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Calì divenne capitano della nazionale perché conosceva le lingue straniere

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Questo articolo è stato pubblicato il 06 gennaio 2011 alle ore 16:41.

Ecco il testo dell'Intervista con Gaetano Sconzo su Francesco Calì, primo capitale della nazionale.

La nazionale italiana giocò la prima volta nel 1910 ma la maglia azzurra arrivò solo l'anno dopo, come mai?

Perché le due partite del 1910 vennero giocate in maglia bianca perché costava meno.

Com'è nato il suo interesse per Francesco Calì?
Nell'86 ero a Genova per Sampdoria-Palermo e decisi di andare a cercare gli eredi di Calì. Venni a sapere che gli antenati dalla Sicilia si erano trasferiti in Svizzera - e poi appunto a Genova - per cercare fortuna una volta finiti sul lastrico a causa dei pirati che avevano rubato tutte le navi per il trasporto del vino.

Calì giocò sia nel Genoa sia nell'allora Andrea Doria, poi Sampdora.

Sì e questo creò un grande scandalo in città. In seria A fu il primo caso di militanza in due squadre della stessa città. Calì guadagnava talmente poco che dovette avviare un'attività imprenditoriale come editore di cartoline, in cui compariva sempre a mo' di firma l'immagine del nipote che guardava il soggetto della cartolina. Poi, durante la guerra, sfollò a Nervi e un bombardamento aereo distrusse il deposito dove si trovavano le cartoline. Mori qualche anno dopo tra l'indifferenza della Federazione italiana gioco calcio, presente invece con il presidente Abete due anni fa in occasione dell'inizio delle celebrazioni per i cento anni della nazionale.

Ho letto che Calì giocava come terzino sinistro. Aveva il numero 3?

Allora i giocatori non avevano i numeri sulla maglia, arrivati poi nel 1938, così come non esisteva la fascia da capitano, arrivata nel dopoguerra.

In base a quali criteri Calì venne nominato capitano?
Perchè conosceva le lingue, essendo vissuto in Svizzera, e perché con i suoi 28 anni era il più anziano.

Un ultimo aneddoto?

Una volta i giocatori della nazionale erano diretti in Ungheria per un incontro. Partirono da Genova ma arrivati a Trieste presero il traghetto ma persero la coincidenza per l'Ungheria, dove arrivarono in una stazione secondaria senza nessuno ad aspettarli. Per mangiare si erano portati una valigia di panini imbottiti acquistati in una salumeria a Genova, messi sul conto della signora Trerrè, madre di un loro compagno di squadra.

Tags Correlati: Andrea Doria | Arabi | Figc | Francesco Calì | Gaetano Sconzo | Genoa | Genova | Palermo (squadra) | Sampdoria | Sport | Svizzera | Ungheria

 

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