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Micheli e Padoa Schioppa: due prodiani, servitori dello stato divisi dalla politica

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Questo articolo è stato pubblicato il 21 gennaio 2011 alle ore 16:44.

A distanza di un mese se ne sono andati in due, Tomaso Padoa Schioppa ed Enrico Micheli, entrambi ex ministri del governo Prodi, entrambi uomini sobri, rigorosi, servitori delle istituzioni. Ma profondamente divisi da una diversa concezione e passione per la politica.

Due prodiani scomparsi
Padoa Schioppa, una vita all'interno della Banca d'Italia, considerato uno dei padri fondatori dell'euro, è scomparso il 21 dicembre corso per un improvviso malore a Roma durante una festa per i suoi 70 anni. Ieri sera, giovedì 20 gennaio, mentre a Milano familiari, amici e conoscenti lo ricordavano con una toccante, suggestiva, messa a Requiem di Mozart in una chiesa di San Marco molto fredda ma piena di gente, il suo ex collega Enrico Micheli, 73 anni, si stava spegnendo, dopo una lunga malattia, all'ospedale di Terni, sua città natale, dove era ricoverato. La notizia dello morte è arrivata questa mattina.

Micheli, instancabile mediatore
Padoa Schioppa, ministro dell'Economia e delle Finanze nel secondo governo Prodi dal maggio 2006 al maggio 2008, era un economista rigoroso, un uomo sobrio, di alto profilo intellettuale, culturale ed etico, una grande tecnico prestato alla politica, ma non era molto amato dalla politica, che non gli perdonava la schiettezza brutale dei numeri che guidavano le sue scelte di politica economica, la totale mancanza di indulgenza nei confronti delle confortevoli bugie che i politici tendono raccontare ai loro elettori. Uno dei suoi critici più spietati è stato proprio Enrico Micheli, ex compagno di governo ricordato, come lui, come un uomo «di grande sobrietà e rigore», come «un servitore delle istituzioni». A differenza di Padoa Schioppa, Micheli è stato molto apprezzato da politici e sindacalisti, proprio per la sua instancabile attitivà di politico-mediatore, di fine tessitore delle politiche economiche e sociali, abilissimo nel tenere il rapporto con i partiti e con le forze sociale, di risolvere delicate problematiche e controversie.

La polemica Micheli-Padoa Schioppa.
In una lettera al Sole 24Ore dello scorso 7 settembre, Enrico Micheli ha criticato aspramente Padoa Schioppa, reo di aver elogiato Tremonti in una precedente intervista, nella quale aveva sottolineato «la continuità tra la sua politica di contenimento del bilancio pubblico come ministro del Tesoro e quella dell'attuale ministro Tremonti». Micheli accusava Padoa Schioppa di «aver affrontato una delicatissima vicenda politica» senza nemmeno «annusarla la politica», di aver preferito «la referenzialità, peraltro giusta, con i grandi organismi finanziari internazionali», alle ragioni della gente. In sostanza di aver completamente ignorato le aspettative dell'elettorato, portando il governo Prodi a delle scelte dolorose, difficili da spiegare, che hanno creato una profonda frattura, mai più recuperata con la sua base elettorale. Una freddezza inconcepibile per Micheli, uomo di grande passione politica.

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Tags Correlati: Angela Finocchiaro | Banca d'Italia | Cisl | Enrico Micheli | L'Ulivo | Pd | Politica | PPI | Prodi II | Romano Prodi | San Marco | Sellerio | Tomaso Padoa Schioppa

 

La carriera politica
MIcheli Micheli è stato, infatti, uno dei più stretti collaboratori di Romano Prodi, anche all'Iri, e nel 1996 è stato uno dei fondatori dell'Ulivo, che vinse quello stesso anno le elezioni politiche nazionali. Membro del Ppi, è stato sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri durante i governi Prodi I e Prodi II, D'Alema II e Amato II. Nel governo Prodi I è stato uno dei grandi protagonisti dell'ingresso dell'Italia nell'euro, assieme al ministro del tesoro Ciampi. Nel governo D'Alema è stato ministro dei lavori pubblici, contribuendo al rilancio del settore infrastrutturale nazionale.

La politica ha perso un grande uomo
«Oggi la politica perde un grande uomo», ha detto emblematicamente Angela Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, ricordando Micheli. «Enrico è stato un uomo straordinario per intelligenza, umanità e rigore etico. Era un uomo integerrimo che ha lavorato con passione per il suo Paese e per vedere realizzati gli ideali in cui ha creduto senza mai mettere al primo posto l'interesse personale o di parte», ha commentato Romano Prodi. E dal fronte sondacale: «Enrico Micheli è stato un vero servitore dello Stato ma anche uomo del dialogo, rispettoso del ruolo autonomo delle parti sociali», ha commentato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.

Micheli scrittore
Uomo di grande cultura, Micheli ha scritto anche diversi romanzi, in particolare per la Sellerio: «Lo stato del cielo» (1993), «Il ritorno di Andrea» (1995), «La gloria breve» (1997), «L'uomo con il Panama» (1998), «Federico ed i colori della giovinezza» (2000), «L'Annunziata» (2001), «Le scale del Paradiso» (2003), «Il palazzo del Papa» (2005), «Italo» (2007). Il suo ultimo libro è uscito nel giugno 2010, con il titolo «Quando dalla finestra si vedeva l'Eur e noi sognavamo la rivoluzione.

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