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La favola bella di Thiago Motta, carioca che stasera indossa la maglia azzurra

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Questo articolo è stato pubblicato il 09 febbraio 2011 alle ore 08:28.

28 agosto 1982. La Nazionale Italiana aveva ancora addosso il profumo persistente e inebriante della Coppa del Mondo appena conquistata. Dall'altra parte del mondo, in Brasile, a San Bernardo do Campo, nasceva Thiago Motta. Destini incrociati, anche se allora nessuno poteva immaginare. Sono passati ventotto anni ed è il momento di riannodare quel filo, solo fin qui virtuale. Di lui tutto si può dire, ma non che si sia trovato la pappa pronta. Ha sgobbato tanto, ma rischiava di non bastare. Ha rischiato di finire nel calderone di quelli che «poteva diventare un campione ma non è stato fortunato».

Dopo aver toccato il cielo con un dito a soli 17 anni approdando dalla Juventude al Barcellona, è cominciata quella che sembrava destinata ad essere un'inesorabile parabola discendente. Diventa un pilastro del centrocampo conquistando giorno per giorno la maglia da titolare nel 2001, poi una parentesi per il primo grave infortunio al ginocchio nel 2004 (rottura dei legamenti) che imprime una brusca frenata alla sua carriera nel momento in cui la concorrenza è più agguerrita che mai con l'ascesa di Xavi, Iniesta, e Deco.

Così, l'avventura catalana finisce con il trasferimento a Madrid, sponda Atletico, ma la sfortuna lo rincorre per tutta la Spagna e la rottura del menisco del ginocchio sinistro gli rovina un'altra stagione e a fine anno si trova svincolato. I suoi nuovi pigmalioni, veri artefici della sua seconda vita, sono il patron del Genoa e il tecnico Gasperini, gli unici a scommettere sulla sua rinascita. O la va o la spacca. L'ingaggio a parametro zero del centrocampista, nel 2008, si rivela un gran colpo.

Il valore del giocatore lievita a dismisura e in una sola stagione Thiago Motta diventa l'oggetto del desiderio di Moratti che sta costruendo la squadra dei sogni e la cavalcata alla conquista del mondo. Nel 2009, il trasferimento in maglia nerazzurra per 14 milioni di euro. Cinque stagioni per 3 milioni netti all'anno. Improvvisamente la vita torna a colori. Il 5 maggio del 2010 arriva il primo trofeo italiano, la Coppa Italia conquistata contro la Roma, undici giorni dopo arriva lo scudetto, mentre la Champions se la gode un po' meno. L'espulsione in semifinale, contro il Barcellona, per una gomitata a Busquets, lo costringe a saltare la finale di Madrid, vinta con il Bayern Monaco. Ma il suo marchio sulla stagione resta indelebile. Il 2010 va agli archivi con altri due trofei, la Supercoppa Italiana e il Mondiale per Club.

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Tags Correlati: Barcellona | Bayern Monaco | Brasile (squadra) | Genoa | Madrid | Parma (squadra) | Roma (squadra) | Rovigo | Spagna (squadra) | Sport | Thiago Motta

 

Quest'anno, solo 10 partite, ma anche qui il marchio di fabbrica non si è fatto attendere: 4 gol, uno col Parma, due col Napoli e uno proprio domenica con la Roma. Più che sufficiente per avere la pancia piena. Cosa volere di più? Semplice. Realizzare il sogno di qualsiasi bambino che tira i primi calci al pallone. Vestire la maglia della Nazionale. Sì, ma quale? Culla o radici? Nato in Brasile ma con sangue tricolore nelle vene e passaporto italiano nel portafoglio (la famiglia è originaria di Polesella, in provincia di Rovigo), Thiago non ha mai avuto un solo dubbio. Ma anche qui il percorso non è stato costellato di petali di rosa.

Le sue chance di sposare la causa azzurra rischiano di essere compromesse da un paio di comparsate con la nazionale brasiliana nella CONCACAF Gold Cup del 2003, una competizione destinata alle Nazionali maggiori alla quale però , ecco la scappatoia, i verdeoro presentarono l'Under 23. L'autorizzazione definitiva della Fifa è arrivata proprio a poche ore dalla convocazione, in zona Cesarini , giusto per citare un altro famoso oriundo.

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