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Questo articolo è stato pubblicato il 18 marzo 2011 alle ore 14:34.

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Oltre 30 persone sono morte e più di cento sono rimaste ferite a causa di colpi d'arma da fuoco sparati contro una manifestazione di protesta contro il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh a Sanaa (AFP PHOTO/AHMAD GHARABLI)Oltre 30 persone sono morte e più di cento sono rimaste ferite a causa di colpi d'arma da fuoco sparati contro una manifestazione di protesta contro il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh a Sanaa (AFP PHOTO/AHMAD GHARABLI)

Bastone e carota: mentre gli sciiti del Golfo insorgono per l'invio di truppe di Riad nel Bahrein in rivolta, il re saudita Abdullah ha scelto di parlare direttamente al paese minacciando il pugno di ferro contro chi protesta, ma promettendo nuovi aiuti miliardari per la popolazione. In una rara apparizione in tv, l'87enne sovrano ha annunciato un corposo pacchetto di decreti: tra questi, l'anticipo di due mensilità ai dipendenti pubblici e l'innalzamento del salario minimo a tremila riyal al mese (600 euro). Ma anche nuovi sussidi ai disoccupati, prestiti per gli alloggi, costruzione di 500 mila nuove case, creazione di 60 mila nuovi posti di lavoro nella sicurezza, finanziamenti per il welfare, nonchè l'istituzione di un ente contro la corruzione. Il tutto accompagnato, però, da un ulteriore giro di vite contro eventuali disordini, come quelli avvenuti ieri a Qatif, nell'est, con l'avvertimento che chiunque metta a rischio la sicurezza e la stabilità del paese verrà «colpito».

Miliardi di dollari di aiuti
Già il mese scorso il re saudita aveva previsto un pacchetto di aiuti da 37 miliardi di dollari per placare le tensioni sociali. Con le misure annunciate oggi l'importo dovrebbe salire in misura significativa: solo nel settore edilizio sono previsti interventi per 66,7 miliardi. D'altra parte, grazie agli oltre 400 miliardi di dollari di riserve valutarie, l'Arabia Saudita, a differenza di altri paesi vicini, può permettersi di intervenire senza problemi per alleviare la disoccupazione.

Strage in Yemen, proclamato lo stato di emergenza
Mentre i sauditi tentano di placare il popolo a suon di dollari, nello Yemen si spara ed è strage. Il presidente Ali Abdullah Saleh ha annunciato di aver proclamato lo stato di emergenza. Oltre 40 persone sono morte e più di cento sono rimaste ferite a causa di colpi d'arma da fuoco sparati contro una manifestazione di protesta contro il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh a Sanaa.Sulla piazza sono accampati dal 21 febbraio migliaia di manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente Abdullah Saleh, al potere da 31 anni. Ad aprire il fuoco, oltre alle forze dell'ordine, sono dei partigiani del regime. «La maggior parte dei feriti sono stati colpiti alla testa, al collo e al petto» ha detto un medico lasciando capire che chi ha sparato lo ha fatto per uccidere. Anche la polizia, oltre a sparare lacrimogeni, ha usato pallottole vere.

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