Il Sole 24 Ore
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Dal comitato Sir 200 milioni al Tesoro

Francesco Cossiga


di Eugenio Bruno
e Gianni Dragoni
Quasi 200 ettari di terreni in Sardegna da difendere contro cause di pastori sardi per usucapione, una trentina di cause civili e fiscali per un valore sui 60 milioni di euro, un pacchetto di crediti verso società fallite e verso il fisco di alcune decine di milioni. E un bel gruzzolo di circa 240 milioni di euro di liquidità. È il tesoretto del comitato Sir, istituito per legge nel 1980 per rimediare con l'intervento dello Stato al dissesto dell'impero chimico di Nino Rovelli. All'epoca il gruppo Sir aveva accumulato perdite per 3.681 miliardi di lire (1.901 milioni di euro) e debiti per 2.683 miliardi (1.386 milioni di euro). Adesso il governo ne ha deciso la soppressione e il trasferimento delle funzioni alla Fintecna, la società pubblica guidata da Maurizio Prato.
Se il decreto con la manovra non subirà modifiche in Parlamento, il comitato dovrà versare 200 milioni al ministero dell'Economia entro il 15 dicembre. È stabilita la decadenza dei quattro liquidatori che compongono il comitato da trent'anni, nominati dal governo di Francesco Cossiga nel 1980: Giovanni Ruoppolo (presidente), Riccardo Gallo, Roberto Passino e Giorgio Piantini. Il comitato non ha dipendenti, per legge utilizza il personale dell'Isai in liquidazione, anch'esso soppresso con questa manovra.
I quattro liquidatori hanno svolto in modo trasparente ed efficace – come riconosciuto dalla Corte dei conti – un complesso lavoro di recupero crediti e gestione di un contenzioso interminabile, a causa dei tempi lunghi della giustizia, e hanno ricollocato sul mercato e in parte risanato una ventina di aziende. I risultati economico-finanziari sono positivi. Dalle vendite sono stati incassati circa 317 milioni di euro, che superano i 380 milioni con l'incasso dei crediti dalle società dismesse. Dal 1980 a fine 2007 le spese di gestione del comitato ammontano a 27,8 milioni complessivi. Il costo della sede, in via Boncompagni, è di 175mila euro nell'anno 2008.
Il «comitato per l'intervento nella Sir» fu istituito per comprare il 60% del consorzio bancario che, in seguito all'insolvenza di Rovelli, meno di un anno prima aveva acquisito l'intera Sir finanziaria trasformando i crediti in azioni. L'attività del comitato si è incrociata con nomi e momenti importanti dell'industria nazionale. I due impianti petrolchimici, in Sardegna a Porto Torres e Assemini, furono venduti all'Eni nel 1982 per 40,8 milioni di euro, oltre a 42,3 milioni pagati alla Cassa depositi e prestiti. Uno dei passaggi più significativi è stata la gara per vendere in blocco 18 aziende, nel 1987. Si presentarono in due, la Gerolimich di Sebastiano Cameli e la Montedison di Raul Gardini e Sergio Cragnotti. «Vinse la Montedison e all'asta davanti al notaio si presentò personalmente Cragnotti. La Montedison pagò circa 200 miliardi di lire. È stata l'unica volta che Gardini e Cragnotti sborsarono dei soldi e li diedero allo Stato», ricorda un testimone della vicenda.
Nel 1993 una legge rivitalizzò il comitato, attribuendogli i compiti nell'industria ad alta tecnologia. Arrivarono così le macerie dell'elettronica di consumo con la gestione del 95% della Rel (l'altro 5% è di Fintecna), società pubblica costituita nel 1982 per una missione impossibile: rilanciare i marchi italiani dell'elettronica civile (da Seleco a Brionvega) contro le aziende giapponesi e coreane di televisori e hi-fi. Anche la Rel viene soppressa dalla manovra.
