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Questo articolo è stato pubblicato il 08 aprile 2011 alle ore 13:46.

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Enzo Rivellini (Ansa)Enzo Rivellini (Ansa)

Aveva chiesto ai suoi, appena ieri, di non rilasciare dichiarazioni per le prossime 72 ore. Ma il primo a rompere il silenzio è stato proprio lui. Perché stamane, dopo giorni di tensioni con i vertici di Fli, Italo Bocchino in testa, l'europarlamentare Enzo Rivellini, (guarda il suo intervento in napoletano a Strasburgo) coordinatore campano della barca futurista, ha scelto di andarsene sbattendo la porta. «Abbiamo deciso di togliere dall'imbarazzo gli stessi Fini e Bocchino, visto che il loro assordante silenzio sulle questioni poste in questi giorni dal nostro territorio».

La frattura tra Rivellini e i vertici di Fli maturata già da tempo
Di mezzo, però, non c'è solo la candidatura di Raimondo Pasquino, rettore dell'università di Salerno e in corsa per la poltrona di sindaco di Napoli per conto del Terzo polo. Un nome che Rivellini non ha mai digerito, avendo accarezzato anche l'idea di essere proprio lui, forte del consenso del partito cittadino, la pedina nuova da spendere nell'agone delle comunali. La frattura tra Rivellini e i vertici romani era infatti nell'aria già da un po'. Accelerata dall'arrivo nelle fila finiane di un gruppo di transfughi del Pdl (una ottantina di nomi in tutto), guidati dall'ex consigliere regionale Pietro Diodato, che ha accentuato il mal di pancia di Rivellini e dei suoi. Diodato, accolto a braccia aperte dal vicepresidente Bocchino con tanto di conferenza stampa a Napoli, è stato da subito oggetto delle critiche dell'europarlamentare. Il motivo? Un passato non proprio cristallino e da ultimo la decadenza, nel dicembre scorso, dal consiglio campano per effetto dell'interdizione dai pubblici uffici scaturita da una condanna legata a vicende elettorali del 2001.

La rivolta della base contro l'arrivo di Diodato nelle fila finiane
Insomma, un personaggio "scomodo" che ha scatenato una vera rivolta nella base finiana con tanto di missiva,vergata da 500 iscritti e inviata proprio a Rivellini. «Caro Enzo, vogliamo manifestare il nostro disagio e forte imbarazzo in ordine alle voci relative ai presunti recenti passaggi nelle nostre fila di persone le quali senza aderire al progetto finiano di Mirabello, Bastia Umbra e Milano mostrano piuttosto una convenienza elettorale nella loro scelta». Una mini-rivolta a cui Rivellini ha cercato di tenere testa chiedendo coerenza a Fini e soprattutto un netto distinguo rispetto alla sinistra e ad eventuali alleanze. Le rassicurazioni, però, non sono giunte. Così qualche giorno fa il malcontento dell'europarlamentare è esploso con l'annuncio del sostegno di Fli al candidato del Pdl per palazzo San Giacomo, l'industriale Gianni Lettieri (una mossa sostenuta, tra l'altro, anche da due pezzi da novanta come Adolfo Urso e Andrea Ronchi). Da Roma, però, è arrivata l'immediata "scomunica" del coordinatore campano da parte di Bocchino. «Le dichiarazioni dell'onorevole Enzo Rivellini rappresentano una posizione personale che non coinvolge Futuro e Libertà. A Napoli Fli sta con il terzo polo e con Pasquino».

Pdl e Fli allo scontro per recuperare consensi
Una presa di posizione che ha acceso ancor di più gli animi spingendo Rivellini a sfidare il vicepresidente. «Propongo a Bocchino la candidatura nella lista di Fli a sostegno di Gianni Lettieri: lui al numero uno, io al numero due. Dopodichè il popolo napoletano sceglierà chi meglio rappresenta il partito a Napoli. Sono pronto a farlo e se prendo un voto in meno di Bocchino mi ritiro dalla politica». Ma la sfida è caduta nel vuoto e Fli ha già nominato il successore di Rivellini: Luigi Muro. La contesa è però solo all'inizio perché l'europarlamentare è corteggiatissimo dal Pdl (anche se lui respinge le avances: «rientrare nel Pdl? Non se ne parla»). Il partito del premier deve infatti recuperare lo strappo di Diodato. Personaggio controverso certo, ma che ha portato via con sé un gruzzoletto di 28mila preferenze (quelle che lo portarono nel 2010 nel consiglio regionale campano), di cui la metà a Napoli. Una spinta fondamentale anche per il successo di Mara Carfagna alle regionali. Dall'altra parte ci sono i 110mila voti raccolti invece da Rivellini alle europee del 2009, di cui 85mila solo in Campania. Voti contro voti, insomma, che potrebbero essere decisivi per le amministrative.

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