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Il 29 si vota la sfiducia a Bondi

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Questo articolo è stato pubblicato il 18 novembre 2010 alle ore 06:37.


ROMA
Sarà votata il 29 novembre la mozione di sfiducia dell'opposizione nei confronti del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi dopo i crolli a Pompei: un esame richiesto, nella propria quota di calendario dei lavori dalla minoranza, che ha fatto insorgere il Pdl, sicuro di poter contare su una "tregua" parlamentare fino alla mattinata del 14 dicembre, data concordata martedì al Quirinale dai presidenti delle due Camere per la votazione dei documenti a sostegno (Senato) e di sfiducia (Camera) al governo. Il voto su Bondi, però, rischia di essere solo il culmine di due settimane ad alta tensione per l'esecutivo che dovrà guardarsi da una serie di "mine" a Montecitorio, dove senza Fli non può più contare sull'autosufficienza: dalle mozioni sul pluralismo della Rai (una presentata da Fli) alle revoche sulle deleghe al ministro della semplificazione Roberto Calderoli, passando per la riforma dell'università.
"Votazioni al buio" sono state subito ribattezzate quelle che attendono alla Camera il governo nelle prossime due settimane, prima quindi del "giorno della verità" fissato per il 14 dicembre. Sul caso Bondi, però, Futuro e libertà ha già annunciato con il suo capogruppo Italo Bocchino di non voler «scatenare una guerriglia»: «Bisogna rendersi conto – ha detto – che quando si mette in discussione il governo, non è importante affrontare una questione come quella di Bondi che è veramente minimale». Il ministro, da parte sua, non ha preso affatto bene la scelta di Pd e Idv di insistere sulla sua sfiducia individuale: «Da una parte mi infligge, non posso negarlo, uno stato di angosciosa mortificazione, dall'altra parte però suscita un sentimento di profonda tristezza dinnanzi al volto sfigurato di una sinistra» che «si accanisce con un'iniziativa abnorme e dirompente sul piano personale». Il Pdl protesta contro una calendarizzazione «contraddittoria» e «lesiva» (Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati) rispetto all'accordo raggiunto il giorno precedente al Quirinale per mettere in sicurezza la legge di stabilità. «Un vero e proprio sgarbo istituzionale» commenta il vicepresidente della Camera Antonio Leone (Pdl). «Noi facciamo le nostre scelte e le portiamo con coerenza fino in fondo, si vedrà cosa ne pensa il Parlamento» spiega il leader del Pd Pierluigi Bersani.

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Prima di arrivare al giudizio su Bondi, il calendario della Camera prevede altre strettoie. Lunedì è fissato l'esame delle mozioni di Fli e Giuseppe Giulietti (indipendente) sulla «tutela della qualità e del pluralismo dell'informazione nel servizio pubblico radiotelevisivo»: un testo che, se approvato, suonerebbe come una netta sconfessione dell'operato del direttore generale di viale Mazzini, Mauro Masi. Lo stesso giorno potrebbe finire sulla graticola un altro ministro, il leghista Calderoli, per il quale l'Idv chiede la revoca delle deleghe per aver «aver determinato l'abrogazione di un decreto legislativo per il quale diversi esponenti leghisti sono sottoposti a giudizio con l'accusa di aver organizzato un'associazione di carattere militare con scopi politici». Fli ha però assicurato che "non farà scherzi". Sarà poi la volta della riforma dell'università. I "futuristi" hanno concordato con l'opposizione sull'inopportunità di votare un provvedimento così importante prima della verifica sul governo ma non faranno mancare il loro sostegno.
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