Sempre all'inizio degli anni 90 il comitato Sir fu chiamato a intervenire – con 206,6 milioni di euro – per ricapitalizzare la joint venture italofrancese dei semiconduttori Sgs Thomson (oggi STMicroelectronics), una società ad alta tecnologia reduce da risultati negativi, in cui lo Stato era presente con l'Iri. Quell'operazione, condotta costituendo una nuova società, la Mei Srl (49,9% comitato Sir, il resto era la quota Iri), si è rivelata estremamente vantaggiosa. La STM ha cominciato a produrre utili e dare robusti dividendi finché nel 1999, per ricapitalizzare la Finmeccanica prima della parziale privatizzazione, il Tesoro ha sfilato (a titolo gratuito) la Mei con la quota STM al comitato Sir e l'ha conferita con un aumento di capitale al gruppo aerospaziale e della difesa. Al momento dell'apporto in Finmeccanica, la Mei aveva in pancia 2,2 miliardi di euro, una cospicua potenza di fuoco impiegata dal gruppo aerospaziale, insieme alla vendita di azioni STM che hanno generato alcuni miliardi di euro, per una massiccia campagna acquisizioni negli anni successivi. Nel versante Rel l'attività è stata diretta al recupero di crediti e alla gestione di un contenzioso dopo interventi pubblici per circa 250 milioni tra il 1983 e il 1990. L'attività liquidatoria è ormai esaurita. Resta tra le pendenze l'azione per il recupero di circa 19 milioni di euro dal fallimento della Seleco, per la quale è attesa una decisione della Cassazione entro luglio.
Parlare del comitato Sir porta quasi naturalmente a soffermarsi sulla Iniziative e sviluppo di attività industriali (Isai Spa). Sia perché la manovra correttiva di fatto cancella entrambi, sia perché è la società che negli anni si è preoccupata di fornire personale e mezzi al comitato Sir. Una circostanza che spiega perché, pur essendo in liquidazione dal 1983, l'Isai è sopravvissuta fino a oggi. La Spa, affidata da quasi un trentennio al liquidatore Giovanni Ruoppolo, affonda le sue radici in un passato fatto di partecipazioni statali e di miniere, visto che nasce come finanziaria dell'Egam: l'Ente gestione attività minerarie che ha legato le sue alterne vicende alla discussa figura di Mario Einaudi e al crack costato qualche centinaio di miliardi di vecchie lire dell'epoca. Dopo aver curato la gestione del contenzioso seguito alla liquidazione dell'ente minerario, l'Isai è finita nell'orbita Eni. Dove continua a gravitare tuttora. Il 58,7% del capitale è di proprietà di una partecipata del cane a sei zampe (la Syndial Spa), il restante 41,3% spetta a Fintecna. Questi due soggetti potrebbero spartirsi i 26 milioni di liquidità dell'Isai.
Più incerta appare, infine, la sorte dei 14 dipendenti della sede di via Boncompagni 6. Nel disporre la cessazione dall'attività di liquidazione (che passerà a Fintecna), il decreto abroga «i commi 5 e 7 dell'articolo 33 della legge 17 maggio 1999, n. 144». Peccato che proprio la prima delle due norme consentiva ai dipendenti dell'Isai di traslocare armi e bagagli all'Eni.
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Dal crack Rovelli alle miniere: in soffitta un trentennio di interventi statali
Comitato Sir a Fintecna
Il «comitato per l'intervento nella Sir» fu istituito per rimediare con l'intervento dello Stato al dissesto dell'impero chimico di Nino Rovelli. Il governo ne ha deciso la soppressione e il trasferimento delle funzioni alla Fintecna. Se il decreto con la manovra non subirà modifiche in Parlamento, il comitato dovrà versare 200 milioni di euro al ministero dell'Economia entro il 15 dicembre. Il comitato liquidatore fu nominato nel 1980 dal governo di Francesco Cossiga (foto).
Il salvataggio dell'elettronica
Nel 1993 rivitalizzò il comitato Sir cui vennero attribuiti compiti nell'industria ad alta tecnologia. Arrivarono così le "macerie" dell'elettronica di consumo con la gestione del 95% della Rel, società pubblica costituita nel 1982 per una missione impossibile: rilanciare i marchi italiani dell'elettronica civile (come Brionvega, nella foto) contro le aziende giapponesi e coreane di televisori e hi-fi. Tra le attività pendenti l'azione per il recupero di 19 milioni di euro dal fallimento della Seleco
Isai in liquidazione dall'83
Iniziative e sviluppo di attività industriali (Isai) nasce come finanziaria dell'Egam (ente gestione attività minerarie): dopo aver curato il contenzioso seguito alla liquidazione dell'ente, è finita nell'orbita Eni: il 58,7% è controllata da Syndial spa, il 41,3% da Fintecna, cui potrebbe andare i 26 milioni di liquidità di cui l'Isai dispone. Pur essendo in liquidazione dal 1983, l'Isai è sopravvissuta: è la società che negli anni si è preoccupata di fornire personale e mezzi al comitato Sir