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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2011 alle ore 08:56.

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Giovanni Paolo II, primo papa nella storia dai tempi dell'apostolo Pietro, visita una sinagoga ebraica. Lo fa a Roma, accolto con gioia e a braccia aperte dal rabbino capo Elio Toaff. Per molti ebrei Wojtyla è il pontefice che più ha fatto per avviare un proficuo dialogo ebraico-cristiano. Nella sua giovinezza polacca ha avuto molti amici ebrei e la sua memoria è stata segnata per sempre, oltre che dal comunismo, dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale e dalla deportazione degli israeliti nei campi di concentramento nazisti, specie ad Auschwitz (che sorgeva in territorio polacco). Il coronamento di questa amicizia ebraico-cristiana sarà il pellegrinaggio in Terra Santa nel marzo del 2000, anno giubilare, con l'intensa preghiera al muro del pianto di Gerusalemme e la spettacolare immagine del pontefice curvo che inserisce tra le fessure del muro - dove gli ebrei collocano le loro preghiere a Dio - la richiesta di perdono per le colpe dei cristiani nei confronti degli ebrei durante il bimillenario cammino della Chiesa.

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