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Questo articolo è stato pubblicato il 13 aprile 2011 alle ore 18:54.

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Quasi operativa la prima portaerei cinese, VaryagQuasi operativa la prima portaerei cinese, Varyag

Sarà la nuova ammiraglia della flotta di pechino, ma in realtà si tratta di una vecchia portaerei sovietica. Si chiama Varyag ed è stata acquistata nel 1998 in Ucraina, dove giaceva in stato di abbandono, dalla società Chinluck di Hong Kong. Sulla carta sarebbe dovuta diventare un casinò galleggiante da ormeggiare a Macao.

Una copertura che non convinse gli osservatori internazionali sia perché i fondali del porto dell'ex colonia portoghese sono troppo basi per una nave da 60.000 tonnellate di stazza, sia perché la Chinluck non risulta avere mai chiesto licenze per casinò, ma anche perché la nave è costata tra acquisto e spese di trasporto 30 milioni di dollari, un po' troppo per un relitto da rottamare.

La Cina aveva già acquistato precedentemente la vecchia portaerei australiana Melbourne, ufficialmente per rottamarla e recuperane le componenti ferrose e nel gennaio scorso il miliardario cinese, Lam Kin-bon, offrì 5 milioni di sterline per acquistare la vecchia mini-portaerei britannica Invincible radiata dal servizio attivo. L'unità navale è più piccola della Varyag, ha un dislocamento di 22 mila tonnellate, ed è in grado di imbarcare velivoli a decollo corto/atterraggio verticale come gli Harrier britannici o gli Yak 36/38 russi. Kin-boon ha dichiarato di voler trasformare la nave in un in complesso turistico ormeggiato al molo nella provincia del Guangdong ma è lecito dubitare che i cinesi vogliano studiare su una nave a suo tempo rivoluzionaria le soluzioni adottate per l'impiego di aerei di quel tipo.

La Varyag è rimasta per anni ormeggiata nella base navale di Dailan dove tecnici e militari hanno studiato la nave in tutti i dettagli per poi militarizzarla ufficialmente nel 2009 con la colorazione grigia e le insegne della marina cinese. Pare ormai certo che la portaerei, ammodernata e messa in condizioni di efficienza a un costo stimato mezzo miliardo di dollari, sarà ribattezzata Shi Lang dal nome di un ammiraglio cinese al servizio della dinastia imperiale dei Qing (1644-1911).

La nave ammiraglia della flotta cinese sarà equipaggiata con radar e con missili terra-aria di produzione cinese e imbarcherà la versione "navalizzata" dei cacciabombardieri Sukhoi 27 acquistati da Mosca. Lan Ning-li, un ex-ammiraglio della marina taiwanese ha dichiarato che l'entrata in servizio della portaerei permetterà alla Cina di «espandere le proprie attività nel Pacifico meridionale» e che renderà Taiwan «vulnerabile ad attacchi nemici».

Il potenziamento della flotta di Pechino sta provocando una corsa al riarmo navale che coinvolge tutti i Paesi del Pacifico e l' ammiraglio Robert Willard, alla testa della Flotta statunitense del Pacifico, ha sostenuto in un'audizione al Congressio che l' entrata in scena della Shi Lang produrrà nella regione «un significativo cambiamento di percezione» della forza della Cina.

Willard ha aggiunto che l'impatto sulla realtà strategica del Pacifico meridionale sarà «largamente simbolico» riferendosi alle valutazioni di molti analisti che ritengono la Shi Lang soprattutto una nave-esperienze per addestrare equipaggio, personale di volo e piloti in vista delle nuove portaerei "made in China" tre delle quali sono già state approvate nei programmi di acquisizione e che entreranno in servizio a partire dal 2020.

Nonostante i massicci programmi di riarmo, che includono anche missili balistici antiportaerei Dong Feng 21D ancora per molti anni Pechino non sarà in grado di contrastare sul mare la supremazia statunitense (almeno in termini offensivi) incentrata su 11 portaerei da 100 mila tonnellate, cinque delle quali schierate nel Pacifico.

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