Il Sole 24 Ore
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21 luglio 2010

Come saremo nel 2050? Si cercano risposte per evitare megalopoli disperate


Un primo passo tra il 10 e l'11 novembre, nel cuore del Nord Est: un convegno di respiro internazionale per interrogarsi su come sarà il nostro pianeta nel 2050. Poi, tra un anno, la seconda tappa con la nascita di una fondazione che avrà una missione tutt'altro che semplice: costruire e alimentare un dibatitto culturale attono al tema della crescita sostenibile della collettività.

Parte da qui il progetto promosso dalla ditta Bortolo Nardini di Bassano del Grappa, azienda leader nella produzione di grappe e distillati, che ha voluto farsi promotrice dell'iniziativa "Benvenuti nel Capodanno 2050", un appuntamento tutto incentrato sui trend demografici del pianeta e sul loro impatto negli equlibri geopolitici.

Da qui al 2050 tre miliardi di persone nasceranno o emigreranno nelle megalopoli. Portando a compimento un percorso che, nel 2010, ha fatto segnare per la prima volta il sorpasso della popolazione metropolitana su quella rurale. «Nel 2050 - spiega Gianni Riotta, direttore del Sole 24 Ore e coordinatore scientifico del comitato fondativo - la popolazione in età da lavoro degli Usa tra i 25 e i 70 anni supererà quella della Cina e si registreranno molti cambiamenti in termini demografici. Ci saranno, per esempio, regioni in Asia in cui il numero delle donne sarà superiore a quello degli uomini e in Europa, Italia inclusa, avremo paesi sempre più segnati da un invecchiamento della popolazione».

Il convegno cercherà quindi di capire come cambierà la nostra società e che tipo di servizi dovranno essere erogati. «Rifletteremo - aggiunge Riotta - su quali contromisure adottare affinché non ci siano megalopoli disperate». Per questo il convegno potrà contare sul contributo di numerosi esperti, pronti ad analizzare i cambiamenti che ci attendono da qui al 2050: da Moisès Naìm, direttore della rivista Foreign Policy al genetista Luigi Cavallo Sforza, da Bill Emmott, giornalista indipendente ed ex direttore dell'Economist allo storico Miguel Gotor. «Una delle cose più interessanti del convegno - sottolinea Alberto Bovo, presidente di Hangar Design Group e membro del comitato fondativo - è il target che abbiamo invitato. Non sarà un appuntamento aperto a tutti, ma abbiamo cercato di individuare quelli che potrebbero essere i premi Nobel del futuro: 150 nomi che rappresentano le ecellenze dello studio e della ricerca in Italia e non solo».

La selezione sarà portata avanti dai rettori delle università che saranno chiamati a individuare le menti più promettenti. Cui spetterà il compito di sfidare gli esperti sul terreno dei nuovi equilibri del pianeta. «Siamo un'azienda di settima generazione - dice Antonio Nardini, alla guida del gruppo insieme a Giuseppe, Cristina, Angelo e Leonardo Nardini -, un caso piuttosto raro nel panorama italiano, ma siamo anche abbastanza preoccupati del futuro delle nostre generazioni». Così chiederanno a esperti e giovani di aiutarli a rintracciare risposte rassicuranti. (Ce. Do.)


21 luglio 2010