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L'Inter rifila cinque gol al Parma. La Lazio rallenta. Grande Palermo contro la Roma

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Questo articolo è stato pubblicato il 28 novembre 2010 alle ore 15:15.

Dopo l'elettrizzante posticipo Palermo Roma, che ha visto lo strapotere in campo dei rosanero (3 a 1 il risultato finale, e ai giallorossi poteva andare molto peggio senza alcune parate di Julio Sergio), la classifica della serie A vede il Milan ancora solo con il medesimo distacco di 3 punti dalla seconda, la Lazio. Questa è l'unica certezza, anche se per i rossoneri a Marassi si è interrotta la striscia vincente. Con una Lazio che frena, una Juve che non molla anche se non va oltre il pareggio e l'Inter che fa sfracelli all'ora di pranzo per far sentire che ancora c'è. Per il Napoli brutto stop a Udine, mentre proprio il Palermo aggancia i Benitez boys e balza al sesto posto davanti alla Roma.

Dal Meazza, però, arriva un segnale fortissimo. Cinque gol rifilati dai nerazzurri al Parma, dopo essere passati in svantaggio. Una reazione fortissima, una squadra che non ci sta a fare da spettatrice dopo aver vinto tutto. Non ci stanno, i campioni d'Europa, nonostante gli infortuni e l'autolesionismo (la faccia contrita di Eto'o in tribina è la fotografia di un momento in cui tutto va per il verso sbagliato, almeno in campionato).

La qualificazione anticipata in Champions regala una tranquillità che non si vedeva da tempo. E non si vedeva da tempo neppure Hernan Crespo, storico ex, attempato, sempre temibile che si presenta con la maglia del Parma a fianco di Bojinov. Il pubblico di San Siro lo riconosce in fretta perchè è proprio lui a materializzare un nuovo incubo con un gol che gela i pochi devoti che hanno sfidato l'orario sfavorevole, il tempo inclemente e una gara, sulla carta, non particolarmente allettante. Appoggio di Angelo per l'argentino, difesa nerazzurra di sasso e Castellazzi ancora freddo. Sconforto nerazzurro. La squadra di Benitez è scioccata.

Il Parma prova ad approfittarne e con Giovinco trova un altro varco ma spreca mettendo sul fondo. L'Inter vacilla e non sembra in grado di reagire, ma lo stordimento dura poco. Una manciata di minuti e la domenica sceglie il suo eroe. Dejan Stankovic pesca due gol in sequenza, fortunosi se vogliamo e viziati da deviazione. E' tutto cambiato. Adesso è il Parma ad avere le orecchie basse. I ducali non accennano reazioni. L'Inter comincia a giocare da Inter. Persino Biabiany sembra un fenomeno ispiratissimo. Se solo imparasse a tirare in porta diventerebbe davvero una pedina importante per Benitez. Le percussioni centrali arrivano invece con regolarità da Pandev e Stankovic .

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Ed è proprio Biabiany ad ispirare il terzo gol nerazzurro. Suo l'assist per Cambiasso che sotto porta firma il 3-1. Potrebbe affondare come un coltello nel burro l'Inter ma nonostante la rassegnazione del Parma sembra accontentarsi del risultato conseguito ma c'è ancora un tempo da giocare. E la partita infatti si riapre. E'ancora Crespo, sempreverde e con la sua classe universalmente riconosciuta, a rimettere il sale sulla coda ai nerazzurri. Rimpallo favorevole e destro che si infila alle spalle di Castellazzi.

Gara dispendiosa anche sul piano psicologico. E allora la ripresa si apre con dei cambi: il giovane Natalino entra al posto di Santon mentre dall'altra parte Valiani prende il posto di Gobbi. Cambiasso e Stankovic hanno due grandi occasioni per il quarto gol ma è il Parma a colpire un palo con Angelo . Ma oggi è il giorno delle buone notizie per Benitez. Tra tanti infortuni c'è un recupero, quello di Thiago Motta. E' già una festa vederlo in campo , figuriamoci quando il centrocampista sfutta una papera di Mirante in uscita. Chi crede ai segnali non può sottovalutare il dettaglio. Ma non è ancora finita. Crespo scheggia la traversa e l'Inter dilaga con un altro gol di Stankovic.

