Il Sole 24 Ore
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13 aprile 2011

Bassetti, Vitale e la lobby del «51%» la borghesia che sta con Pisapia

di Sara Monaci


Arrivano i Cinquantuno. Al dibattito politico sulle amministrative di Milano si è appena aggiunto un nuovo gruppo di ispirazione civica, che guarda alla borghesia cittadina e che si interroga sull'internazionalizzazione della città, sul dialogo con cittadini e associazioni e sullo sviluppo dell'area metropolitana. A guidare questa sorta di movimento c'è Piero Bassetti, primo presidente democristiano della regione Lombardia, che oggi, alla tenera età di 82 anni, ha deciso di tornare in campo e attivarsi per «cambiare il governo della città». Cioè: metterci la faccia e dichiarare apertamente di votare per Giuliano Pisapia.
L'iniziativa non ha niente a che vedere con i partiti tradizionali o con le liste civiche a sostegno dei candidati sindaco, e nemmeno con dei semplici sostenitori finanziari che raccolgono fondi per la campagna elettorale (e non che non ce ne sia bisogno, visto che Letizia Moratti, ad oggi, sembra stia raggiungendo la ragguardevole cifra di 20 milioni per la campagna elettorale, mentre Pisapia arriverà con fatica a due).

Tutti gli uomini del candidato
Il "gruppo di iniziativa per il 51%" - questo il nome ufficiale - è nato per volontà di 51 personalità note a Milano, tra ex politici, docenti universitari, manager, professionisti. Il numero 51, chiaramente simbolico in un periodo di elezioni, rimane nel nome, anche se, dicono i fondatori, le adesioni stanno aumentano a vista d'occhio.
Ci hanno già messo la firma e la faccia, tra i tanti, Valerio Onida, che segna così il suo ritorno nella campagna elettorale dopo le primarie del centrosinistra; Piero Schlesinger, il più noto docente di diritto privato della Cattolica, che nel tempo ha ricoperto ruoli dirigenziali in istituti bancari; Carlo Fontana, ex sovrintendente del Teatro alla Scala; Mario Artali, vicepresidente della Banca popolare di Milano; Antonio De Lillo, presidente della facoltà di Scienze politiche alla Bicocca di Milano; l'architetto Luca Beltrami Gadola; l'ex commissario della Consob Salvatore Bragantini; Fabrizio Onida, docente di Economia alla Bocconi di Milano e presidente del Comitato scientifico dell'Istituto nazionale per il commercio estero (Ice); l'economista Marco Vitale; Filippo Ranci, presidente dell'Autorità per l'Energia e il gas; Umberto Voltolina, presidente della Fondazione Pertini; il sociologo urbano Guido Martinotti; Stefano Rolando, professore di comunicazione politica allo Iulm ed ex direttore generale della presidenza del Consiglio dei ministri; l'architetto Jacopo Gardella. Partendo da qui, spiega Rolando, che fa un po' da portavoce del gruppo, «il movimento si ingrandirà».

I tre punti
Tutti in fila per Pisapia. O, più precisamente, per promuovere alcune idee che, dicono i Cinquantuno, si sono perse durante il mandato Moratti.
Prima di tutto l'internazionalizzazione, cioè pensare a Milano come ad una "capitale globale", in grado di attrarre grazie ad una visione cosmopolita che va costruita migliorando le infrastrutture, l'ospitalità delle università, gli investimenti nei poli della moda e del design.
Secondo punto, l'ascolto dei cittadini, soprattutto nelle periferie e nelle "aree del bisogno", costruendo un dialogo con le tante associazioni esistenti, con il mondo del volontariato, con i movimenti ambientalisti e con le realtà religiose.
Terza questione, il piano di sviluppo della città: la nascita in forma sperimentale della città metropolitana; un ragionamento più ampio sugli 800mila city users della città, che ogni giorno si riversano qui per motivi di lavoro per poi ripartire la sera; il tentativo di far dialogare culture diverse, di sostenere l'integrazione degli immigrati che da sempre si riversano a Milano, di studiare nuove forme di politica sociale, ben diverse, dicono i Cinquantuno, dalla sola propaganda intorno al concetto di sicurezza; la valorizzazione del verde e il rispetto dell'ambiente.

Prove di alleanze allargate
L'idea del gruppo dei Cinquantuno viene fatta risalire al 26 febbraio, quando, durante la serata di Pisapia e Nichi Vendola al teatro dal Verme di Milano, Stefano Boeri parlò di imprese, Valerio Onida di legalità e Piero Bassetti di alleanze. Il movimento si ispira a quest'ultimo concetto, e lo promuove con le prime prove tecniche di dialogo allargato col Terzo polo.
La riflessione parte già dal nome, il 51%: se al ballottaggio il centrosinistra vuole incassare la maggioranza dei consensi dovrà pure allearsi con il centro, decisivo, evidentemente, in questa tornata elettorale. Tra i primi interlocutori del gruppo dei Cinquantuno c'è, non a caso, Carlo Scognamiglio, ex presidente del Senato, oggi vicino all'Udc, Fli e Api. Lo stesso Marco Vitale, che oggi ha aderito al movimento pro Pisapia, era inizialmente un sostenitore del Terzo polo nella speranza di vedere candidato Bruno Tabacci (a cui è stato preferito però Manfredi Palmeri).
Il tentativo di dialogo col centro deve proseguire, dicono i Cinquantuno. Soprattutto ora che anche da Roma arrivano dei segnali chiari. Basti pensare al leader dell'Udc Pierferdinando Casini, che due giorni fa ha dichiarato che probabilmente, al ballottaggio, Udc, Fli e Api non daranno indicazioni di voto ai propri elettori, lasciandoli liberi di scegliere tra il centrosinistra e il centrodestra.
L'idea di Bassetti è di ampliare il blocco politico a favore del cambiamento del governo della città, costruendo l'intesa tra più forze e partiti. E poi di riportare il dibattito sui temi della città, proprio ora che il centrodestra, con Berlusconi come capolista del Pdl cittadino, "sposterà" dentro la campagna elettorale di Milano i problemi del paese.


13 aprile 2011