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«L'Europa parli con una voce sola»

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Questo articolo è stato pubblicato il 31 ottobre 2010 alle ore 06:39.

La crisi economica e finanziaria globale ha posto in luce con tutta evidenza che non vi è alternativa all'integrazione politica e istituzionale del vecchio continente. Nessuna singola nazione europea, «per quanto ricca e popolosa, per quanto abile ad accreditarsi sulla scena internazionale come interlocutore privilegiato delle potenze più grandi», può farcela da sola. In poche parole, né la Germania né la Francia potranno da sole mettere in campo «un peso adeguato» di fronte all'emergere impetuoso di nuove potenze economiche del calibro di Cina e India.
La tesi del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che riecheggia molte delle sue più recenti valutazioni sugli sviluppi del faticoso processo di integrazione europea, è contenuta nella prefazione al libro di Umberto Triulzi, docente di Politica economica alla Sapienza di Roma,Le politiche economiche dell'Unione europea (Mondadori). Un interessante excursus a tutto campo sullo «stato di avanzamento» dell'intero percorso che ha condotto all'attuale assetto istituzionale ed economico dell'Unione. Un'analisi interdisciplinare rivolta prima di tutto agli studenti, ma anche agli studiosi e in definitiva ai singoli cittadini di un paese che si professa europeista (lo è fin dall'origine), ma in cui tuttavia – come del resto un po' ovunque in Europa – si fatica a riconoscere nei tratti e nei comportamenti collettivi il timbro della comune appartenenza a una vera comunità.
Si parte dagli esordi, e dunque dall'inizio degli anni Cinquanta quando sulla base di una lungimirante intuizione dei padri fondatori, tra cui Jean Monnet e Robert Schuman, nasceva con il trattato di Parigi del 27 luglio 1952 la Comunità economica del carbone e dell'accaio, embrione della futura Comunità economica europea. I principali successi realizzati in questa prima fase – scrive Triulzi – furono sostanzialmente la realizzazione dell'unione doganale e l'avvio della politica agricola comune.
Il viaggio verso il lento, ma costante e progressivo avanzamento dell'integrazione europea vede la caduta delle ultime barriere doganali (1° luglio 1968) tra i sei paesi membri, l'avvio della «Pac» e la lunga marcia verso l'unione economica e monetaria dopo il fallimento del «serpente monetario europeo» e a seguire dello Sme travolto dalla crisi del 1992. E poi il trattato di Maastricht del 1992 e il percorso di avvicinamento all'euro, per finire con la storica adozione della moneta unica e il successivo faticosissimo percorso di integrazione istituzionale, culminato con l'entrata in vigore del nuovo Trattato.

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Tags Correlati: Comunità economica europea | Francia | Giorgio Napolitano | Jean Monnet | Mondadori | Politica economica | Robert Schuman | Stati Membri | Umberto Triulzi

 

Ora l'Europa è attesa alla sfida decisiva. Deve parlare «con una voce sola» – ribadisce Napolitano – agendo con forza e determinazione «in particolare in seno alle istituzioni multilaterali dotandosi finalmente di adeguati meccanismi di coordinamento delle politiche economiche». In poche parole costruendo quel fondamentale pilastro di una politica economica comune che resta l'unica strada per completare l'integrazione avviata con la moneta unica. «La via dell'unità europea è la valida alternativa al graduale declino dei nostri paesi, alla loro marginalizzazione sulla scena internazionale».
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