Il Sole 24 Ore
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Pdl indebolito, Pd «convalescente», terzo polo al 14,7%

Roberto D'Alimonte


Un centrodestra indebolito ma non sconfitto. Un centrosinistra solo apparentemente tonico ma ancora amorfo. Un terzo polo che non sfonda ma ha i numeri per essere l'ago della bilancia al Senato. Questo è il quadro sintetico degli orientamenti politici rilevati dal sondaggio Cise-Sole 24 Ore.
Il Pdl e il centrodestra
Il Pdl non è in buone condizioni. Il suo indebolimento è evidente. La stima del 28,6% di questo sondaggio è lontana dal 37,4% dei voti ottenuti nelle politiche del 2008. Eppure, nonostante tutto quello che è successo da allora (crisi economica, scandali, scissione di Fli), è ancora il primo partito del paese. L'indebolimento c'è ma non è una frana. Oltre tutto occorre tener conto che dal punto di vista del ciclo elettorale questo è il momento peggiore per un partito al governo che si vede penalizzato dal non voto dei delusi senza poter contare sulla mobilitazione legata alla campagna elettorale. In questa fase tutti i sondaggi ci danno dei dati "freddi", destinati a cambiare nel momento in cui si surriscalda la campagna elettorale. In assenza di alternative credibili la capacità persuasiva del Cavaliere può fare miracoli nel rimobilitare gli indecisi-moderati.
Anche il centrodestra nel suo complesso non sta bene. La Lega Nord è stabilmente sopra il 10% ma la sua forza non compensa la debolezza del Pdl. Per questo la coalizione soffre. Tra elettorato leghista e elettorato del Pdl esiste un interscambio di voti ma è solo parziale perché la Lega non è presente dovunque. Una quota di elettori del Pdl stanno "tra color che son sospesi". Delusi dal Cavaliere ma ancora in cerca di "asilo politico". Sono i potenziali astenuti. Alcuni sono al Nord ma molti altri sono al Sud dove non c'è la Lega a intercettare la loro delusione. Per questo non dovremo attendere a lungo per vedere altre leghe proliferare in questa zona per dare una mano alla raccolta di voti utili.
Il Pd e il centrosinistra
Il Pd è in convalescenza. Sia il Pd che il Pdl hanno toccato il loro massimo nel 2008. Poi sono scesi entrambi. Il primo ha registrato il livello più basso di consensi nelle europee del 2009 con il 26,1%. Poi ha cominciato una lenta risalita che viene confermata da questo sondaggio che lo dà al 27,8 %. È un dato di fatto che al declino del maggior partito di governo non corrisponde una crescita significativa del maggior partito di opposizione.
ll Pd ha molti problemi. Uno è quello di avere due concorrenti agguerriti all'interno del suo bacino elettorale: la Sel e l'Idv. Anche questo sondaggio conferma il buon stato di salute di questi due partiti. In particolare va sottolineata la performance della Sel. Vendola in poco tempo è riuscito a dar corpo ad un partito che oggi è al quarto posto tra i partiti italiani in termini di consensi elettorali. Mai nella storia del paese il maggior partito della sinistra (Pci, Pds, Ds, Pd) ha dovuto fare i conti con una formazione così forte alla sua sinistra.
Il risultato della Sel e dell'Idv, sommato a quello di altre formazioni minori, spiega il sorpasso di questo schieramento su quello di Berlusconi emerso già in altre rilevazioni. Il centrosinistra sembra aver conquistato stabilmente "quota 40". Questa è la condizione necessaria per vincere alla Camera. Ma non è sufficiente perché il dato è solo virtuale e può nascondere una grande illusione. Il centrodestra è una cosa chiara, il centrosinistra è una cosa vaga. Del centrodestra sappiamo tutto: leader, coalizione e programma. Del centrosinistra non sappiamo niente. Non c'è una coalizione, non c'è un leader, non c'è un programma. In più gli elettorati dei partiti del centrosinistra si sommano male. Ci vorrebbe un forte collante ideologico o personale per tenerli insieme. Non c'è né l'uno né l'altro a parte l'anti-berlusconismo. Quanti tra coloro che dichiarano oggi l'intenzione di votare una coalizione di centrosinistra lo faranno veramente una volta che leader e programma saranno stati definiti? Nel 2006 i sondaggi stimavano un vantaggio di 7 punti a favore del centrosinistra ed è finita che Prodi ha vinto per 24.000 voti.
Nonostante il sorpasso il Pd è senza una strategia vincente. Una alleanza di tutti contro Berlusconi non la vogliono i partiti di centro. Una alleanza Pd-partiti di centro senza la sinistra non la vogliono gli elettori del Pd. I dati di questo sondaggio dicono inequivocabilmente che una alleanza simile sarebbe un suicidio per il Pd. Perderebbe tra il 30 e il 40% del suo elettorato a favore della Sel e dell'Idv.
Il Centro e il Senato
Il terzo polo sembra essersi stabilizzato sopra il 10 % dei consensi. Questo è il risultato di vari fattori. La crescita dell'Udc. La presenza di Fli. L'esistenza di una area moderata di centro alla ricerca di una alternativa ai due poli maggiori. Il partito di Casini ha recuperato i livelli di consenso che aveva prima del divorzio da Berlusconi nel 2008. A dargli man forte è arrivato Fli di Fini. Il suo 4,6 % non è molto, ma sommato ai voti dell'Udc (e a quelli di Rutelli) consente al terzo polo di superare l'8% che è la soglia di sbarramento per avere seggi al Senato. Ma c'è di più. Nel voto alle coalizioni la percentuale del terzo polo sale al 14,7%. Questa è la novità che anche un bipolarista convinto come chi scrive deve registrare. Al momento con i dati a disposizione l'unica spiegazione plausibile è che una parte significativa dei delusi del centrodestra sta prendendo in considerazione il polo di centro come alternativa possibile. Sono gli esuli in cerca di asilo politico.
Questo fenomeno apre uno scenario nuovo. Come abbiamo sempre sostenuto sulle pagine di questo giornale, con un terzo polo competitivo centrodestra o centrosinistra potranno vincere alla Camera ma non al Senato. Quindi il polo di centro diventerà determinante per la formazione di qualunque governo. I partiti di centro potranno presentarsi agli elettori come quelli che possono costringere Berlusconi a fare un passo indietro senza il rischio di favorire una vittoria dei "comunisti-giustizialisti". Questo è il loro obbiettivo di breve termine. In questo scenario non c'è posto per una alleanza con il Pd. Il solo rischio che corrono è quello di una riforma della legge elettorale del Senato che li privi del loro ruolo pivotale. Berlusconi ci sta pensando. E questo cambierebbe tutto il quadro.
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