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Questo articolo è stato pubblicato il 26 settembre 2010 alle ore 19:25.

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Ha solo 32 anni, ma era già entrato nella lista dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia. Franco Li Bergolis, capo delle cosche del Gargano, è stato arrestato domenica mattina dai carabinieri. Poco dopo le 6, una quarantina di uomini del reparto operativo di Foggia e del Ros di Bari hanno fatto irruzione in un piccolo appartamento nel centro di Monte Sant'Angelo: il boss era insieme alla moglie e alla figlia, e lunedì avrebbe dovuto festeggiare l'anniversario di matrimonio. Sul comodino teneva una calibro 7.65 - matricola abrasa e proiettili in abbondanza - ma non ha opposto resistenza.

La faida del Gargano. Condannato all'ergastolo in secondo grado, Li Bergolis era stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare due anni fa e da allora era riuscito a far perdere le sue tracce. Proprio dalla presunta collaborazione del boss con gli inquirenti, era nata una sanguinosa faida tra clan, che ha causato sei morti solo quest'anno. Secondo i carabinieri, nei suoi due anni di latitanza, non si è mai allontanato dalle sue terre: spostandosi sul Gargano, nella Foresta Umbra e piccoli centri della zona.

I re del pizzo. Secondo gli inquirenti, Li Bergolis è uno dei registi della guerra tra clan e uno degli uomini di punta dello storico clan dei Montanari, originariamente capeggiato dallo zio e patriarca Francesco, che opera sul Gargano dagli anni '70. «Quella dei Li Bergolis - aggiungono i carabinieri - può essere senza mezzi termini definita una delle organizzazioni mafiose più pericolose che operano in Puglia: quarant'anni di violenza criminale, di controllo del territorio, di soprusi nei confronti delle popolazioni, specie dei commercianti ai quali veniva imposto il pagamento del pizzo. Ma soprattutto anni che si sono caratterizzati per il sangue versato: un centinaio gli omicidi compiuti, nell'oramai storica faida con il clan Romito».

Punto di partenza. «Oggi è un giorno molto importante - ha dichiarato il procuratore di Bari, Antonio Laudati -. Con l'arresto di Franco Li Bergolis si apre una nuova era nel contrasto alla criminalità organizzata». Secondo il procuratore, la svolta nelle indagini si è avuta a luglio scorso quando si è creato un gruppo misto che ha lavorato specificamente alla ricerca del latitante. «La sua cattura però non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza», ha aggiunto Laudati. Soddisfazione per l'arresto è arrivata dai ministri Angelino Alfano (Giustizia) e Roberto Maroni (Interno), che hanno sottolineato come - uno ad uno - i 30 latitanti più pericolosi vengano via via arrestati: al momento, la lista sul sito del ministero dell'Interno, ne indica 18, che scendono a 17 con la cattura di Li Bergolis,

Arrestato anche Cima. Nella serata di sabato è stato arrestato anche un altro latitante, Roberto Cima, collegato alla cosca calabrese Piromalli. Cima, 52 anni, è stato fermato in Francia, a Vallarius, dai carabinieri in collaborazione con la Gendarmerie francese. Cima, 52 anni, era ricercato dal 2003 ed era inserito nella lista dei 100 latitanti più pericolosi (una sorta di elenco "allargato" compilato dal ministero dell'Interno che, diversamente dall'altro, non viene pubblicato).

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