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Santos vince le elezioni in Colombia. Voto condizionato dalle milizie nelle campagne

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Questo articolo è stato pubblicato il 21 giugno 2010 alle ore 08:51.

Juan Manuel Santos, conservatore, ex ministro della Difesa colombiano, si è imposto nel ballottaggio delle presidenziali svoltesi ieri con il 69% dei voti contro il 28% del rivale, l'ex sindaco di Bogotà Antanas Mockus, candidato del centro sinistra. Santos - che ha ottenuto la maggior percentuale di voti della storia colombiana - raccoglie così l'eredità di Alvaro Uribe il presidente uscente: una scelta, quella degli elettori, all'insegna della continuità dato che proprio Santos era stato uno degli architetti della politica di sicurezza che ha portato il governo di Bogotà più vicino a una vittoria militare sui ribelli delle Farc.

Voto nelle campagne condizionato dalle milizie. Le elezioni sono state peraltro funestate da numerosi attentati da parte delle milizie paramilitari: il bilancio è di almeno sette soldati e quattro poliziotti uccisi. Il 58enne Santos - che assumerà formalmente la carica il prossimo 7 agosto - ha ringraziato gli elettori, reso omaggio al suo predecessore e al rivale Mockus, che potrebbe far parte di un governo di unità nazionale se il nuovo presidente confermasse le sue intenzioni di formare una coalizione il più ampia possibile.

Di esperienza di governo ne ha tanta Santos, visto tra l'altro che per anni è stato il ministro della difesa che ha affrontato politicamente e militarmente, sempre in modo coriaceo e frontale, i guerriglieri delle Farc. Economista, appartenente a una delle famiglie più influenti del paese, il candidato del Partido de la U è stato alla guida della Difesa negli anni in cui Bogotà ha dato i colpi più duri alle Forze armate rivoluzionarie della Colombia: tra l'altro durante l'Operazione Scacco che tre anni fa portò alla liberazione, nel cuore della selva, di Ingrid Betancourt e di un gruppo di altri prigionieri delle Farc.
Qualche mese dopo diede un altro colpo durissimo alla guerriglia, con l'uccisione, in una controversa operazione militare, del numero 2 delle Farc, Raul Reyes.
Studi negli Usa e in Inghilterra, scarso carisma e spesso percepito come uomo lontano dalla gente, Santos non ha mai nascosto di voler prendere il posto del suo amico Uribe. Al ballottaggio di ieri ha battuto senza problemi il 'verde' moderato Antanas Mockus, che aveva già sconfitto al primo turno del 30 maggio scorso.

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«Con me dormirete sonni tranquilli», ha spesso ricordato ai colombiani Santos, definendosi «l'uomo della sicurezza e della serenità, cose che al nostro popolo sono costate anni di lacrime e sangue». Abituato da una vita al potere (oltre che della Difesa è stato anche ministro delle Finanze e del Commercio), Santos ha però in questi anni dovuto rispondere a un mare di accuse, alcune anche gravi: per esempio su quello che in Colombia viene chiamato lo scandalo dei 'falsos positivos', e cioè i cadaveri presentati dall'esercito come «guerriglieri uccisi in combattimento» ma che in realtà di combattenti non avevano niente ed erano solo poveri contadini o giovani emarginati.
Accuse dalle quali il nuovo presidente si difende con determinazione («io sono stato il ministro che l'ha fatta finita con la questione dei 'falsos positivos', non quello che l'ha inventata»). Ci sono poi casi mai chiariti del tutto su intercettazioni illegali o sulle accuse da parte di ex comandanti paramilitari circa confuse proposte di accordi: ma anche su ciò il candidato del Partido de la U, e nuovo capo dello Stato, è pronto a ribattere punto su punto.

La maggioranza degli elettori ha scelto la continuità rappresentata dal'esperienza del candidato della destra, a fronte del cambiamento al quale puntava Mockus, che al primo turno, lo scorso 20 maggio, aveva ottenuto meno della metà dei voti del rivale. Al 'balotajè di oggi, il candidato del Partido de la U è arrivato con il 67% delle intenzioni di voto, contro il 29% del rappresentante del 'Partido Verde'.
Più che il risultato elettorale a interessare nel corso della giornata tanti colombiani è stato il casuale intreccio creatosi tra il voto e il calcio. Sia Santos sia Mockus, ma anche Uribe, hanno infatti chiesto ai propri connazionali di rubare un pò di tempo ai mondiali e andare alle urne, visto che al primo turno l'astensionismo ha superato il 50%: i primi dati odierni indicano addirittura un 11% inferiore a tale partecipazione al voto.
In altre parole, sono stati molti i colombiani che hanno preferito vedere la vittoria del Brasile di fronte alla Costa d'Avorio che recarsi alle urne.

L'altro fattore che ha favorito l'astensionismo è di natura strettamente politica, e cioè il grande scarto di Santos nei confronti di Mockus, il leader 'verde' che aveva attirato l'attenzione di molti analisti locali e internazionali, ma che per ora è rimasto solo una promessa della politica colombiana.
Dopo la valanga di voti al primo turno, Santos è comunque sempre rimasto sulla rampa di lancio per una vittoria che è poi stata un trionfo, a conferma che i colombiani - immersi in una 'guerra civile' (guerriglia, esercito, narcos e paramilitari di destra) che negli ultimi 25 anni ha causato almeno 300.000 morti - hanno sostenuto la 'politica della sicurezza' proposta dall'ex navigato ministro della difesa. In questi ultimi giorni, Santos si è poi assicurato il sostegno chiave della maggioranza di candidati e partiti rimasti esclusi dal ballottaggio, mentre Mockus non è riuscito a stringere alcuna alleanza significativa. A favore di Santos ha giocato inoltre la liberazione, una settimana fa, di quattro militari rapiti 12 anni fa dai guerriglieri delle Farc. Anche quella di oggi, così come tante altre giornate nel Paese, sono state comunque 24 ore di violenza in più punti del paese: in tre diversi attacchi e operazioni, sono infatti stati uccisi dieci uomini della forza della sicurezza e sei membri delle Farc.

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