Il Sole 24 Ore
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20 marzo 2011

Operazione Odissea all'alba in Libia - Gheddafi: siamo pronti a una guerra lunga - Le forze del rais

di Mario Platero


Operazione Odyssey Dawn, Odissea all'alba: dalla terra e dal mare, bombe su Tripoli, Misurata, Bengasi. Forze americane ed europee hanno lanciato ieri contro il regime di Muammar Gheddafi un pesante attacco aereo e missilistico, la prima fase del più vasto intervento internazionale nel mondo arabo dall'invasione dell'Iraq. Un'operazione autorizzata contro le postazioni antiaeree integrate libiche e contro le forze di terra di Gheddafi che nella notte di sabato avevano proseguito l'avanzata verso Bengasi, in violazione del cessate il fuoco richiesto dalla risoluzione 1973 dell'Onu.

Gli obiettivi dell'attacco sono stati chiariti da fonti della Nato e del Pentagono: la missione imporrà il rispetto della "no-fly zone" decisa dalle Nazioni Unite e impedirà al raìs di usare gli aerei per colpire le forze ribelli nella Cirenaica, la Libia orientale.

I primi colpi, nel pomeriggio, sono stati sparati da aerei francesi su Bengasi, dove in mattinata era stato abbattuto un jet rivelatosi poi uno dei pochi Mig in mano ai ribelli. La città sembra tuttora assediata dalle forze fedeli a Gheddafi. Più di 110 missili cruise Tomahawk, spiegano funzionari del Pentagono, sono stati lanciati da navi e sottomarini britannici, da giorni al largo delle coste libiche. Gli obiettivi sono basi della difesa aerea, depositi di carburante, blindati. Le notizie su quello che sta avvenendo nella capitale e nelle altre città ricadute sotto il controllo del raìs sono molto difficili da verificare: la tv di Stato di Tripoli parla di vittime civili, di un cordone umano composto da migliaia di persone schierate a difesa del bunker dove si nasconde il Colonnello, a Tripoli. Testimoni hanno riferito all'agenzia Ansa che un ospedale è stato colpito a Tajoura, un sobborgo della capitale. Dove sarebbero state udite esplosioni, ma dove la stessa agenzia riferisce che cellulari e internet continuano a funzionare. A tarda sera la Francia ha smentito la notizia dell'abbattimento di un suo jet, notizia data dalla tv libica.

Pochi minuti dopo l'inizio dell'attacco il capo del Parlamento libico Abul Qasim al-Zuai è comparso in tv per denunciare la «barbara aggressione»: «Chi vi dà il diritto di intervenire sul suolo libico?», ha attaccato la coalizione. Solo più tardi, le parole di Gheddafi, in un messaggio soltanto audio. Il raìs ha promesso di armare i civili per difendere la Libia dall'aggressione «coloniale dei crociati»: «Ora è necessario aprire i depositi e armare le masse con ogni tipo di arma per difendere l'indipendenza, l'unità e l'onore della Libia». Ora il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia, la rappresaglia libica colpirà qui obiettivi civili e militari: «Facciamo appello ai popoli e ai cittadini delle nazioni arabe e islamiche, in America Latina, in Asia e in Africa, perché si schierino al fianco dell'eroico popolo libico per far fronte all'aggressione». Nella tarda serata di ieri un responsabile della sicurezza nazionale degli Usa ha fatto sapere che «il sistema di difesa antiaerea di Gheddafi è stato gravemente danneggiato». Poco dopo il governo libico ha chiesto la convocazione di una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e ha dichiarato «nulla» la risoluzione 1973 dopo l'attacco occidentale. E la tv di stato ha riferito che Tripoli non aiuterà più l'Europa a fermare il flusso di immigrati illegali che si imbarcano alla volta dell'Europa.

In viaggio in Brasile, Barack Obama ha autorizzato i primi attacchi di missili Tomahawk. «Ho autorizzato le forze armate americane a intervenire in Libia con un attacco limitato, senza forze di terra, con un'ampia coalizione che include i nostri alleati europei e arabi, impegnata a far rispettare la risoluzione 1973 per la protezione della popolazione libica minacciata dalle forze del suo governo», ha detto Obama.

L'attacco, sotto il commando americano del generale Carter Ham per quanto riguarda i raid missilistici, vede la partecipazione di Italia, Gran Bretagna, Francia e Canada, secondo quanto ha rivelato il Pentagono, e comporta uno schieramento a tutto campo delle «risorse militari americane, le più avanzate» con la partecipazione delle forze navali su cui sono montati i missili e bombardamenti di precisione delle forze aeree. Il commando americano dovrebbe poi essere trasferito nei prossimi giorni alle forze alleate. La gestione tattica delle operazioni militari è affidata all'Ammiraglio Sam Locklear responsabile delle forze navali in Europa a bordo della USS Mount Withney, l'ammiraglia della Sesta Flotta. «Saranno usate tutte le risorse militari disponibili - ha detto il Pentagono – partiremo dalla costa, ci saranno attacchi missilistici ed elettronici ad alta velocità. Gli attacchi saranno sequenziali e deliberati. Poi il commando passerà alla coalizione». Il ministero degli Esteri turco ha comunicato ieri notte che Ankara è pronta a dare il proprio contributo, e si sta preparando.

L'offensiva contro il raìs
Primo obiettivo: le difese aeree

Una coalizione di cinque paesi ha lanciato ieri un attacco militare contro la Libia, prendendo di mira in particolare le difese aeree di Muammar Gheddafi attorno a Misurata e Tripoli per consentire la creazione di una «no-fly zone» e impedire nuovi attacchi contro civili. Della coalizione, ha spiegato il Pentagono, fanno parte Francia, Gran Bretagna, Canada e Italia. Attualmente il comando dei raid missilistici è affidato agli Stati Uniti che successivamente, ha chiarito il Pentagono, lo passeranno alla coalizione degli alleati

Il coinvolgimento degli arabi
Le fasi successive dell'Operazione Odissea all'alba dovrebbero coinvolgere anche alcuni paesi arabi. In azione, nella giornata di ieri, caccia francesi decollati da basi della Francia meridionale e da Solenzara, in Corsica, per colpire e bloccare l'avanzata delle forze di Gheddafi su Bengasi. Da navi e sottomarini americani e britannici sono stati lanciati su obiettivi libici più di 110 missili cruise Tomahawk

Cosa prevede la no-fly zone
La no-fly zone prevede che i caccia alleati sorvolino la Libia impedendo ai jet e agli elicotteri governativi di attaccare i ribelli. Negli anni scorsi durante le no-fly zone su Bosnia e Iraq si è fatto ricorso all'uso delle armi ma solo contro postazioni missilistiche che inquadravano i jet anglo-americani

La risoluzione Onu
Con la risoluzione 1973, approvata giovedì sera, l'Onu «chiede l'immediato cessate il fuoco e la fine di tutte le violenze, attacchi e abusi ai danni di civili» in Libia; «autorizza gli stati membri, a prendere tutte le misure necessarie - attraverso azioni nazionali o attraverso organizzazioni regionali - per proteggere i civili e i centri abitati, inclusa Bengasi, fatta eccezione per l'occupazione straniera di parti di territorio libico»; «stabilisce il bando di tutti i voli nello spazio aereo libico per aiutare a proteggere i civili e autorizza gli stati membri a prendere tutte le misure necessarie al raggiungimento dell'obiettivo»

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20 marzo 2011