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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2011 alle ore 09:02.

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Wojtyla beato, i dieci gesti-simbolo del pontificatoWojtyla beato, i dieci gesti-simbolo del pontificato

di Massimo Donaddio
«Voleva attirare l'attenzione sul messaggio, ma il mondo sembrava ossessionato dal messaggero», ha detto in una recente intervista l'ex portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls, cui non manca certo l'esperienza e la competenza per giudicare i processi comunicativi. Eppure per Giovanni Paolo II «comunicare era far apparire la verità, non costruire un'apparenza». La grandezza di papa Karol Wojtyla oscilla tra questi due poli opposti eppure sempre più complementari: il medium e il messaggio.

Il messaggio è quello evangelico di Gesù Cristo e della Chiesa; il medium, il mezzo, o il messaggero, è stato lui, il pontefice polacco, forse il principale protagonista del "ritorno di Dio", ossia del ritorno della religione nella sfera pubblica dalla quale, almeno nell'Europa occidentale, era stata da tempo sfrattata.

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Carismatico autore di questo miracolo di interesse mediatico universale, papa Giovanni Paolo II viene ora elevato agli onori degli altari in tempi record dalla Chiesa che ha governato per ventisette anni (il terzo pontificato più lungo della storia se si considera anche San Pietro), appena sei anni dopo la morte, grazie a una speciale dispensa di Benedetto XVI, che ha autorizzato il via alla causa di beatificazione senza attendere i cinque anni canonici dalla scomparsa. Un pontefice che la Chiesa e buona parte del mondo reputano grande ("Magno", secondo l'antica attestazione d'onore ecclesiastica riservata a pochissimi pontefici dell'era antica), ma che è considerato anche, per i fedeli, un modello di fede, di speranza, di carità; di virtù e di santità, dunque.

Un uomo la cui impronta è stata significativa e profonda sullo scorcio finale del Ventesimo secolo, un papa dei record: ha compiuto 104 viaggi all'estero, 146 visite pastorali in Italia, ha visitato 317 parrocchie romane su 333. Ha incontrato milioni di persone, ha proclamato 1338 beati e 482 nuovi santi, ha creato 231 cardinali, ha presieduto 15 sinodi dei vescovi, ha promulgato il nuovo Catechismo, ha riformato i codici di diritto canonico e la Curia romana, ha scritto 14 encicliche, 15 esortazioni apostoliche, 11 costituzioni apostoliche, 45 lettere apostoliche e cinque libri durante il pontificato. Numeri da brivido, che testimoniano un febbrile ed istancabile impegno per la causa della Chiesa.

Ma più di ogni cosa, Giovanni Paolo II è stato l'uomo, il papa dei simboli, o meglio dei gesti simbolici che hanno contribuito a trasformare la figura del pontefice romano agli occhi del mondo e a dare un volto nuovo alla Chiesa cattolica all'alba del terzo millennio cristiano. Ne vogliamo elencare dieci, dieci immagini simbolo per provare a comporre un ideale mosaico del pontificato di papa Wojtyla, ben sapendo che ciascuno trattiene in sè una propria immagine e un proprio ricordo personale di questo pontefice.

16 ottobre 1978 - L'elezione

13 maggio 1981 - L'attentato

13 aprile 1986 - La visita alla sinagoga

27 ottobre 1986 - L'incontro di Assisi

1 dicembre 1989 - Gorbačëv in Vaticano

9 maggio 1993 - La condanna alla mafia

25 dicembre 1999 - Il Grande Giubileo

15-20 agosto 2000 - La Gmg

14-15 agosto 2004 - L'ultimo viaggio

2 aprile 2005 - La morte e i funerali

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