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Boom per l'export degli armamenti made in Russia

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Questo articolo è stato pubblicato il 29 ottobre 2010 alle ore 08:16.

MOSCA - L'export di petrolio, gas e metalli non basta più per riempire le deficitarie casse dello Stato russo. E Mosca punta a diventare il maggiore esportatore degli armamenti nel mondo, sfidando i tre maggiori concorrenti: gli Stati Uniti, la Germania e la Cina. Nel 2010 il monopolio statale "Rosoboronexport" che controlla le esportazioni di armamenti e di tecnica militare spera di registrare il volume record di affari, che con molta probabilità dovrebbero superare quota 10 miliardi di dollari.

«Attualmente la Russia esporta alcune migliaia di prodotti bellici in 80 Paesi del mondo, mentre il volume delle vendite aumenta in media di 500-600 milioni di dollari l'anno», ha dichiarato ai giornalisti il direttore di "Rosoboronexport", Anatolij Isajkin, secondo cui ogni anno i produttori russi concludono da 1.000 a 1.700 contratti per le esportazioni di armi, di munizioni e di tecnica militare.

L'export bellico della Russia cresce ormai da 11 anni. In questo momento i prodotti russi che godono di maggiore domanda sui mercati globali sono aerei da combattimento, le cui vendite ammontano a circa il 50% del volume delle vendite degli armamenti "made in Russia". I due cacciabombardieri più "popolari" tra la clientela estera sono i Sukhoj-30 e i MiG-29 che la Russia vende in Cina, India, Algeria, Venezuela, Malesia, Indonesia e in alcuni altri Paesi del mondo.

Aumentano le esportazioni dalla Russia dei jet da addestramento e da combattimento Yakovlev-130, un prodotto congiunto del design bureau russo Yakovlev e dell'italiana Aermacchi: nel 2010 sei velivoli di questo tipo saranno forniti alla Libia. In Russia Yakovlev-130 è assemblato presso gli stabilimenti "Sokol" di Nizhnij Novgorod, mentre i velivoli prodotti in Italia sono contrassegnati dalla sigla Aem-130.

Al secondo posto nella lista dei prodotti del complesso militare-industriale russo più richiesti all'estero si trovano i sistemi missilistici per la difesa antiaerea, tra cui il complesso missilistico terra-aria S-300 e il sistema che unisce missili e cannoni Pantsyr-S1. Lo sorso mese il Cremlino era andato d'incontro alle "insistenti richieste" degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, annullando il contratto di fornitura all'Iran di alcuni complessi missilistici S-300, che tra l'altro potrebbero essere stati messi di guardia intorno alla centrale nucleare di Bushehr, costruita in Iran da specialisti russi.

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Tags Correlati: Aermacchi | Anatolij Isajkin | Azienda Energetica Municipale | Bilancia commerciale | Cina | Cremlino | India | Iran | Marina Militare | Mosca | Nato | Yakovlev

 

Concludono la lista gli armamenti leggeri per le truppe terrestri, con in primo luogo i vari modelli di fucili mitragliatrici d'assalto kalashnikov, i sistemi difensivi per la marina militare.
Malgrado la crisi finanziaria le esportazioni belliche russe aumentano di anno in anno: nel 2009 le vendite avevano totalizzato 8,8 miliardi di dollari. E questo grazie alle ordinazioni da parte dei due maggiori clienti dell'industria per la difesa russa, l'India e la Cina. Oltre agli aerei e agli elicotteri da combattimento, New Delhi importa dalla Russia sottomarini, tra cui uno nucleare del modello "Nerpa" (Akula-2 a seconda della classifica della Nato) da 750 milioni di dollari, e la portaerei "Admiral Gorshkov" da 2,4 miliardi di dollari.

Invece negli ultimi tempi si sono inasprite le tensioni tra Mosca e Pechino, che senza adeguate autorizzazioni produce e rivende ai Paesi terzi copie di armamenti e di tecnica miliare russa, tra cui cacciabombardieri, sistemi d'artiglieria, munizioni e i celebri "kalashnikov".

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