Il Milan può sorridere. Resta a tre lunghezze la Lazio, che all'Olimpico non va oltre l'1-1 contro il Catania. Silvestre spaventa i biancocelesti, Hernanes rimette le cose a posto nel recupero del primo tempo ma il risultato non cambia più. Peggio fa il Napoli al Friuli: 3-1 a favore dell'Udinese dove Totò Di Natale firma la sua seconda tripletta consecutiva davanti al proprio pubblico, con Hamsik che prima sigla la rete della bandiera per i suoi e poi si fa parare da Handanovic il rigore che avrebbe potuto riaprire i giochi.

Seconda vittoria consecutiva per il nuovo Cagliari targato Donadoni, che contro il Lecce dilaga nella prima mezz'ora (doppietta di Matri e gol di Canini), salvo poi subire il ritorno dei salentini: Olivera e Di Michele bucano la porta di Agazzi ma la rimonta della formazione di De Canio si ferma qui. Lecce ora penultimo, con due punti di vantaggio sul Bari che fa un piccolo passo avanti grazie al pari interno contro il Cesena. Al San Nicola sono gli ospiti a passare in vantaggio con Colucci dal dischetto, Caputo pareggia i conti e le due squadre si spartiscono la posta. Ventura tira un sospiro di sollievo mentre Iachini continua a vedere la sua panchina in bilico dopo lo 0-0 interno del suo Brescia contro il Genoa. Restano a guardare Bologna e Chievo.

Prevedibile la frenata del Milan a Genova. Le squadre di Di Carlo sanno essere fastidiose con le grandi ed è andata così anche questa volta. Restano sempre 4 punti di margine sulla Lazio, mentre la Juve non riesce ad aprrofittare per avvicinarsi alla vetta, anzi, rischia parecchio con la Fiorentina andando subito in svantaggio. Il contrario di quel che succede a Genova dove il Milan passa in vantaggio e poi si fa riacchiappare. La Sampdoria è più fresca del solito. Si è scrollata di dosso un po' di apatia e si galvanizza al cospetto di grandi campioni . Ma i grandi campioni i questione sono appannati, stanchi, sempre in grado di regalare sprazzi di bel calcio ma meno brillanti rispetto alle ultime uscite che hanno fruttato una striscia di 5 vittorie consecutive tra campionato e Champions.

La formazione di Allegri non nasce per stupire o per divertire, ma è concepita per essere pragmatica. Cresce Robinho , e Robinho lo spazio lo trova. Ronaldinho non va, Ronaldinho resta in panchina. Non è più il possesso palla la forza rossonera ma dietro si rischia davvero poco. Ma rischia poco anche la Samp, una squadra che si sta ricostruendo un'identità e che sembra aver ritrovato concentrazione. Fatica a costruire ma si copre a dovere. Il Milan ci deve provare soprattutto da fuori e a farlo è proprio Robinho, per la prima volta del tutto convincente. E'lui, e non Ibra che gioca lontano dalla porta, a creare qualche problema di troppo alla retroguardia blucerchiata. E il gol del vantaggio, sul finale di primo tempo, arriva proprio dai suoi piedi, grazie all'assist di Ibrahimovic.

La Samp fatica molto a trovare spazi e occasioni. Marilungo è una bella promessa ma non è Cassano. Pazzini è il punto di riferimento per tutti. Il gol del pareggio arriva nella ripresa sugli sviluppi di un corner. E' Gastaldello che svetta su tutti e serve al Pazzo la palla del pari. Da qui alla fine il problema per la Samp diventa quello di reggere la pressione , con il Milan in attacco fino all'ultimo secondo. Nel frattempo però Di Carlo si gioca anche la carta Pozzi che va vicinissimo al 2-1 che Abbiati sventa con un intervento spettacolare. La Juve perde invece la grande occasione per avvicinarsi alla vetta.

Boruc salva la Fiorentina a Torino. In campo all'Olimpico contro la Viola, i bianconeri danno vita ad un primo tempo incolore nonostante il gol subito dopo soli 4'. Un episodio sfortunato, un'autorete di Motta, che non riesce però a scuotere più di tanto i ragazzi di Delneri. Krasic non è il solito trascinatore, anzi, deve vedersela con Vargas, che è il propiziatore del vantaggio viola, e non c'è partita. La Juve cresce solo nella ripresa quando Boruc deve cominciare a fare gli straordinari con almeno due grandi pericoli sventati per resistere al forcing dei padroni di casa. Si difende con i denti la squadra di Mahajlovic ma cade sul finale quando Pepe piazza alle spalle del portiere polacco una punizione a giro che, sul piano della classifica, frutta solo un momentaneo aggancio al Napoli.

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