Il Sole 24 Ore
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Gara-flop per la caserma di Albenga

Giorgio Santilli



ROMA.
Frenata per le vendite dell'agenzia del demanio. Il 30 novembre è andata deserta la gara per la cessione della caserma Piave ad Albenga, un bene messo all'asta con un valore minimo di 40 milioni. Un brutto segnale per il programma delle dismissioni delle caserme, partito con la finanziaria 2007, quando si ipotizzava la valorizzazione di 800 beni per un valore di quattro miliardi. Alla fine il ministero della Difesa ha trasferito solo 400 beni e si è fatto autorizzare dal Parlamento per valorizzare in proprio l'altra metà. Il Demanio ha scelto cinquanta "pezzi" tra quelli più pregiati, meritevoli di essere alienati solo dopo aver portato a termine la valorizzazione che implica accordi con i comuni e cambi di destinazione d'uso, in modo da spianare la strada a un progetto di riqualificazione. È la parte più ambiziosa del programma caserme. A oggi sono solo due le caserme vendute dopo valorizzazione, la Gnutti di Brescia per 9 milioni e la Flores di Bergamo per 1,1 milioni, entrambe cedute quest'anno.
Fra i motivi che hanno affossato la gara per la caserma Piave un prezzo probabilmente troppo alto, cauzioni elevate, tempi stretti per la presentazione di un'offerta credibile (4 mesi) e vendita in blocco: la presenza nell'area individuata di una caserma dei carabinieri non alienata, in particolare, di fatto divideva in due il terreno e avrebbe reso forse più opportuna la divisione della cessione in due lotti.
La vendita dell'immobile ligure rappresentava un passaggio importante per l'agenzia del Demanio raggiungere l'obiettivo di 105 milioni di incassi da alienazioni fissato per il 2010 dal contratto di servizio tra il Demanio e il ministero dell'Economia. A fine ottobre l'incasso era fermo a 81 milioni. In realtà, all'inizio dell'anno gli obiettivi erano assai più ambiziosi, fissati dalla Ragioneria nella legge di bilancio in 420 milioni. Quello che fa fede per l'agenzia è però il valore concordato nel contratto di servizio che fin dall'inizio è stato molto più basso: 105 milioni. Anche la riprogrammazione in fase di assestamento del bilancio statale prendeva atto delle difficoltà, portando l'obiettivo a 91,5 milioni.
La ragione che viene addotta dall'agenzia guidata da Maurizio Prato per il rallentamento del programma di alienazioni è il federalismo demaniale. Il complicato processo di trasferimento dei beni dall'agenzia agli enti locali, messo in moto dal primo decreto attuativo del federalismo fiscale, ha aperto una gigantesca trattativa sotterranea sui beni da passare a comuni e province. Un tira e molla che ha già prodotto per due volte una revisione della lista di beni da alienare e ora ha portato il ministro Calderoli a congelare di fatto il trasferimento, in attesa che ci si accordi su cosa trasferire e cosa no. Al momento sono stati individuati 12mila beni per un valore di 3,6 miliardi, ma nella lista non ci sono molti beni che gli enti locali pensavano di trovare.
Per capire lo stato di salute del programma di valorizzazione delle caserme è fissata al 15 dicembre la gara per la vendita di un'altra grande caserma, la Sani di Bologna, 41,9 milioni a base d'asta. Il raggiungimento dell'obiettivo dell'incasso da alienazioni è legato a questa partita, almeno nella sostanza (la formalizzazione avverrebbe comunque nel 2011). Se si dovesse ripetere per questo immobile il copione della caserma Piave, l'obiettivo resterebbe lontano e il programma subirebbe ulteriori rallentamenti.
All'appuntamento per visionare la caserma Sani (e le altre due caserme bolognesi in vendita Masini e Minghetti) si sono presentati numerosi operatori immobiliari e delle costruzioni. Non sono mancati nomi di prestigio come Unipol, Valdadige costruzioni, Reag, Manutencoop costruzioni, Legacoop Bologna, Galotti, Gabetti property solution, Ance Bologna.
Resta tutto da capire il reale interesse di questi operatori a presentare un'offerta, considerando che in questo caso i tempi per la presentazione delle offerte sono stati drasticamente tagliati: 48 giorni. Il bene in vendita è poi particolarmente complesso: si tratta di un'ampia area militare di circa undici ettari all'interno della quale sono presenti 26 edifici diversi per dimensioni, epoca di costruzione, tipologia e stato di conservazione. Sono presenti magazzini, palazzine in linea e edifici specialistici produttivi, fra cui due silos e un fabbricato destinato a ospitare le celle frigo.
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