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Fondi Ue, hi-tech e turismo al palo

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 dicembre 2010 alle ore 08:12.


ROMA
La spesa dei fondi europei è bassa, incredibilmente bassa. Fin qui niente di nuovo: da questa base si è mosso il governo per mettere a punto il piano Sud, ma informazioni molto più precise arrivano ora dal rapporto consegnato alla direzione generale Ue per le politiche regionali dalla società Ismeri Europa, incaricata di valutare i risultati della programmazione. L'Italia – è il responso – versa in un preoccupante affanno soprattutto sullo stato di attuazione dei progetti di innovazione industriale (mentre sulla ricerca pura si va meglio), del turismo e beni culturali, degli aiuti alle imprese, dell'ambiente, dello sviluppo urbano. Sono questi i settori in cui, se non ci sarà una sterzata con i nuovi criteri fissati dal piano Sud, si rischia di restituire risorse a Bruxelles. Va un po' meglio per istruzione ed energia. La spesa complessiva per il 2007-2013, in euro, è ferma al 7%. Ma se si sceglie un altro parametro, il numero di interventi o progetti già conclusi, non va meglio, con una quota totale stimabile sotto il 10% e, in diverse amministrazioni, tra lo 0 e il 5%.
Il confronto
Il Programma nazionale ricerca e competitività è condiviso da Miur e ministero dello Sviluppo. Nel primo caso, ci sono segnali positivi come «l'elevata domanda registrata per gli ultimi bandi lanciati». Il secondo asse, quello dell'innovazione industriale, «soffre invece dell'assenza di un nuovo e adeguato quadro degli incentivi». In generale il Programma nazionale «ha incontrato difficoltà nel coordinamento di strategie tra i due ministeri». Su 720 progetti di supporto all'innovazione, il rapporto Ismeri ne segnala completati 52. Quanto al sostegno alle imprese, a livello regionale, la maggior parte delle risorse spese è stata destinata a fondi di garanzia. Si possono fare degli esempi: la Puglia ha finanziato 2.700 imprese sulle oltre 26mila previste, la Sicilia 1.000 su 3.000, la Campania è al palo. Situazione peggiore nel settore del turismo e beni culturali, che sconta il carattere interregionale del programma con conseguente mancanza di coordinamento. A livello ministeriale i risultati languono, nelle regioni si va dai 3 interventi siciliani per nuove strutture (su un target di 20) agli 8 progetti campani per la valorizzazione culturale (su 70). Cambiando completamente area, nei trasporti ed infrastrutture – commenta Andrea Naldini, coordinatore del rapporto – «un recente accordo con le Fs ha consentito di individuare una serie di progetti su cui si potrà accelerare».

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Tags Correlati: Andrea Naldini | Ferrovie dello Stato | Ismeri Europa | Italia | Miur | Turismo | Unione Europea

 

Male non solo le regioni
Una delle cifre più citate nelle ultime settimane è rappresentata dai 101 miliardi per il Sud (tra Fas, fondi strutturali e co-finanziamento nazionali). Ma in gioco ci sono anche 22 miliardi per le regioni del Centro-Nord, che hanno performance superiori (spesa tra il 12 e il 13%) ma comunque non entusiasmanti. Il vero problema – sottolinea il rapporto Ismeri – è che, a questo ritmo, la ricca dote dei fondi Ue non riuscirà a mitigare gli effetti della crisi sulle aree più deboli del paese, fallendo in larga parte l'obiettivo di riduzione del divario con il Nord. «Gli interventi sono in ritardo e risultati tangibili inizieranno ad esserci solo tra 3-4 anni, praticamente alla fine del periodo di programmazione. Nel caso di interventi più complessi poi – infrastrutture o progetti di ricerca – effetti sostanziali arriveranno ancora più tardi». E le criticità, ribadisce Naldini, riguardano sia i programmi operativi regionali sia quelli nazionali, di competenza di singoli ministeri.
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