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Questo articolo è stato pubblicato il 16 aprile 2011 alle ore 17:59.

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Più che una notizia pare una barzelletta. Dopo meno di un mese di guerra aerea a bassa intensità contro gli obiettivi militari libici le forze aeree della Nato sono ormai senza munizioni di precisione. Un problema in più che si aggiunge alla cronica carenza di jet per l'attacco al suolo considerato il fallimento del vertice alleato di Berlino nel quale il segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, sperava di convincere almeno una parte di 22 Paesi alleati ad affiancare i soli sei che si impegnano nei raid.

Fonti dell'Alleanza atlantica e statunitensi hanno rivelato al Washington Post che le forze aeree di Gran Bretagna, Francia, Canada, Belgio, Danimarca e Norvegia hanno difficoltà a sostenere una campagna di attacchi al suolo, anche se di intensità limitata, per un periodo prolungato. A scarseggiare sono soprattutto le dotazioni anglo-francesi. Dopo il ritiro dei velivoli statunitensi dalle operazioni di combattimento i due Paesi europei sostengono lo sforzo maggiore e la gran parte delle oltre 800 missioni di attacco effettuate dalla fine di marzo. Le aeronautiche di Londra e Parigi registrano anche il più alto consumo di armi e munizioni quali i missili aria-terra Brimstone britannici e gli Aasm francesi e in generale le bombe a guida laser e Gps mentre è probabile che siano ormai esaurite anche le scorte di missili da crociera Scalp/Storm Shadow acquisiti da Armée de l'Air e Royal Air Force.

Impossibile ipotizzare l'impiego di armi non guidate (bombe a caduta libera e razzi non guidati) sia per non esporre i velivoli a basse quote dove il tiro contraereo potrebbe avere successo, sia per non colpire obiettivi civili. Riempire gli arsenali con nuove armi richiede tempo e anche molto denaro poiché ogni ordigni lanciato dai jet costa tra i 50 mila e i 300 mila euro. Una situazione imbarazzante che sta già provocando reazioni a Londra e Parigi dove molti contestano i tagli ai bilanci della Difesa degli ultimi anni ma anche oltre-Atlantico dove alcuni osservatori sottolineano l'inadeguatezza militare dell'Europa che schiera in Libia aerei che volano ma non combattono e cacciabombardieri ormai privi di munizioni.

«Quella libica non è certo una grande guerra e se gli europei hanno terminato le loro munizioni in una così piccola operazione c'è da chiedersi quale guerra avessero pianificato di combattere o se siano pronti a impiegare le forze aeree solo negli air show», ha commentato ironicamente John Pike, direttore del think-tank Global Security.

Le soluzioni praticabili per evitare che Gheddafi possa umiliare clamorosamente la Nato sono poche. Difficile immaginare che Italia, Spagna, Svezia e altri Paesi decidano improvvisamente di mettere in campo jet e arsenali per i raids al suolo che da un lato colpiscono bersagli poco paganti (autocarri, pick-up, vecchi corazzati dell'era sovietica) e dall'altro comportano il serio rischio di uccidere civili. L'ipotesi di prelevare bombe e missili dagli arsenali statunitensi per equipaggiare i jet europei è realizzabile in tempi brevi anche se non tutti i velivoli europei sono predisposti per impiegare quegli ordigni. Alla Nato, molti ritengono che presto sarà inevitabile chiedere a Washington di tornare attivamente in battaglia riprendendo i raid ma per ora l'unico a uscirne vincente è il raìs di Tripoli riuscito in meno di un mese nell'impresa di coprire di ridicolo la Nato.

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