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Questo articolo è stato pubblicato il 16 marzo 2011 alle ore 16:25.

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Baccomo (Studio Illegale): l'avvocato d'affari Sobreroni dal blog al romanzo al film con Fabio Volo (nella foto Olycom)Baccomo (Studio Illegale): l'avvocato d'affari Sobreroni dal blog al romanzo al film con Fabio Volo (nella foto Olycom)

«Credo sia stato lo stesso meccanismo che ci porta a guardare le foto della cellulite delle attrici. Il mondo degli avvocati d'affari e in generale quello dei professionisti dell'economia è sempre apparso splendente, anche inaccessibile, e in qualche modo il blog ne mostrava la cellulite». Federico Baccomo, ex avvocato d'affari, ex giurista d'impresa e ex autore del blog rivelazione "Studio Illegale" sintetizza gli elementi che due anni fa hanno portato al successo del sito Internet che aveva aperto quasi per gioco.

Il blog riportava spaccati quotidiani della routine lavorativa in studio dell'avvocato d'affari Duchesne, tra riunioni, blackberry e nottate trascorse al computer mangiando una pizza take away. Il blog trasformato in un romanzo di successo edito da Marsilio si prepara ora alla trasposizione cinematografica, e il ruolo del protagonista dovrebbe essere interpretato da Fabio Volo.

«Per un ragazzo che si affacciava alla professione leggere il blog era una possibilità per esorcizzare l'ansia di essere all'altezza di un mondo tanto esigente quanto impietoso», commenta Baccomo, oggi scrittore a tempo pieno che sta per tornare in libreria con "La gente che sta bene" (Marsilio, uscita prevista 23 marzo).
Nuovo romanzo con protagonista un avvocato d'affari, la cui uscita è accompagnata dal lancio di un sito, "la gente che sta bene", dove i lettori possono incontrare il protagonista Giuseppe Sobreroni, partner dello studio legale internazionale Flacker Grunthurst & Kropper.
Come raccontano i romanzi di Baccomo, la vita nelle law firm non è sempre facile.
«Più della difficoltà del lavoro, del rigore richiesto, della preparazione, credo la cosa più dura sia il grado di coinvolgimento che ci si aspetta, con orari di lavoro irragionevoli e i sacrifici che questo comporta».
Per questo e altri motivi Baccomo ha oggi chiuso con questo stile di vita.

«Mi son reso conto di non averlo mai scelto davvero. È difficile isolare degli elementi. Fare l'avvocato mi piaceva, ma quel modo lì di esercitare la professione mi aveva tolto ogni passione», aggiunge Baccomo che usa un'altra metafora: «È come con la chitarra, amo suonarla, ma se devo farlo 14 ore al giorno, con l'onere di imparare dei pezzi di Segovia in poche ore, io la chitarra finisco per detestarla».
Proprio questi sono gli aspetti che saranno valorizzati nella trasposizione cinematografica.
«L'idea è quella di raccontare l'ambiente professionale con un occhio inedito, quello degli avvocati di oggi, e dei lavoratori in genere, che, rispetto anche solo a dieci anni fa, grazie al cellulare, al blackberry e a un nuovo approccio alla professione, sono inseguiti dal lavoro in posti e momenti dove il lavoro non era mai entrato, le vacanze, la pizzeria, il gabinetto», aggiunge l'autore.

Che tornando alla vita vera offre qualche suggerimento a chi inizia oggi la professione.
«Il consiglio è quello di arrivarci con un buon grado di disillusione. Magari questo comporterà la scelta di abiti meno raffinati, ma darà una maggiore capacità di valutare ambiente e colleghi. Questo è un buon punto di partenza per affrontare un percorso professionale che non sarà facilissimo», conclude Baccomo, che se dovesse scegliere oggi opterebbe per uno studio internazionale. «Tra gli italiani mi pare ci sia ancora un'idea medievale della carriera professionale, con i feudatari, i baroni, e tutti i figli di Carlo Magno da piazzare».

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