paese crebbe rapidamente e il tenore di vita aumentò. Anche se questo non prova che la ragione sia da ricercarsi nelle politiche del New Deal, smentisce la tesi della destra secondo cui l'interventismo pubblico e l'esistenza di forti reti di sicurezza sociale producono effetti devastanti sul piano economico. E smentisce anche la tesi liberista ortodossa: il tenore di vita della maggioranza degli americani durante gli anni di Reagan e del dopo-Reagan è cresciuto in modo discontinuo.
Per occultare queste imbarazzanti verità, la destra si è inventata una storia alternativa. In questa nuova versione, gli anni gloriosi sono quelli seguiti alla rivoluzione reaganiana, non quelli che la precedettero. Malauguratamente, la loro storia di un'economia in stagnazione prima che Reagan riuscisse nell'impresa di smantellare un welfare troppo esteso, è semplicemente e categoricamente falsa.

La destra spesso fa riferimento a rapporti che indicano che dal 1980 gli Usa sono riusciti a mantenere stabile il loro Pil pro capite relativo, interrompendo il forte declino dei decenni precedenti. Ma quel declino rifletteva in buona parte il fatto che i concorrenti degli Usa, come l'Europa e il Giappone, stavano recuperando terreno. Negli anni 80 il processo di avvicinamento si era concluso e le nazioni sviluppate funzionavano più o meno come gli Stati Uniti: dunque non c'era motivo di aspettarsi una loro crescita più rapida.

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Tags Correlati: American Enterprise Institute | Europa | Fabio Galimberti | Reagan | Stati Uniti d'America |

 

Poi c'è anche la questione della scelta fra lavoro e tempo libero. La differenza in termini di Pil fra Usa ed Europa riflette in gran parte questo. La Francia, ad esempio, ha lo stesso livello di sviluppo degli Stati Uniti, ma un Pil pro capite inferiore del 25 per cento. Questo divario si deve al fatto che i lavoratori francesi godono di ferie più lunghe e vanno in pensione prima, dunque non è un classico caso di rendimento inferiore o di produttività più bassa.
Il fraintendimento di questi aspetti, così come l'affermazione che l'economia americana era un fallimento fino all'avvento di Reagan, sono parte della dottrina conservatrice. Gli americani, convinti che queste storie siano vere (anche se non lo sono), le ripetono comunque. (Traduzione di Fabio Galimberti)

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